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Ago 15 1195

 

S. Antonio di Padova
Patrono delle Religiose Francescane di S. Antonio



Antonio: è il Santo più noto e amato del mondo. Forse secondo solo a San Giuseppe.

I devoti sentono Antonio come un potente intercessore presso Dio.
È “santo dei miracoli”! Per questo la gente lo cerca? Per questo la gente lo ama?

Forse. Ma la gente, e noi, lo sentiamo compagno di viaggio.

Non è solo colui che distribuisce grazie e favori: è il fratello maggiore, l’amico confidente, sempre presente, sia per i piccoli che per i grandi.

Tre simboli iconografici.

  1. Il giglio: la purezza e la trasparenza di vita.
  2. Il Bambino: l’amore tenero al Figlio di Dio.
  3. La Parola: la consegna di sé al Dio amato sopra ogni cosa.
Queste tre simboli  ci consegna Antonio, e ci dice che i  Santi non vogliono onori. I Santi vogliono essere imitati.


Chi è Antonio per la Chiesa e per il mondo?

 
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         E’ uomo povero.

         E’ uomo missionario.

         E’ uomo contemplativo.

         E’ uomo ecclesiale.

         E’ uomo povero.

Antonio passa dalla ricchezza del monastero di Coimbra,  alla povertà della famiglia francescana. Come Francesco, Antonio trova motivo di amare la povertà nel fatto che Gesù per primo è stato povero.

Ama la povertà e ama i poveri  che difende dai potenti e prepotenti.

“Nel nostro tempo mai abbiamo udito un consolatore così dolce dei poveri e un così aspro accusatore dei potenti”.  (Fra Giovanni  de la Rochelle)

Il pane di S. Antonio, il pane dei poveri!

È una carità distribuita ai poveri sotto forma di pane. È una devozione, e insieme un’opera benefica, istituita da Don Antonio Locatelli nel 1887, e poi diffusasi ovunque sono i francescani. È nota anche come PONDUS PUERI (peso del bambino).

Si fa risalire l’origine di questa devozione al prodigio della risurrezione di un bambino annegato in una vasca. Infatti la madre del piccolo si era rivolta a S. Antonio perché lo salvasse, promettendogli tanto grano quanto era il peso del bambino. Ella distribuì poi quel grano ai poveri e diede così avvio a quella devozione.

“E ti abbiano seguito … E ti abbiano seguito. Per te. O Cristo, abbiamo lasciato tutto, siamo divenuti poveri. Ma poiché tu eri ricco, ti abbiamo seguito, affinché tu ci faccia ricchi. Più commiserevoli di tutti  sono quei religiosi che lasciano, si, tutto, ma non seguono Cristo. Molti lasciano  le loro cose, ma non seguono Cristo, perché tengono stretti se stessi.

Ti abbiamo seguito. Come una creatura segue il suo creatore, come i figli seguono il padre, come i pulcini la madre, come gli affamati ricercano il pane, come coloro che hanno sete la fontana d’acqua, come i malati il medico, gli stanchi il letto, gli esuli il paradiso. (S. Antonio)


Chi è  Antonio di Padova  per le Povere Figlie di S. Antonio?


2-S-Antonio-di-Padova“Desiderosa di vedere il Signore lodato ed amato mi domandai sempre che cosa potevo fare io povera creatura per ottenere quanto bramavo, finchè nel 1901, aiutata ed incoraggiata dal mio Direttore di spirito il P. Luca da Boscoreale mi decisi a fondare un nuovo Istituto, che posi sotto la tutela del grande Taumaturgo S. Antonio di Padova, per cui lo denominai: “Istituto delle Povere Figlie di S. Antonio” [1].

Madre Miradio non solo accoglie e fa sua una spiritualità specifica, quella francescana, ma guarda anche ad un modello particolare: Antonio di Padova, “quel Santo che se ebbe amore per l’umanità,  ebbe uno speciale trasporto per le Vergini” [2].

L’Istituto ha, quindi,  come titolare e patrono Sant’Antonio di Padova, scelto come modello della vita consacrata ed apostolica,  perché discepolo e perfetto imitatore di san Francesco. 

Educata alla scuola francescana, Madre Miradio affida ad Antonio di Padova il suo Istituto, non solo perché è il “grande taumaturgo” amato dal popolo,  ma perché nella vita di questo Santo trova  quegli elementi distintivi che stanno segnando la sua stessa vita.

Antonio, come lei:

  • è l’uomo di fede che segue il disegno della Provvidenza:  più volte la sua vita subisce modifiche di programmi, ma lui  accoglie e fa fronte alla novità di vita che, come per Madre Miradio, Dio gli dischiude “sulle vie misteriose della Sua Provvidenza” [3].
  • È l’uomo dell’equilibrio: dà importanza allo studio, ma non si allontana dal contatto con il popolo; dialoga con i potenti, ma non ha paura di denunciare i loro soprusi.
  • È il difensore, la voce dei poveri: ha chiari i doveri del suo stato religioso, ma non dimentica i poveri e gli oppressi: combatte l’usura, lotta per modificare leggi ingiuste e perché tutti abbiano l’essenziale (il pane!) per vivere.

Di Antonio Madre Miradio  vuole imitare:

  • l’impegno religioso: la missionarietà, l’evangelizzazione, annunciando, in ogni dove e in ogni tempo, il Vangelo della Carità. Alla scuola di Antonio, l’Istituto assume una fondamentale dimensione missionaria, che ne deve innervare la struttura organizzativa e sostenere e guidare le scelte apostoliche,
  • la vita contemplativa,
  • il servizio umile,
  • l’impegno sociale a favore dei poveri e degli oppressi,
  • l’impegno educativo,
  • l’amore alla Scrittura e allo studio.

Quanto  questi elementi della vita e del pensiero di Antonio, che Madre Miradio ha fatto suoi,  influiscono con incisività  oggi nel nostro essere e fare?

Oggi più di ieri, sul suo esempio, siamo chiamate a vivere e a testimoniare lo stile di povertà evangelica, la ricerca delle vie di contemplazione e di servizio ai fratelli, la valorizzazione della cultura, il saper camminare con la Storia e nella Storia ed essere dentro di essa donne di fede.



O Signore, che hai chiamato Sant’Antonio ad abbracciare la povertà evangelica
e gli hai dato una cuore aperto alle necessità degli ultimi,
concedi a noi, Religiose Francescane di S. Antonio,
di tenere il cuore distaccato dai beni della terra
e di far partecipi i più bisognosi del frutto della nostra carità.
Per Cristo nostro Signore. Amen!



