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Dic 20 1901


Suor Colomba Blasiello:
una Donna vicina alla gente con la sapienza e la tenerezza di Dio!


suor colomba blasiello ragazza         Suor Colomba, al secolo Erminia Blasiello, nasce a Guardia Sanframondi (BN),  il 20.12.1901, da Francesco e  Benevento Filomena.

         Il 17 novembre del 1921, a 20 anni, entra nell’Istituto  delle Povere Figlie di S. Antonio, accolta dalla Fondatrice Madre Miradio della Provvidenza di S. Gaetano.

         Il 21 febbraio del 1923, a Palma Campania (NA), emette i voti di castità, povertà e obbedienza.

         “Apostola e missionaria”  percorre le strade dove “le misteriose vie della Provvidenza di Dio”  la inviano: Sapri, Pentone (CZ), Napoli Secondigliano, Foglianise, Torre Annunziata, Fragneto Monforte, Napoli, Salita Pontecorvo

         I superiori, che avevano scoperto in Lei tesori di bontà e ricchezza di capacità,
le avevano sempre affidato cariche direttive: fu maestra delle novizie in giovane età, segretaria generale, consigliera,  superiora.

         Ammalata di leucemia, ha vissuto per nove anni un martirio noto solo a Dio.

“La sua umanità la faceva gemere e piangere, ma la fede e la fortezza del suo spirito, mantenevano intatto ed efficace il sacrificio che lei offriva per la gloria di Dio, il bene della gente  e del suo Istituto” (dalla Lettera Circolare su  Sr Colomba).

“Con dolore l’abbiamo vista patire, ma con santo orgoglio ne parliamo!” (dalla Lettera Circolare su  Sr Colomba).

         Pronta per il grande  desiderato incontro  con il Dio della Vita, muore, a Napoli,
salita Pontecorvo,  il 21 settembre del 1956. La sua Famiglia Religiosa la circonda addolorata: ha perduto una figlia saggia e prudente, una consigliera umile e profonda.

I bambini le sono vicini per un ultimo e grato saluto: non possono dimenticare la dolcezza particolare  che esprimeva con il suo sorriso aperto e con il suo cuore di madre.

suor colomba blasiello 2         Chi è Suor Colomba Blasiello?


Una donna forte, coraggiosa, dolce,  profondamente umana!

Una cristiana umile  e semplice.

Una religiosa radicale, che ha saputo unire un amore indiviso e senza riserve per Cristo e  profonde relazioni con il prossimo.

Cosa ha fatto durante la sua vita? “Ha amato donando, sempre,senza pretendere nulla” (Dal Registro delle Suore)

         Colomba: Donna del popolo e per il popolo!

Una Donna vicina alla gente con la sapienza e la tenerezza di Dio!

“La bontà consiste nella finezza della carità, penetra fino all’intimo, commuove e converte. Sa bene immedesimarsi  e intuire i desideri del prossimo, ama tutti ma con preferenza i poveri” (Suor Colomba Blasiello)

suor colomba blasiello con madre•     Colomba: la Donna dell’ascolto!

“Per tante giovani, spose, mamme, religiose, confidare a lei una pena nei momenti della prova, un dubbio, un tormento era sentirsene liberate o almeno al sicuro” (Dal Registro delle Suore).

         Colomba: Maestra di vita!

“Premura, consigli, insegnamenti, comprensione, rasserenanti parole. Questo era il suo costante dono: donare quello  che apprendeva dal Cuore dell’unico Maestro, Gesù” (Dal Registro delle Suore).



napoli-montecorvo         Colomba: Donna dell’Annuncio!

“Amava Dio,  il Sommo  Bene, e amava che le creature tutte lo conoscessero e lo desiderassero intensamente, perciò aveva messo a servizio di ogni anima, ovunque fosse, la sua parola, le sue esperienze, la sua preghiera” (Dal Registro delle Suore).

         Colomba: Madre  tenerissima e dolce!

“Madre dalle ali ampie, sotto le quali tutti trovarono caldo riposo ed energie dal sapore eroico” (Dal Registro delle Suore).