3-visione sant antonio di padova 1628Preghiera di S. Antonio a Gesù Cristo

Gesù, Signore misericordioso:
vieni e rimani con noi.
Perdona i nostri peccati.
Donaci la Pace.
Allontana dai nostri cuori
ogni dubbio e timore.
Rinvigorisci in noi la fede
nella tua passione
e nella tua risurrezione
così che per la tua grazia
meritiamo la vita eterna.  Amen.
Spirito Santo, fuoco d’amore,
posati sopra ciascuno di noi.
Riempici della sincera contrizione,
accendi sopra di noi la fiamma  della testimonianza,
perché, resi così luminosi,
possiamo meritare di vedere  dello splendore
dei suoi santi il Dio altissimo.
Con il tuo aiuto, Tu che vivi e
regni nei secoli dei secoli.  Amen!
                                                          (S. Antonio)


foto 1940Foto antica con il Pane Benedetto di S. Antonio.
Acerra (NA), 1940.














Dalla Lettera Circolare di Madre Tanina Nicolaio, giugno 2014:


“Cosa dire del nostro amato Patrono Antonio di Padova che già non sia stato detto?

Cosa aggiungere ai tanti encomi che da più parti del mondo si elevano a Lui?

È certo che “Antonio, quel Santo  che ebbe amore per l’umanità e uno speciale trasporto per le Vergini” (Madre Miradio, Cardito 1906) con le sue doti di intelligenza, di equilibrio, di zelo apostolico e di fervore mistico  ha mostrato il volto misericordioso di Dio e ha contribuito in modo significativo allo sviluppo della spiritualità francescana.

Tre dimensioni  desidero sottolineare  brevemente per ringraziare il Signore del dono della vita e della santità di Sant’Antonio di Padova.

L’apostolo.

L’intensa azione apostolica di Sant’Antonio non si spiegherebbe senza il mistico sostegno dell’unione con Dio. Per lui la sorgente dell’apostolato è un intensissimo amor di Dio. La sua vita si svolge tra azione e contemplazione, fra solitudine e apostolato. Il Santo di Padova svolge il lavoro faticoso della predicazione evangelica in ambiente difficile. I contrasti politico-religiosi  del suo tempo fornivano alimento alla miscredenza e all’errore; le eresie pullulavano e turbavano la cristianità. La corruzione morale in ogni ceto sociale, non escluso quello ecclesiastico, gli errori dottrinali e l’ignoranza delle masse in materia di fede erano tali che il clero spesso risultava insufficiente e inadatto alla cura delle anime. In mezzo alle tenebre dell’eresia Antonio è il messaggero di Dio, il docile strumento dello Spirito Santo nella Chiesa. Per mezzo di lui Dio parla al suo popolo, rivelandogli la sua volontà. La predicazione di questo umile frate minore era vita vissuta. Alla disonestà, all’impurità, alla falsità e irreligiosità, egli contrapponeva il suo comportamento coerente con il Vangelo. I santi non hanno una natura diversa dalla nostra, ma un modo personalissimo d’orientare verso Dio la loro vita. Per questo essi sono ammirevoli. Antonio di Padova impostò tutta la sua vita con assoluta fedeltà al Vangelo e divenne il Santo per eccellenza.

L’amico dei poveri.

“La carità è l’anima della fede, la rende viva; senza l’amore, la fede muore” (Sermones Dominicales et Festivi II).

Antonio non si limita a combattere le eresie e a migliorare la condotta morale dei laici e del clero. Rientra nel quadro del suo apostolato l’essere amico dei poveri e dei sofferenti.

4-st anthony of padua with christAgli inizi del 1200, nel contesto della rinascita delle città e dello sviluppo del commercio, cresceva  anche il numero di persone insensibili e indifferenti alle necessità dei poveri. Antonio più volte invita i fedeli a pensare alla vera ricchezza, quella del cuore, che rendendo buoni e misericordiosi, fa accumulare tesori per il Cielo. “O ricchi - così egli esorta - fatevi amici i poveri, accoglieteli nelle vostre case: saranno poi essi, i poveri, ad accogliervi negli eterni tabernacoli, dove c’è la bellezza della pace, la fiducia della sicurezza, e l’opulenta quiete dell’eterna sazietà”.

Questo insegnamento è molto importante anche oggi, quando la crisi finanziaria e i gravi squilibri economici impoveriscono non poche persone, e creano condizioni di profonda miseria. “L’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento, non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona” (Benedetto XVI, Caritas in Veritate  45).

L’intercessore: amico di Dio.

"Il mondo è pieno dei miracoli  che si ottengono per intercessione di Sant’ Antonio"  (Pio XI)

Pochi santi sono riusciti a meritarsi il titolo di taumaturgo così come Antonio Di Padova. La santità è riconosciuta dalla sua efficacia: la guarigione può venire solo da Dio e serve per dimostrare che colui per la cui intercessione essa è stata ottenuta è amico di Dio. Antonio ammonisce nei suoi Scritti di non rovesciare i valori dell’essere e della vita, riducendo la preghiera a una semplice richiesta di cose terrene. Nella scala antoniana dei valori spirituali  la prima richiesta che deve stare a fondamento  di ogni preghiera è la seguente: chiedere Dio a Dio.

Papa Pio XII, nel 1946, nel proclamare Antonio Dottore della Chiesa, gli attribuì il titolo di “Dottore Evangelico”, perché dai suoi Scritti emerge la freschezza e la bellezza del Vangelo. Nelle situazioni quotidiane, non sempre facili,  e nella scoperta costante della nostra vocazione,  soprattutto noi, “Povere Figlie di S. Antonio”,  vogliamo imparare da lui ad essere un riflesso dell’amore di Dio per testimoniare agli uomini e alle donne di oggi la carità e la verità del Vangelo”.



[1] Madre Miradio, Palma Campania, 9 luglio 1925.
[2] Madre Miradio, Cardito, 1906.
[3] Cfr. Madre Miradio, Palma Campania, 22 aprile 1919.


Mar 27 2014


SPIRITUALITà DI MADRE MIRADIO, DONNA DEL SUO TEMPO CON UNA SUA ORIGINALITà

SPIRITUALITA’ FRANCESCANO-MIRADIANA

 

La spiritualità di Madre Miradio, che possiamo definire francescano-miradiana, è la spiritualità dell’incarnazione e della kenosis, propria della “serva dei poveri”, umile, semplice, caritatevole, abbandonata alla Provvidenza".

(cfr. Madre Miradio, Cost. 1926, 4)

 

L'istituto delle Religiose Francescane di S. Antonio, originariamente denominato delle Povere Figlie di S. Antonio, suscitato dallo Spirito Santo nella Chiesa per onorare e servire Gesù Cristo e i fratelli, è di diritto pontificio ed è aggregato, fin dalle origini, all’Ordine dei Frati Minori.
In forza di questa aggregazione, le Suore per concessione apostolica godono di tutti i favori spirituali concessi dai Sommi Pontefici ai tre Ordini Francescani, nonché a tutti i rami ed istituti che si ispirano a san Francesco, così come desiderava Madre Miradio: “… Un maggiore conforto spirituale, una fonte, a cui possa attingere la sua forza morale, e di corroborarsi più validamente in quei divini aiuti, di cui solamente il Cielo è capace largire”.
Inoltre hanno parte, così in vita come dopo morte, ai frutti spirituali derivanti dalle buone opere di tutti i componenti dei detti ordini ed istituti francescani, il cui tesoro spirituale esse vogliono arricchire con la loro consacrazione e preghiera, le loro opere di bene e di penitenza. 
Figlie dello stesso Padre, le Religiose Francescane di S. Antonio procureranno di vivere in fraterna comunione di spirito con l'Ordine dei Frati Minori e con tutti gli istituti francescani, promuovendo volentieri, con reciproca cooperazione, iniziative comuni di vita e attività francescane.
La spiritualità delle Religiose Francescane di S. Antonio, per volontà e ispirazione di Madre Miradio, è, dunque, francescana: “Lo spirito, al quale si vuole informare la Congregazione, è quello di San Francesco di Assisi, specialmente per ciò che riguarda la pratica dell’umiltà, della semplicità, della carità, del sacrificio e della  preghiera”.
La vita delle suore sarà tutta permeata dello spirito di san Francesco, che volle una radicale povertà e spoliazione di tutto se stesso come una risposta di amore incondizionato a Dio, rivelatosi in Cristo.  In fedeltà dinamica alle radici del proprio carisma, esse osservano la Regola e Vita dei Fratelli e delle Sorelle del Terzo Ordine Regolare di San Francesco approvata dal Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II e definita ed interpretata dalle Costituzioni.
Esse meditano e s’impegnano a vivere i misteri di Cristo che maggiormente rivelano il suo atteggiamento di abbandono alla volontà del Padre e  di servizio ai bisogni dei fratelli: l’Incarnazione, la Passione, Morte e Resurrezione, l’Eucaristia. Dalla contemplazione di questi misteri, sull’esempio di Madre Miradio, attingono forza e coraggio per vivere, in umiltà e povertà, al servizio di Cristo e della Parola, bramando ardentemente di configurarsi a Cristo sia con un cammino di santificazione personale e comunitaria sia con un apostolato attivo nei confronti dei fratelli, in unità inscindibile con la Santa Madre Chiesa.
“Sempre e in tutto agire unicamente per fare la volontà  dello Sposo Celeste e per piacere a Lui”: è questa  la regola suprema di vita delle RFSA: seguire più da vicino Gesù Cristo secondo la forma del Santo Vangelo, così come è proposto negli esempi e nell’insegnamento di san Francesco d'Assisi.
A imitazione di Madre Miradio, la cui vita è stata animata da un unico desiderio “vedere il Signore lodato ed amato”, esse vogliono donarsi totalmente a Dio amandolo sopra ogni cosa e vogliono dedicarsi con impegno totale e con cuore indiviso alla lode della sua gloria e all'edificazione della sua Chiesa. Per questo ripetono  sempre con Madre Miradio: “Tutto è nulla per la gloria di Dio, la nostra santificazione e il bene delle anime”.


Vita spirituale


Le Religiose Francescane di S. Antonio, già consacrate nel Battesimo, per essere dimora dello Spirito, con la professione religiosa vengono costituite nella Chiesa come fraternità di culto e di lode in Cristo, per glorificare il Padre con un cuore solo ed una voce sola.
Esse esprimono la loro risposta d’amore a Dio, che per primo le ha amate, con orazioni, suppliche e rendimento di grazie, nella ricerca e nel compimento della sua volontà. 
Facendo memoria delle proprie origini, ricordano che “la vita religiosa senza l’abito celeste della preghiera è una vita morta, e le religiose prive di questa, mortalmente verrebbero ad estinguersi, perciò il  Serafico Padre S. Francesco  raccomandava ai suoi frati di non estinguere per mezzo del lavoro lo spirito della preghiera”.
La dimensione contemplativa è fondamentale, quindi, alla nostra vita e missione. La sequela di Gesù, che è la vita della Religiosa Francescana di S. Antonio,  si radica nell’esperienza di fede. Questa esperienza di fede si alimenta e si manifesta, particolarmente, “in un vero spirito di orazione e umiltà per riposare unicamente in Dio”.
Lo “spirito di orazione” è la dimensione indispensabile per esprimere la nostra relazione filiale con Dio Padre, dalla quale dipendono tutti gli altri valori: la vita di fraternità e minorità, la vita di povertà e di servizio ai poveri, l’amore alla Chiesa, la solidarietà materna, la letizia francescana. Allora “lo spirito di preghiera” non è soltanto un atteggiamento verso Dio, verso gli altri o verso la natura, neppure una pratica ben organizzata o una recita meccanica di preghiere: è un modo di essere e di vivere di ogni RFSA in tutte le sue dimensioni e  nelle diverse circostanze della vita: nella preghiera, nel lavoro, nei rapporti fraterni, nel servizio apostolico, nell’infermità . E’ un centralizzare la propria vita in Dio, scoperto e amato quale Sommo bene, per passare dall’attivismo, dall’efficienza, dal dire preghiere ad un’intima e personale relazione con Dio.
Come  Francesco, Antonio, Chiara e Madre Miradio, esse vivono quindi la preghiera, “asilo sicuro di tutte”, come risposta, umile e fervente, alla vocazione donata dalla bontà del Padre  e accolta con meraviglia e gratitudine. È nella preghiera che esse vivono un rapporto profondo di intimità con Cristo, “Sposo celeste”  al quale “in tutte le contingenze della vita religiosa volgiamo la mente e il cuore”.  È questa intimità che accresce l’amore  e rafforza la fede, dà ali alla speranza e feconda la carità: “Dopo molte preghiere, serie e lunghe riflessioni, prevale in me il dovere di coscienza…”.  È solo da questa unione che scaturisce ed è alimentato il ruolo “profetico” della missione che consiste nell’annuncio e nella costruzione del Regno di Dio e della sua giustizia. Ecco perché Madre Miradio sollecita costantemente: “Lavorate per la Gloria di Dio altrimenti il vostro lavoro sarebbe  perduto. Ella ci invita a coltivare la dimensione “mistica” della vita consacrata,  a tendere “ad una vita interiore sempre più intensa:  fu questo desiderio di una profonda vita contemplativa a spingerla  a lasciare l’Istituto delle Alcantarine, consapevole che  “il profeta prima ascolta e contempla, poi parla lasciandosi permeare da quell’Amore di Dio che nulla teme ed è più forte persino della morte”.