         Colomba: Donna  fatta preghiera!

“La preghiera e il sacrifico formano tutta la mia forza: sono le mie armi  invincibili, e so per esperienza che, più delle parole, possono muovere i cuori” (Sr Colomba Blasiello).



orfanelli         Cosa chiede oggi Suor Colomba a tutti noi ?

Speranza: “Non bisognerebbe piangere come coloro che non hanno  speranza!” (Suor Colomba).

Amore: “Chi veramente ama si rallegra della felicità della persona amata, e, per procurarle          questa felicità, non risparmia alcun sacrificio” (Suor Colomba),

Pace: “Non dobbiamo essere giudici di pace, ma solamente Angeli di pace. Se possediamo la pace, la possiamo portare anche agli altri” (Suor Colomba).

Santità: “La santità è accessibile a tutte le anime e non è poi tanto difficile” (Suor Colomba).

Generosità: “Quando si è ceduto il mantello è più facile camminare, correre” (Suor Colomba).

suor colomba blasiello 3         Cosa chiede oggi Suor Colomba  alla sua Famiglia Religiosa?

“Sorelle, se volete vivere di amore per Dio, non mancate di carità verso il prossimo”  (Suor Colomba).

Oggi, noi Religiose Francescane di S. Antonio vogliamo raccogliere il messaggio di vita di Suor Colomba, che ha saputo vivere, incarnare, testimoniare il Carisma di Madre Miradio della Provvidenza.

Il suo messaggio di vita, incanalato nel solco della vocazione evangelica di Madre Miradio, è questo: essere strumento di luce tra gli eventi  del mondo, senza allontanarsi dal mondo,  esprimendo in pienezza lo spirito di minorità e di servizio generato dalla fonte carismatica di Madre Miradio.

         A te, Suor Colomba, il nostro grazie:

per essere donna di speranza e  terreno di consolazione,
per essere segno della tenerezza di Dio,
perché ci ricordi che Dio va amato sopra ogni cosa.


 
 


StefaninaSuor  Stefanina Graziano nasce a Frattamaggiore (NA) il 1 febbraio 1887. Riveste la carica di Madre Generale dal 1932 al 1953. Muore ad Ariccia il 23 febbraio 1961.

Suor Stefanina è stata per tanti anni un punto di riferimento non solo per il Governo, ma anche per la formazione delle Povere Figlie di S. Antonio, secondo lo spirito di Madre Miradio.

È  stata vicina a Madre Miradio fin dai primi anni, quando l’Istituto viveva i suoi primi albori.

Con Madre Miradio ha condiviso responsabilità, ansie, difficoltà, progetti.

Ha condiviso con lei l’amore, la passione per la Congregazione.

Suor  Stefanina ha potuto respirare ed assorbire lo spirito di Madre Miradio.

Nelle sue Lettere c’è il costante desiderio di formare consacrate nella Chiesa secondo  il suo spirito, di infondere nelle figlie l’impronta di Madre Miradio, cioè un’impronta di fede, di coraggio, di generosità, di disponibilità incondizionata, incitandole ad essere pronte ai programmi, alle aspirazioni e alle richieste dell’Istituto e della Chiesa.

Generazioni di suore della nostra Congregazione hanno goduto della sua genuina, intransigente e allo stesso tempo materna guida.

Chi l’ha conosciuta afferma che tutta la sua vita, anche i suoi ultimi anni, sono stati una testimonianza di ricca spiritualità, profonda fede e di grande insegnamento per tutte.

Fino all’ultimo, nel dolore, ha invocato Gesù Cristo, “Sposo Celeste”.

Dalle sue Lettere, che dimostrano la fama di santità di Madre Miradio all’interno della Congregazione, si evince come Madre Miradio era una figura fortemente carismatica, leader, come abbia trasmesso alle suore uno stile di vita imbevuto di valori evangelici.

Le sue lettere sono un vero patrimonio spirituale, esprimono il Carisma di. Madre Miradio. Coinvolgono emotivamente per il linguaggio immediato, accorato, per i sentimenti che esprimono, mettono in discussione per la fede che le hanno generate, per la maternità squisitamente evangelica che trasmettono.

Per tutto questo Madre Stefanina può essere considerata a pieno titolo la rappresentante più autorevole della Tradizione del nostro Istituto.



Lettera di Suor Stefanina Graziano

VIVA GESÙ

NATALE 1945



Carissime  Figlie in G.C.,

Ancora una volta quest’anno, in cui la bontà del nostro Dio ha voluto conservarci ancora in vita e nel ponderoso ufficio di Superiora Generale del nostro diletto Istituto, prostrate con tutto l’affetto dell’animo innanzi alla culla del Nostro divin Redentore abbiamo presentato i nostri più vivi ringraziamenti pei benefici ricevuti  e le nostre fervide preghiere pel maggior sviluppo della Congregazione e pel bene specialmente spirituale di tutte le nostre Suore, che sentiamo di amare in G. Cristo con quell’affetto materno che Egli si è degnato di accendere nel nostro cuore.

Nel modo più vivo ed ampio abbiamo ringraziato Gesù per i benefici che Egli si è degnato elargire alla Nostra Congregazione, perché volgendoci intorno abbiamo modo di rallegrarci pel suo progresso e per la sua espansione. Difatti nonostante i tempi purtroppo difficili nei quali la Provvidenza ci ha fatto trovare, con viva soddisfazione constatiamo che alle nostre Suore non è mai mancato  e non manca quanto è necessario alla vita. Le nostra Suore valendosi appunto della penuria economica presente, hanno trovato modo di allargare il campo del loro apostolato spendendosi in molte e svariate opere di carità, per venire in soccorso di coloro che si son trovati nella dolorosa necessità di stendere la mano per avere perfino somministrazione del cibo giornaliero e dispensare ad essi altri necessari approvvigionamenti, mentre abbiamo avuto l’opportunità di aprire nuovi Orfanotrofi, nuovi Asili, nuove Case, in cui le finalità che la Sede Apostolica stabiliva pel nostro Istituto nel recente decreto di Lode che si degnava concederci la Santità di Papa Pio XII è sempre più largamente raggiunta.

E ciò torna evidentemente a gloria del Signore perché noi unicamente per Lui viviamo e lavoriamo, nonché a vantaggio spirituale delle nostre Suore il cui lavoro non può essere meritorio per esse innanzi a Dio, pegno sicuro di gran premio nella vita futura.

Senonché nel silenzio e nel raccoglimento della nostra preghiera  natalizia noi abbiamo pensato e temuto che tutta l’attività delle nostre Suore, le quali in alcune nostre Case si è resa addirittura esuberante, potesse svolgersi a detrimento dello spirito, il quale non deve rimanere affogato nelle opere laboriose che si compiono, ma deve svolgere l’attività tutta, ma proprio nel progresso  dell’amore di Gesù e nella pratica delle virtù del vangelo per piacere unicamente a Lui. E ciò perché le nostre  carissime figliuole non diano nella loro vita alle loro attività materiali la prevalenza su quelle spirituali, in modo da meritare da Gesù il rimprovero che Egli faceva alla buona Marta del Vangelo,spingendole all’esempio di Maria che aveva scelto la vai migliore della sua dedizione completa al Divin Maestro.

E perché questo non avvenga noi abbiamo pregato intensamente Gesù, nella ricorrenza della sua festa natalizia, perché Egli rinasca nel cuore delle nostre Suore con rinnovato fervore, con intenso desiderio di andare sempre innanzi nel suo amore, nella vita di unione con Lui nella gloria futura. Senza questa attività spirituale la vita religiosa non si concepisce  e l’Istituto religioso resterebbe snaturato.