“L’autentico profeta non si preoccupa tanto di fare delle opere, cosa senza dubbio importante, ma mai essenziale. Egli si sforza di essere testimone  dell’amore di Dio, cercando di viverlo tra le realtà del mondo, anche se la sua presenza può talora risultare scomoda perché offre ed incarna valori alternativi”.
È quanto ci ricorda la Tradizione del nostro Istituto: “Le nostre carissime Figlie non diano nella loro vita alle loro attività materiali la prevalenza su quelle spirituali, in modo da meritare da Gesù il rimprovero che Egli faceva alla buona Marta del Vangelo, spingendola all’esempio di Maria che aveva scelto la via migliore della sua dedizione completa al Divin Maestro”.


Ascolto e meditazione della Parola di Dio


Negli Scritti di Madre Miradio non troviamo riferimenti espliciti alla Parola di Dio o citazioni scritturistiche, cosa alquanto normale nel contesto storico in cui ella visse, che limitava l’uso diretto della Scrittura.
Ma lo “spirito di orazione”, che Francesco e Madre Miradio raccomandano, si nutre della lettura orante della Parola di Dio.  La Parola di Dio è il fondamento della preghiera delle Religiose Francescane di S. Antonio: sull’esempio del loro Patrono S. Antonio si dedicano con amore all’ascolto, alla lettura e alla meditazione di essa.
Dalla Sacra Scrittura traggono incitamento e attingono un indispensabile nutrimento per la vita di unione con Dio; da essa, in un umile e continuo cammino di discernimento, apprendono a cercare la soluzione dei problemi umani alla luce della Rivelazione. Essa, parlando al loro cuore in ascolto, rivela la volontà del Padre ed alimenta la vita di comunità.
Gradualmente e secondo le rispettive capacità di comprensione, esse devono imparare ad accostarsi con opportune ed esatte cognizioni, mediante un ordinato e diligente studio, alla Parola di Dio, nella convinzione che l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Dio e del suo progetto.
Con identico rigore devono attendere allo studio dei documenti del Magistero ecclesiastico, ordinario e straordinario, che illustrano il carattere della Rivelazione; devono approfondire altresì i testi di spiritualità che illuminano il significato spirituale e il valore teologico della vita religiosa.


Vita liturgica


Le Religiose Francescane di S. Antonio curano con particolare attenzione la preghiera liturgica, manifestando in essa la Chiesa orante che, associata a Cristo e per mezzo di Lui, rende  culto al Padre nello Spirito.
Partecipano con intensa e crescente fede alla celebrazione dei misteri divini; vivono intensamente i cicli e le solennità dell’anno liturgico, considerando la Sacra Liturgia una via sicura e completa per il raggiungimento della perfezione propria di persone consacrate al culto e al servizio di Dio.
Il Sacramento dell’Eucarestia è da loro profondamente amato e riverito. Come nella vita di Francesco e di Madre Miradio. La partecipazione all’Eucarestia non è per Madre Miradio un precetto da assolvere, ma una “persona” da incontrare, la cui assenza genera un grande vuoto:”Ora ci è restato solo il vuoto della Comunione giornaliera”.
Madre Miradio sa bene che solo dall’Eucarestia nasce la civiltà dell’amore e la forza Missionaria della Chiesa e della sua Famiglia Religiosa: “Ed Ella Ecc.za Rev.ma, non mi  perda di vista, m’abbia sempre presente nel S.to Sacrificio con tutto intero il mio Istituto, acciò Gesù ci dia di rispondere a modo alla divina chiamata compiendo quei doveri che lo stato da noi abbracciato richiede. Che  cresca in noi lo zelo e l’amore a Lui”.
“Cresca in noi lo zelo e l’amore”: è questa la forza dell’Eucarestia: il dono autentico e radicale di sé.
“S.to Sacrifico”: il Sacrificio di Cristo sull’altare è invito per lei a vivere lo stesso spirito di sacrifico, nel dono di sé, in una vita consumata per gli altri.
“Il mio Corpo dato in sacrificio per voi…”: anche la vita di Madre Miradio è un’offerta quotidiana di gesti sacrificali: “Se sono richiesti sforzi e sacrifici non dobbiamo essere restie nel compierli: tutto è nulla per la gloria di Dio”.
Alla luce di tutto questo, le RFSA  celebrano la santa Eucarestia consapevolmente, piamente, attivamente; fanno tutto il possibile per partecipare ogni giorno al Sacrificio Eucaristico e ricevere il Corpo del Signore.
Con Lui stabiliscono un dialogo quotidiano, visitandolo spesso nel tabernacolo, chiedendo, sull’esempio di Madre Miradio, che cresca in loro “lo zelo e l’amore a Lui e ci faccia essere degne ed affettuose sue Spose”.

Francesco condensa in poche parole  il suo amore all’Eucarestia, le consegna ai suoi frati e noi le abbiamo fatte nostre:

“E il Signore mi dette tanta fede nelle Chiese, che così semplicemente pregavo e dicevo: “Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, poiché con la tua santa Croce hai redento il mondo” .  

Con la liturgia delle Ore partecipano alla preghiera di Cristo e, associate alla Chiesa, lodano il Padre a nome di tutti gli uomini, intercedendo per la salvezza del mondo intero.


Preghiera comunitaria


Per favorire il contatto intimo e prolungato con il Signore, per gustare, comprendere e vivere alla luce della Parola, compiendo la volontà del Padre, le Religiose Francescane di S. Antonio dedicano un congruo tempo ogni giorno all’orazione mentale.
Il rapporto con il Signore richiede momenti di pausa dalle normali attività, per tempi intensi di raccoglimento e di preghiera.
Oltre ai ritiri periodici, ogni anno dedicano un periodo di tempo agli Esercizi Spirituali, perché, libere da tutto, in docile ascolto dello Spirito, possano realizzare una conversione profonda, per un dono sempre più generoso di se stesse. È  prudente e necessario, per la guida spirituale dei momenti forti di preghiera, rivolgersi a ministri preparati e di profonda interiorità , preferibilmente francescani.
Le Religiose Francescane di S. Antonio, anche per sostenere ed alimentare maggiormente la propria crescita spirituale, accolgono volentieri e con gioia le iniziative a livello locale, congregazionale ed ecclesiale, tese ad approfondire la dimensione liturgica e comunitaria della preghiera.
Pregano intensamente, sia a livello personale che comunitario, per il Santo Padre e  per i bisogni della Chiesa. Pregano altresì per e con la Chiesa locale, nei luoghi dove le conduce l’apostolato della carità.