Pel nostro ufficio, Noi sentiamo l’alta responsabilità d’impedire tutto ciò con tutte le nostre forze e pertanto crediamo necessario ordinare che sia tutto messo in opera quanto possa contribuire  a tener desto nelle nostre Suore lo spirito di fervore. E facciamo di ciò strettissimo ordine alle Superiore perché tutto sia eseguito. E perciò ordiniamo nel modo più efficace che nelle nostre Case si osservi fedelmente quanto prescrivono le nostre Costituzioni e che si rispetti religiosamente l’orario delle occupazioni giornaliere. Fra queste devono primeggiare la preghiera, la meditazione, e tutte le altre

Opere di pietà. Queste opere devono costituire per le Suore come il loro riposo, ed il loro sollievo.
In queste devono far consistere la parte più importante della loro attività, considerando che il disimpegno delle altre mansioni, senza la loro consacrazione alle opere di pietà, ed alla preghiera nulla sarebbe per esse  come la negazione dello stato religioso. Esse non sarebbero agli occhi di Dio che come semplici persone secolari, con l’aggravante della loro colpevolezza per venir meno ai loro più alti doveri.

E perché questo spirito di fervore si mantenga sempre più vivo esortiamo le Suore specialmente alla devozione al S. Sacramento, alle frequenti visite a Lui, ed alla devozione alla Vergine Immacolata.

Ordiniamo poi come i mezzi più adatti alla conservazione dello spirito religioso che si facciano immancabilmente i ritiri mensili rispettando tutte le modalità consuete, e gli Esercizi spirituali annuali, per avere in essi quel santo ritempramento dello spirito che è necessario per rafforzarsi contro gli urti del mondo e le tentazioni del demonio,alle quali, come dice l’Apostolo S. Pietro dobbiamo resistere specialmente con la corazza della fede.

Nella piena fiducia che tutte le Nostre Suore, Superiore e dipendenti raccolgano religiosamente le presenti nostre esortazioni, ed eseguano fedelmente i nostri ordini, coi voti che il nuovo anno apporti a tutte celesti favori, benediciamo tutte maternamente.
 
Aff.ma
Suor Stefanina Graziano


Gen 01 1207

 

Cenni storici

s elisabetta3 smallConosciuta anche come S.Elisabetta di Turingia, nacque in Ungheria, probabilmente a Pressburg, nel 1207.

Era figlia del re Andrea II d'Ungheria e di sua moglie Gertrude, appartenente alla famiglia dei Conti di Andechs-Meran. La sorella di Sua madre era Santa Edvige, moglie del Duca Heinrich I, mentre Santa Elisabetta (Isabel) del Portogallo,  che sposò il tirannico re portoghese Diniz e morì nel 1336, era Sua pronipote.

Nel 1211 Hermann I di Thuringiainviò alcuni ambasciatori in Hungary allo scopo di combinare un matrimonio tra il maggiore dei suoi figli, Ludwig, ed Elisabetta, che aveva appena 4 anni. Tale progetto matrimoniale era un'abile mossa politica, e la bambina fu portata alla corte di Turingia per crescere insieme al futuro marito.
Ella divenne una ragazzina molto pia e religiosa, con un'evidente inclinazione per la preghiera e per i piccoli atti di auto-mortificazione.

Nel 1221, Ludwig ed Elisabetta si sposarono: egli aveva 21 anni e Lei ne aveva 14: fu un matrimonio davvero felice ed esemplare, ebbero tre figli e furono sempre devotamente legati l'uno all'altra. Ludwig si rivelò all'altezza di sua moglie. La protesse nei Suoi atti di carità, nelle penitenze, nelle veglie, e spesso La tenne per mano mentre pregava inginocchiata di notte accanto al letto. Egli fu anche un abile governatore ed un soldato coraggioso. I tedeschi l'hanno soprannominato "San Ludwig", poiché fu uno degli uomini migliori della sua epoca, oltre che il pio marito di Santa Elisabetta.