Preghiera personale


Le Religiose Francescane di S. Antonio, seguendo l’esempio di san Francesco e della sua umile imitatrice Madre Miradio, coltivano con assidua cura la preghiera personale. Ogni religiosa nella preghiera personale va alla ricerca dell’esperienza di Dio, per sentirsi amata da Lui e dirgli il proprio amore, certa che nel rapporto costante con il Signore trova la sorgente della gioia della propria consacrazione e il significato profondo dell’appartenenza all’Istituto.

Medita i misteri dell’Incarnazione, della Passione, Morte e Resurrezione del Signore.


Vita di penitenza


Ø  “Non devono sconvenire a quello spirito di mortificazione e di povertà che è speciale per la nostra Congregazione e che fu tanto a cuore allo Sposo Gesù”.
Ø  “Essere idonee allo spirito di umiltà e di sacrificio che si deve vivere nella Congregazione da quelle che vogliono divenire degne figlie del grande Patrono S. Antonio di Padova”.
Ø  Se sono richiesti sforzi e sacrifici non dobbiamo essere restie dal compierli. Tutto è nulla per la gloria di Dio e la nostra santificazione. Un piccolo sacrificio ci procura gioie eterne”.

Per essere rivestite di Cristo, sull’esempio di san Francesco e di Madre Miradio, le Religiose Francescane di S. Antonio operano una continua conversione del cuore mediante lo spirito di sacrificio e di penitenza. Accettano pazientemente, come fece la venerata Fondatrice, le contrarietà, la disciplina e gli impegni della vita di comunità.
Per rinnovarsi e crescere nella carità e nell’amicizia di Dio, si accostano frequentemente al sacramento della riconciliazione.
Nella frequenza di questo sacramento e nella direzione spirituale godono della dovuta libertà e si attengono alle norme della Chiesa.
Per rinnovarsi interiormente e progredire nell’itinerario di conversione, praticano l’esame di coscienza come atto penitenziale personale, e, frequentemente, la revisione di vita.
La penitenza assume anche un carattere comunitario esteriore, che si esprime in modo particolare nel digiuno, nell’astinenza e nelle opere di carità.
Ogni comunità, soprattutto nei tempi forti di Avvento e di Quaresima, stabilisce opportuni momenti di preghiera, di silenzio e raccoglimento, e concreti aiuti ai bisognosi.
Convinte che Cristo le ha amate e ha dato se stesso per loro e che la misura della perfetta penitenza rimane soltanto l’amore, le Religiose Francescane di S. Antonio praticano la carità e la correzione fraterna, il perdono e la preghiera reciproca.


Maria di Nazareth


La dimensione mariana appartiene chiarissimamente alla spiritualità francescana.
Francesco, che amava follemente Maria e che ha lasciato come consegna ai suoi figli di onorare sempre la Vergine, ha trovato nei suoi figli una rispondenza che non si è affievolita nei secoli.
Il privilegio poi della Concezione Immacolata di Maria, ha costituito la più grande gloria dei Francescani, per la cui opera, soprattutto, si arrivò alla proclamazione del dogma nel 1854: “Ora se in ogni cuore devoto alla Vergine Immacolata si sente una sì grande, sì inesprimibile gioia per tanta festa, in quale oceano poi di contento, di amore e di santa esultanza ci dobbiamo trovar noi, noi che siamo francescane, noi che possiamo gridare ad alta voce: questa festa è tutta nostra?”.

La vita di Madre Miradio è stata un cammino con Maria:
  • Nasce il 2 febbraio: festa della presentazione di Gesù al tempio e purificazione di Maria.
  • Fa parte della Pia Unione di Maria.
  • Tra le Alcantarine assume il nome di Sr Maria Provvidenza.
  • 1° maggio 1884: prima professione religiosa.
  • Quando sta per lasciare le Alcantarine Maria le appare in sogno  e la conforta.
  • 22 maggio 1901: fondazione a Carpino delle Povere Figlie di S. Antonio.
  • Quando deve lasciare Carpino Maria le appare in sogno per la seconda volta.
  • È profonda in lei la dimensione dell’amore materno, che è l’amore di Maria Immacolata “il cui cuore la Povera Figlia di S. Antonio ha scelto per modello”.
Muore il 15 dicembre, ottava della festa dell’Immacolata Concezione di Maria.

Madre Miradio parla e vive il linguaggio di Maria:

Ø  “Sia fatta la volontà di Dio.
Ø  “Rassegnamoci  alla S.S. Volontà di Dio e ciò che disporrà sarà per nostro vantaggio”.   
Ø  “Faccia Dio! Che tutto riesca per la sua gloria ed il nostro meglio”.

Queste sue espressioni sono un programma di vita, il programma di vita dei Poveri di Jawhè, coloro che si aspettano tutto da Dio.
“Rassegnamoci  alla S.S. Volontà di Dio e ciò che disporrà sarà per nostro vantaggio” significa infatti:
  • certezza indubitabile della sapienza di Dio, che vede molto più al di là dei nostri occhi,
  • serena sicurezza che il Signore sta realizzando, giorno dopo giorno, anche nei fatti più insignificanti, il suo progetto d’amore,
  • abbandono fiducioso e gioioso a Colui che desidera che la nostra vita  e la nostra gioia si realizzi in pienezza,
  • fiducia nel suo amore provvidente di Padre, che ci sostiene anche nella sofferenza,

fede per credere  sempre che Dio non vuole né permette il male e il dolore, ma fa tutto per trasformarlo in bene per la nostra vita.