Nel 1221 i seguaci di San Francesco s'insediarono permanentemente per la prima volta in Germania, e Fratello Rodeger divenne temporaneamente il Suo direttore spirituale: nei suoi insegnamenti, egli Le inculcò gli ideali di San Francesco, che si radicarono fortemente nel Suo animo.  Grazie all'aiuto di Elisabetta, i Francescani fondarono nel 1225 un monastero ad Eisenach,  Dopo breve tempo, il ruolo di Fratello Rodeger fu assunto da Conrad di Marburg, che non apparteneva a nessun ordine, ma era un uomo molto severo, un vero asceta.
Egli trattò Elisabetta con inesorabile severità, ricorrendo perfino a strumenti di penitenza corporale, ma la condusse con polso fermo lungo la via dell'auto-mortificazione fino alla santità e, dopo la morte di Lei, si prodigò attivamente per la Sua canonizzazione. Ludwig collaborò spesso con l'Imperatore Federico II per la gestione dell'impero e, nella primavera del 1226, mentre lui era in Italia, Elisabetta governò al suo posto e distribuì elemosine in ogni angolo del suo territorio. Inoltre costruì un ospedale, visitando quotidianamente i ricoverati, ed aiutando contemporaneamente novecento poveri.

elisabetta d-ungheria OKNel 1227, Ludwig aveva in progettato con l'Imperatore Federico II, ma l'11 settembre morì di peste  ad Otranto. La notizia raggiunse Elisabetta in ottobre, poco dopo il Suo terzo parto, ed Ella esclamò: "Il mondo e le Sue gioie sono ormai morti per me".

Suo zio Eckbert, Vescovo di Bamberg, progettò per Lei un secondo matrimonio, nonostante Elisabetta, mentre Suo marito era ancora vivo,  avesse fatto un voto di castità da rispettare se Egli fosse morto.  Mentre difendeva tale convinzione dagli attacchi di Suo zio, i resti mortali di Ludwig vennero portati a Bamberg da alcuni fedeli seguaci che li avevano recuperati in Italia. Piangendo amaramente, Ella seppellì il suo corpo nella cripta di famiglia dei Signori di Turingia, nel monastero di Reinhardsbrunn.

Nel 1228, nella casa Francescana di Eisenach, Elisabetta rinunciò formalmente al mondo; quindi, dopo aver raggiunto Conrad a Marburg, Ella indossò l'abito del Terzo Ordine di San Francesco, e fu una delle prime terziarie della Germania.
Durante l'estate dello stesso anno, Elisabetta costruì l'ospedale Francescano di Marburg e si dedicò totalmente alla cura caritatevole degli ammalati. Costantemente devota a Dio, lavorò senza sosta, finché le forze non Le vennero a mancare. Morì il 17 novembre 1231 a soli 24 anni, un'età in cui la maggior parte degli esseri umani ha appena incominciato a fiorire.




Elisabetta d’Ungheria
Patrona del Terzo Ordine Francescano


Sant Elisabetta dUngheria 5okElisabetta d’Ungheria nel breve arco di tempo della sua vita terrena, 24 anni, realizzò mirabilmente i disegni di Dio prima come principessa, poi come moglie, madre e vedova, insegnando a se stessa e trasmettendo alle generazioni seguenti l’incomparabile valore della rinuncia a se stessi e della carità al servizio di Dio.

Sotto la tutela della madre di Ludwig, Sophia, Elisabetta e le sue compagne studiarono tedesco, francese, latino, la storia del reame, musica, letteratura e ricamo. Di capitale importanza, comunque, era l’addestramento dettagliato sul come essere “una futura regina”.

Amava ripetere: “Come posso io, creatura miserabile, continuare ad indossare una corona di dignità terrena, quando vedo il mio Re, Gesù Cristo, coronato con delle spine?”.

Era il ritratto perfetto della Carità Cristiana, ed usò i molti mezzi a sua disposizione per pagare debiti, comprare cibo e vestiti e per pulire, prendersi cura e seppellire i morti. La sua carità sfidò l’intero sistema feudale. Sicuramente le azioni di Elisabetta non accrebbero la sua popolarità a corte.

Elisabetta viene generalmente rappresentata come una donna che indossa una corona e si prende cura dei mendicanti.

Le Sue donazioni di pane ai bisognosi, ed il grande quantitativo di grano che regalò alla Germania colpita dalla carestia, fecero di Lei la patrona dei panettieri. È anche la santa patrona degli ospedali, case di cura e servizi infermieristici.


Da una lettera di Conrad di Marburg:

"... Elisabetta conobbe ed amò Cristo nei poveri. Incominciò presto a distinguersi in virtù e santità di vita. Ella aveva sempre consolato i poveri, ma da quando fece costruire un ospedale presso un suo castello, e vi raccolse malati di ogni genere, da allora si dedicò interamente alla cura dei bisognosi. Distribuiva con larghezza i doni della sua beneficenza non solo a coloro che ne facevano domanda presso il suo ospedale, ma in tutti i territori dipendenti da suo marito. Arrivò al punto da erogare in beneficenza i proventi dei quattro principati di suo marito e da vendere oggetti di valore e vesti preziose per distribuirne il prezzo ai poveri.
Aveva preso l'abitudine di visitare tutti i suoi malati personalmente, due volte al giorno, al mattino e alla sera. Si prese cura diretta dei più ripugnanti. Nutrì alcuni, ad altri procurò un letto, altri portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre in ogni attività di bene, senza mettersi tuttavia per questo in contrasto con suo marito. Dopo la morte di lui, tendendo alla più alta perfezione, mi domandò con molte lacrime che le permettessi di chiedere l'elemosina di porta in porta."

elisabetta5bElisabetta viene anche rappresentata come una donna che indossa una corona e porta un fascio di rose nel mantello poiché una volta, mentre portava cibo ai poveri e agli ammalati, suo marito la fermò e guardò sotto il suo mantello, ma trovò solo rose, e non cibo. 

Prima di morire Elisabetta pronunciò queste parole:  "A quest’ora la Vergine Maria diede al mondo il suo Redentore. Parliamo di Dio e del piccolo Gesù, poiché ora è mezzanotte, l’ora in cui Gesù nacque e stette in una mangiatoia, e così creò una nuova stella che non era mai stata vista prima; a quest’ora lui giunse per redimere il mondo; redimerà anche me; a quest’ora uscì dalla morte, e salvò le anime imprigionate; libererà anche la mia da questo mondo miserabile."  Dopo una pausa riprese: "O Maria, assistimi! Il momento è arrivato quando Dio convoca il Suo amico alla festa nuziale. Lo Sposo cerca la sua sposa… Silenzio!... Silenzio!".

La vita di Santa Elisabetta d’Ungheria è stata un esempio di perfetta conformità alla volontà di Dio e di fedeltà alla  propria posizione nella vita.
Fu circondata da ricchi, eppure non si lasciò mai distrarre dall’amore verso i poveri.
Era profondamente innamorata di un uomo che la ricambiava, eppure non ha mai messo Dio al secondo posto nel suo cuore.
Aveva tutto e non sentiva bisogno di nulla; ciò che riceveva lo regalava.
Non fu mai amareggiata quando la fortuna le si voltò contro.
Accettò il dolore della morte del marito in maniera realmente cristiana, ed accolse la propria con la medesima rassegnazione.
La sua storia non è una leggenda, ma si pone come una lezione affinché tutti possiamo imitarla.
Sia che tu viva in un castello o in un appartamento, S. Elisabetta d’Ungheria ti invita a seguire i suoi passi verso il trono di Dio, accettando la Sua volontà nella tua vita.



Ott 01 1480

 

Gaetano Thiene: un Santo per il nostro tempo


1-S GaetanoNasce a Vicenza nel mese di ottobre del 1480, muore a Napoli il 7 agosto 1547.

Contemporaneo di Lutero, Gaetano Thiene può dirsi la voce umile nel coro di quanti invocavano all’interno  della Chiesa una riforma di vita e di costumi.

Nato dalla nobile famiglia dei Thiene, fu segretario particolare di papa Giulio II e protonotario apostolico. In qualità di "scrittore delle lettere apostoliche", ebbe modo di conoscere da vicino  cardinali  e prelati.