Le parole di Madre Miradio fanno eco alle parole di Maria di Nazareth: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Il  SI di Maria richiama  quella “disponibilità incondizionata” che Madre Miradio ha voluto come dimensione fondamentale della spiritualità della sua Congregazione.
Maria ha potuto cantare  che Dio ha fatto in lei cose grandi perché ha saputo dire di si.
E Madre Miradio è consapevole che Dio fa cose grandi  in chi, come Maria, si fa piccola, povera, semplice.
Ecco perché ha voluto essere “Piccola e Povera Figlia di S. Antonio”.
Madre Miradio sa che Dio opera meraviglie  in chi sa, ed è convinto, che noi  dipendiamo da Dio, che siamo sospesi tra il nulla che è la nostra vita (“io povera creatura”) e il Tutto che è Dio,  nostro fine, Signore della Storia, per la cui Gloria desidera spendere la sua esistenza. La creatura si consegna al Creatore.
Nella vicenda umana e di fede di Madre Miradio, Maria, la Vergine Immacolata, ha dunque un posto eminente e da lei impara ad essere madre e ad amare con “cuore materno”.
Nella sequela di Cristo ogni Religiosa Francescana di S. Antonio, sull’esempio di Madre Miradio, si associa alla scuola di Maria, che venera con particolare devozione.  Si impegna a vivere l’amore di Maria, come figlia, sposa e madre, totalmente consacrata al Signore, e con lei, Madre della Chiesa, si dedica apostolicamente all’avvento del Regno. 
La RFSA manifesta il suo  culto speciale verso la Vergine Immacolata Madre di Dio, esprimendolo, “in un oceano di contento, di amore e di santa esultanza”, con l’amore filiale e la pratica di esercizi di pietà individuali e comunitari, tra i quali il santo Rosario.

Sant’Antonio di Padova


“Desiderosa di vedere il Signore lodato ed amato mi domandai sempre che cosa potevo fare io povera creatura per ottenere quanto bramavo, finchè nel 1901, aiutata ed incoraggiata dal mio Direttore di spirito il P. Luca da Boscoreale mi decisi a fondare un nuovo Istituto, che posi sotto la tutela del grande Taumaturgo S. Antonio di Padova, per cui lo denominai: “Istituto delle Povere Figlie di S. Antonio”.
Madre Miradio non solo accoglie e fa sua una spiritualità specifica, quella francescana, ma guarda anche ad un modello particolare: Antonio di Padova, “quel Santo che se ebbe amore per l’umanità,  ebbe uno speciale trasporto per le Vergini”.
L’Istituto ha, quindi,  come titolare e patrono Sant’Antonio di Padova, scelto come modello della vita consacrata ed apostolica,  perché discepolo e perfetto imitatore di san Francesco. 
Educata alla scuola francescana, Madre Miradio affida ad Antonio di Padova il suo Istituto, non solo perché è il “grande taumaturgo” amato dal popolo,  ma perché nella vita di questo Santo trova  quegli elementi distintivi che stanno segnando la sua stessa vita.

Antonio, come lei:

  • è l’uomo di fede che segue il disegno della Provvidenza:  più volte la sua vita subisce modifiche di programmi, ma lui  accoglie e fa fronte alla novità di vita che, come per Madre Miradio, Dio gli dischiude “sulle vie misteriose della Sua Provvidenza”.

È l’uomo dell’equilibrio: dà importanza allo studio, ma non si allontana dal contatto con il popolo; dialoga con i potenti, ma non ha paura di denunciare i loro soprusi.

È il difensore, la voce dei poveri: ha chiari i doveri del suo stato religioso, ma non dimentica i poveri e gli oppressi: combatte l’usura, lotta per modificare leggi ingiuste e perché tutti abbiano l’essenziale (il pane!) per vivere.

Di Antonio Madre Miradio  vuole imitare:

  • l’impegno religioso: la missionarietà, l’evangelizzazione, annunciando, in ogni dove e in ogni tempo, il Vangelo della Carità. Alla scuola di Antonio, l’Istituto assume una fondamentale dimensione missionaria, che ne deve innervare la struttura organizzativa e sostenere e guidare le scelte apostoliche,

la vita contemplativa,

il servizio umile,

l’impegno sociale a favore dei poveri e degli oppressi,

l’impegno educativo,

l’amore alla Scrittura e allo studio.

Quanto  questi elementi della vita e del pensiero di Antonio, che Madre Miradio ha fatto suoi,  influiscono con incisività  oggi nel nostro essere e fare?

Oggi più di ieri, sul suo esempio, siamo chiamate a vivere e a testimoniare lo stile di povertà evangelica, la ricerca delle vie di contemplazione e di servizio ai fratelli, la valorizzazione della cultura, il saper camminare con la Storia e nella Storia ed essere dentro di essa donne di fede.


Abbandono alla Provvidenza (S. Gaetano da Thiene)


“Cercare la Gloria di Dio”: è lo scopo ultimo della missione che Madre Miradio ha  prospettato alla nostra Congregazione. Cercare la Gloria di Dio vuol dire riconoscere Dio quale Signore della Storia dell’umanità e della propria storia personale. Se Dio è Signore, l’atteggiamento teologale che ne consegue è quello di prendere coscienza della condizione creaturale o filiale. L’atteggiamento  conseguente a questa scoperta, di sapersi cioè in una condizione creaturale, è un fiducioso abbandono in Dio, alla Sua Provvidenza amorevole.
L’abbandono alla Provvidenza è quindi un atteggiamento di fede, che porta a fidarsi e affidarsi ciecamente “di e a Lui”, con una fiducia profonda che investe totalmente la nostra esistenza. Abbandonarsi alla Provvidenza vuol dire abbandonarsi all’azione creatrice  e santificatrice dello Spirito Santo, che ci illumina, ci guida e ci dà forza, per vivere da persone nuove: libere e liberanti. Come Abramo. Come Madre Miradio.

Madre Miradio della Provvidenza di S. Gaetano: gli occhi della mente e del cuore fissi in Dio per discernere la sua adorabile volontà in ogni situazione e il fiducioso abbandono nelle sue mani, sono gli atteggiamenti spirituali che il suo nome significa e sintetizza. Il riferimento a S. Gaetano rafforza l’esplicitazione di tale abbandono nelle mani provvidenti del Padre.
Inconfondibile caratteristica francescana, l’abbandono alla Provvidenza costituisce la dimensione portante di tutto il cammino di fede di Madre Miradio,  il tratto essenziale della sua spiritualità: tutta protesa a percepire e a cogliere il passaggio di Dio nella propria storia e nella storia degli uomini, si fa donna dell’ascolto e della dedizione amorosa a Dio, vivendo lo stupore dei piccoli e dei semplici del Vangelo di fronte alla immensa grandezza e tenerezza del Padre e modulando i ritmi dei propri passi sui passi di Dio.
Madre Miradio rappresenterà costantemente un modello di abbandono fiducioso e sereno alla Provvidenza di Dio, alla quale consegna se stessa, le sue figlie e l'Opera.
Abbandono che nel suo vocabolario non è sinonimo di passività, rassegnazione, ma coraggio di tessere la propria volontà con i voleri di Dio.
Pertanto, non riteneva fuori luogo la prudenza, anch’essa virtù, l’accortezza e una certa dose di "calcolo": disporsi alla volontà di Dio non è mai cedere in modo inoperoso agli eventi. Anzi, è a partire da essi che la volontà di Dio va ricercata, interrogando, dubitando, indagando, verificando e, infine, dandosi da fare.
Consegnata alla Provvidenza di Dio, vuole esserne a sua volta efficace strumento per gli altri, testimone credibile che il Padre ha cura di tutti.
In un mondo dove la tecnica e la secolarizzazione occupano il posto di Dio, dove la grande maggioranza dei popoli sono esclusi dalla storia, siamo chiamate: 