Siamo nel periodo dello splendore rinascimentale, che vede concentrati a Roma grandi artisti, intenti a realizzare quanto di più bello l’arte era in grado di offrire.
Nel contempo però la vita morale della curia papale, del popolo e del clero, a Roma come altrove, non brillava certo per santità di costumi.
Gaetano non si lasciò abbagliare dallo splendore della corte pontificia, né si scoraggiò per la miseria morale che vedeva.  Egli ripeteva: “Roma un tempo santa, ora è una Babilonia”.
Invece di fuggire e ritirarsi in un eremo, da uomo intelligente e concreto, passò all’azione riformatrice, cominciando da se stesso.
Incoraggiato da una suora agostiniana Laura Mignani, che godeva  di fama di santità, prese ad assistere gli ammalati dell’ospedale di San Giacomo.
Nel settembre 1516 a 36 anni, accettò di essere ordinato sacerdote, ma solo a Natale di quell’anno, volle celebrare la prima Messa nella Basilica di S. Maria Maggiore.
In una lettera scritta a suor Laura Mignani a cui era legato da filiale devozione, Gaetano confidò che durante la celebrazione della Messa, gli apparve la Madonna che gli depose tra le braccia il Bambino Gesù. Per questo egli è raffigurato nell’arte e nelle immagini devozionali con Gesù Bambino tra le braccia.
Celebrò la prima Messa a trentasei anni e considerò una "gran superbia" l'essere salito all'altare.
Ritornato nel Veneto, nel 1520 fondò a Venezia l’Ospedale degli Incurabili. Instancabile nel suo ardore di apostolato e di aiuto verso gli altri, ritornò a Roma e nel 1523 insieme ad altri tre compagni: Bonifacio Colli, Paolo Consiglieri, Giampiero Carafa (vescovo di Chieti, diventerà poi papa con il nome di Paolo IV).
Gaetano chiese ed ottenne dal papa Clemente VII, l’autorizzazione a fondare la “Congregazione dei Chierici Regolari” detti poi Teatini, con la finalità di vivere la vita in comune  servendo  Dio  attraverso i fratelli.
L’ispirazione che egli sentiva impellente, era di formare e donare alla Chiesa sacerdoti che vivessero la primitiva norma della vita apostolica.
Perciò non ebbe fretta a stendere una Regola, perché questa doveva essere il santo Vangelo, letto e meditato ogni mese, per potersi specchiare in esso.
Le Costituzioni dell’Ordine furono infatti emanate solo nel 1604.
I suoi chierici non devono possedere niente e non possono neanche chiedere l’elemosina, devono accontentarsi di ciò che i fedeli spontaneamente offrono e di quanto la Provvidenza manda ai suoi figli. Aveva sempre presenti le parole di Gesù : “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.
3-san gaetanoNel 1533 per volere del papa Clemente VII, S. Gaetano si trasferì a Napoli, stabilendosi prima all’Ospedale degli Incurabili e poi nella Basilica di S. Paolo Maggiore.
A Napoli fondò ospizi per anziani, potenziò l’Ospedale degli Incurabili, fondò i Monti di Pietà, da cui nel 1539 sorse il Banco di Napoli, il più grande Istituto bancario del Mezzogiorno.
Suscitò nel popolo la frequenza assidua dei sacramenti, stette loro vicino durante le carestie e le ricorrenti epidemie come il colera.
E quando le autorità civili vollero instaurare nel Viceregno di Napoli, il tribunale dell’Inquisizione, il popolo napoletano (unico a farlo nella storia triste dell’Inquisizione in Europa) si ribellò.
La repressione spagnola fu violenta e ben 250 napoletani vennero uccisi, per difendere un principio di libertà.
Gaetano in quel triste momento, fece di tutto per evitare il massacro e quando si accorse che la sua voce non era ascoltata, offrì a Dio la sua vita in cambio della pace.

Morì a Napoli il 7 agosto 1547 a 66 anni, consumato dagli stenti e preoccupazioni e due mesi dopo la pace ritornò nella città napoletana.

L’opera che più l’aveva assillato nella sua vita, era senza dubbio la riforma della Chiesa.
Al contrario del contemporaneo Martin Lutero, operò la sua riforma dal basso verso l’alto, formando il clero e dedicandosi all’apostolato fra i poveri.
A quanti gli facevano notare che i napoletani non potevano essere così generosi negli aiuti, come i ricchi veneziani, rispondeva: “E sia, ma il Dio di Venezia è anche il Dio di Napoli”.
Il popolo napoletano non ha mai dimenticato Gaetano, questo vicentino di Thiene, venuto a donarsi a loro fino a morirne per la stanchezza e gli strapazzi.
Da secoli è stato nominato compatrono di Napoli. Il suo è uno dei nomi più usati da imporre ai figli dei napoletani e di tutta la provincia.