  • a  verificare il nostro “essere profeti di Provvidenza”;
  • ad essere, nella Storia e nella Chiesa locale, donne che sanno cogliere i segni dei tempi;
  • ad assumere un’attitudine interiore di profondo distacco dalle cose e di “diffidenza di se stesse”,  vivendo la fede e l’abbandono senza paure, trasmettendo fiducia in Dio, speranza,  serenità, gioia;
  • a vivere la semplicità e la sobrietà di vita a livello personale, comunitario e congregazionale;
  • ad accogliere con gioiosa gratitudine ogni segno concreto di Provvidenza, ringraziando Dio per quello che ci dà e per quello che ci toglie;
  • a vivere nella fede la gratuità, la solidarietà e la condivisione senza calcoli.

      E  “speriamo che il Signore provveda anche per questo”.



ATTUALIZZAZIONE della SPIRITUALITA’

di Madre Miradio

(ciò che lei ha consegnato a noi e che oggi ha una continuità)

Qual è dunque lo specifico della spiritualità francescano-miradiana?

Elementi di spiritualità miradiana (confermati dagli Scritti):

  • Primato di Dio, vissuto e sentito con forza
  • Forte e centrale  riferimento a Cristo
  • Docilità alla guida dello Spirito e delle mediazioni umane
  • Intercessione materna di Maria
  • Senso ecclesiale
  • Grande risalto alla liturgia e ai sacramenti, in particolare alla celebrazione eucaristica e al sacramento della riconciliazione
  • Sensodella trascendenza, unito alla valorizzazione dello sforzo dell’uomo - abbandono attivo
  • Carità teologale che si traduce in sensibilità umana e sociale
  • Amore alla povertà
  • Senso della gratuità
  • Risalto delle virtù pedagogiche quali l’amore, la pazienza, la delicatezza nei rapporti, l’umanità  propria di chi sa di essere al servizio della crescita degli altri
  • Il nobile e umile ufficio di sapersi cooperatori  della Provvidenza

Ancora:
1. Spirito di fraternità
2. Spirito di fede
3. Spirito di zelo
 

Alla luce di quanto detto e in riferimento ai Documenti del Cammino di Rinnovamento (Atteggiamenti Globali, Scelte Globali e Utopie) possiamo dire che la spiritualità di Madre Miradio si caratterizza come:

1.      CRISTOCENTRICA (abbandono al Padre, Kenosis)

Il centro dell’energia spirituale della RFSA è la persona di Cristo, un Cristo povero, in un  atteggiamento di abbandono e di Kenosis.
Un Cristo che sente una infinita compassione della gente sperduta e disorientata,  che fa nascere la consapevolezza di essere “apostole e missionarie”,missionarie della carità”, per la sua messe.

2.      EUCARISTICA (fraternità)

“La Povera Figlia di S. Antonio non volendo vivere  solo per se stessa ben volentieri esercita la fraterna carità”.
Queste parole esprimono la logica dell’Eucarestia: farsi dono totale, essere Pane Spezzato.
Tutto ciò che è chiamata ad essere e ad operare, la Povere Figlie di S. Antonio non lo vuole vivere da sola, ma con altre sorelle che condividono con lei la stessa identità francescano-miradiana, in un clima di famiglia, con una vera comunione di vita.

3.      ECCLESIALE (amore alla Chiesa)

La RFSA è la donna della Chiesa, la ama in modo molto concreto e si dimostra tale nel suo operato apostolico.
Dimostra quest’ amore nell’obbedienza alla sua autorità e nella fedeltà al suo Magistero.

4.      EVANGELIZZATRICE (fedeltà dinamica)

La RFSA sente, come Madre Miradio, la chiamata  al lavoro attivo per il Regno, ad “estendere l’opera di zelo che Iddio le ispirava alla maggior Sua gloria ed al bene delle anime”.
Madre Miradio parla di “spirito di carità attiva”, una carità pronta a dare risposte alle necessità della Chiesa e del mondo, necessità che sente propriamente come sue.
La RFSA è una donna che vive nella fedeltà dinamica, cioè con un profondo atteggiamento di attenzione ai segni dei tempi, e “all’occorrenza secondo il bisogno”, come  afferma Madre Miradio, dopo un accurato discernimento apostolico, annuncia con la sua azione apostolica il Vangelo agli uomini e alle donne del suo tempo.

5.      MARIANA (maternità)

Per la RFSA l’attenzione a Cristo apre alla figura di Maria, sempre associata al Figlio.
Ella è una consacrata mariana, nel senso che cerca costantemente di vivere come Maria:
“La Povera Figlia di S. Antonio ha scelto il Cuore di Maria Immacolata per Modello”.
Ella  vive in un costante atteggiamento materno, soprattutto verso i piccoli e i poveri e ama con “cuore di madre”.

Ago 15 1195

 

Sant'Antonio da Padova

Fernando di Buglione nasce a Lisbona da nobile famiglia portoghese discendente dal crociato Goffredo di Buglione.
A quindici anni è novizio nel monastero di San Vincenzo a Lisbona, poi si trasferisce nel monastero di Santa Croce di Coimbra, il maggior centro culturale del Portogallo appartenente all'Ordine dei Canonici regolari di Sant'Agostino, dove studia scienze e teologia con ottimi maestri, preparandosi all'ordinazione sacerdotale che riceverà nel 1219, quando ha ventiquattro anni. Quando sembrava dover percorrere la carriera del teologo e del filosofo, decide di lasciare l'ordine dei Canonici Regolari di Sant'Agostino. Fernando, infatti, non sopporta i maneggi politici tra i canonici regolari agostiniani e re Alfonso II, in cuor suo anela ad una vita religiosamente più severa.Il suo desiderio si realizza allorché, nel 1220, giungono a Coimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco, dove si erano recati a predicare per ordine di Francesco d'Assisi.
Quando i frati del convento di monte Olivares arrivano per accogliere le spoglie dei martiri, Fernando confida loro la sua aspirazione di vivere nello spirito del Vangelo. Ottenuto il permesso dal provinciale francescano di Spagna e dal priore agostiniano, Fernando entra nel romitorio dei Minori e fa subito professione religiosa, mutando il nome in Antonio in onore dell'abate, eremita egiziano. Anelando al martirio, subito chiede ed ottiene di partire missionario in Marocco. È verso la fine del 1220 che s'imbarca su un veliero diretto in Africa, ma durante il viaggio è colpito da febbre malarica e costretto a letto. La malattia si protrae e in primavera i compagni lo convincono a rientrare in patria per curarsi.
Secondo altre versioni, Antonio non si fermò mai in Marocco: ammalatosi appena partito da Lisbona, la nave fu spinta da una tempesta direttamente a Messina, in Sicilia. Curato dai francescani della città, in due mesi guarisce. A Pentecoste è invitato al Capitolo generale di Assisi, arriva con altri francescani a Santa Maria degli Angeli dove ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente. Il ministro provinciale dell'ordine per l'Italia settentrionale gli propone di trasferirsi a Montepaolo, presso Forlì, dove serve un sacerdote che dica la messa per i sei frati residenti nell'eremo composto da una chiesolina, qualche cella e un orto. Per circa un anno e mezzo vive in contemplazione e penitenza, svolgendo per desiderio personale le mansioni più umili, finché deve scendere con i confratelli in città, per assistere nella chiesa di San Mercuriale all'ordinazione di nuovi sacerdoti dell'ordine e dove predica alla presenza di una vasta platea composta anche dai notabili. Ad Antonio è assegnato il ruolo di predicatore e insegnante dallo stesso Francesco, che gli scrive una lettera raccomandandogli, però, di non perdere lo spirito della santa orazione e della devozione. Comincia a predicare nella Romagna, prosegue nell'Italia settentrionale, usa la sua parola per combattere l'eresia (è chiamato anche il martello degli eretici), catara in Italia e albigese in Francia, dove arriverà nel 1225. Tra il 1223 e quest'ultima data pone le basi della scuola teologica francescana, insegnando nel convento bolognese di Santa Maria della Pugliola. Quando è in Francia, tra il 1225 e il 1227, assume un incarico di governo come custode di Limoges. Mentre si trova in visita ad Arles, si racconta gli sia apparso Francesco che aveva appena ricevuto le stigmate. Come custode partecipa nel 1227 al Capitolo generale di Assisi dove il nuovo ministro dell'Ordine, Francesco nel frattempo è morto, è Giovanni Parenti, quel provinciale di Spagna che lo accolse anni prima fra i Minori e che lo nomina provinciale dell'Italia settentrionale. Antonio apre nuove case, visita i conventi per conoscere personalmente tutti i frati, controlla le Clarisse e il Terz'ordine, va a Firenze, finché fissa la residenza a Padova e in due mesi scrive i Sermoni domenicali. A Padova ottiene la riforma del Codice statutario repubblicano grazie alla quale un debitore insolvente ma senza colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non può essere anche incarcerato. Non solo, tiene testa ad Ezzelino da Romano, che era soprannominato il Feroce e che in un solo giorno fece massacrare undicimila padovani che gli erano ostili, perché liberi i capi guelfi incarcerati. Intanto scrive i Sermoni per le feste dei Santi, i suoi temi preferiti sono i precetti della fede, della morale e della virtù, l'amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l'umiltà, la mortificazione e si scaglia contro l'orgoglio e la lussuria, l'avarizia e l'usura di cui è acerrimo nemico.
E' mariologo, convinto assertore dell'assunzione della Vergine, su richiesta di papa Gregorio IX nel 1228 tiene le prediche della settimana di Quaresima e da questo papa è definito "arca del Testamento". Si racconta che le prediche furono tenute davanti ad una folla cosmopolita e che ognuno lo sentì parlare nella propria lingua. Per tre anni viaggia senza risparmio, è stanco, soffre d'asma ed è gonfio per l'idropisia, torna a Padova e memorabili sono le sue prediche per la quaresima del 1231. Per riposarsi si ritira a Camposampiero, vicino Padova, dove il conte Tiso, che aveva regalato un eremo ai frati, gli fa allestire una stanzetta tra i rami di un grande albero di noce. Da qui Antonio predica, ma scende anche a confessare e la sera torna alla sua cella arborea. Una notte che si era recato a controllare come stesse Antonio, il conte Tiso è attirato da una grande luce che esce dal suo rifugio e assiste alla visita che Gesù Bambino fa al Santo.
A mezzogiorno del 13 giugno, era un venerdì, Antonio si sente mancare e prega i confratelli di portarlo a Padova, dove vuole morire. Caricato su un carro trainato da buoi, alla periferia della città le sue condizioni si aggravano al punto che si decide di ricoverarlo nel vicino convento dell'Arcella dove muore in serata. Si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova frotte di bambini presero a correre e a gridare che il Santo era morto.
Nei giorni seguenti la sua morte, si scatenano "guerre intestine" tra il convento dove era morto che voleva conservarne le spoglie e quello di Santa Maria Mater Domini, il suo convento, dove avrebbe voluto morire. Durante la disputa si verificano persino disordini popolari, infine il padre provinciale decide che la salma sia portata a MaterDomini. Non appena il corpo giunge a destinazione iniziano i miracoli, alcuni documentati da testimoni. Anche in vita Antonio aveva operato miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba, o un piede, recisa, fece ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno, ad una donna riattaccò i capelli che il marito geloso le aveva strappato, rese innocui cibi avvelenati, predicò ai pesci, costrinse una mula ad inginocchiarsi davanti all'Ostia, fu visto in più luoghi contemporaneamente, da qualcuno anche con Gesù Bambino in braccio. Poiché un marito accusava la moglie di adulterio, fece parlare il neonato "frutto del peccato" secondo l'uomo per testimoniare l'innocenza della donna. I suoi miracoli in vita e dopo la morte hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano e Donatello.
Antonio fu canonizzato l'anno seguente la sua morte dal papa Gregorio IX.
La grande Basilica a lui dedicata sorge vicino al convento di Santa Maria Mater Domini.
Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, San Bonaventura da Bagnoregio trovò la lingua di Antonio incorrotta, ed è conservata nella cappella del Tesoro presso la basilica della città patavina di cui è patrono.
Nel 1946 Pio XII lo ha proclamato Dottore della Chiesa.

 

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