Egli venne beatificato il 23 novembre 1624 da papa Urbano VIII e canonizzato il 12 aprile 1671 da papa Clemente X.

Il messaggio sociale e spirituale di San Gaetano è sempre attuale, come lo faceva notare il Papa Giovanni Paolo II in una lettera del 7 agosto 1980, all'Incaricato Generale dell'Ordine:

È  attuale:

  • Per il suo spirito altamente sacerdotale, proteso ad una permanente riforma dell'"uomo interiore".
  • Per il suo ardore per la riforma della Chiesa del suo tempo. 
  • Per il suo ritorno alle genuine fonti del Vangelo e alla maniera di vivere degli Apostoli.
  • Per lo zelo posto nel decoro della Casa di Dio e nel servizio liturgico.
  • Per la sua instancabile dedizione al servizio degli infermi, dei poveri, degli emarginati.
  • Per il suo fiducioso abbandono alla provvidente Bontà del Padre Celeste.
 

Dalle "Lettere" di san Gaetano, sacerdote:


San Gaetano II“Io sono un peccatore e di me faccio poco conto, ma ricorro ai santi servi del Signore, perché preghino per te Cristo benedetto e la sua Madre. Non dimenticare che tutti i santi non possono renderti cara a Cristo quanto lo puoi tu.

E' impresa tua, e se vuoi che Cristo ti ami e ti aiuti, tu ama lui e volgi la tua volontà a piacergli sempre e non dubitare che, se anche ti abbandonassero tutti i santi e tutte le creature, egli ti aiuterà sempre nelle tue necessità. Sii certa che noi siamo sulla terra pellegrini e viaggiatori: la nostra patria è il cielo.

… Chi si insuperbisce, va fuori strada e corre alla morte. Mentre viviamo quaggiù, dobbiamo acquistarci la vita eterna, e tuttavia da soli non possiamo, perché l'abbiamo perduta per i nostri peccati, ma Gesù Cristo ce l'ha recuperata.

Perciò bisogna che lo ringraziamo in ogni circostanza, lo amiamo, gli obbediamo e facciamo tutto quello che ci è possibile per rimanere con lui. Egli si è dato per noi come nostro cibo. Infelice chi ignora un dono così grande. Ci è dato di possedere Cristo, Figlio della Vergine Maria. Lo rifiuteremo? Guai a colui che non si cura di riceverlo”.

"Cristo aspetta, nessuno si muove”  (S. Gaetano)







Abbandono alla Provvidenza di S. Gaetano da Thiene e di Madre Miradio


2-san gaetano“Cercare la Gloria di Dio”: è lo scopo ultimo della missione che Madre Miradio ha  prospettato alla nostra Congregazione. Cercare la Gloria di Dio vuol dire riconoscere Dio quale Signore della Storia dell’umanità e della propria storia personale. Se Dio è Signore, l’atteggiamento teologale che ne consegue è quello di prendere coscienza della condizione creaturale o filiale. L’atteggiamento  conseguente a questa scoperta, di sapersi cioè in una condizione creaturale, è un fiducioso abbandono in Dio, alla Sua Provvidenza amorevole.

L’abbandono alla Provvidenza è quindi un atteggiamento di fede, che porta a fidarsi e affidarsi ciecamente “di e a Lui”, con una fiducia profonda che investe totalmente la nostra esistenza. Abbandonarsi alla Provvidenza vuol dire abbandonarsi all’azione creatrice  e santificatrice dello Spirito Santo, che ci illumina, ci guida e ci dà forza, per vivere da persone nuove: libere e liberanti. Come Abramo. Come Madre Miradio.



Madre  Miradio della Provvidenza di S. Gaetano: gli occhi della mente e del cuore fissi in Dio per discernere la sua adorabile volontà in ogni situazione e il fiducioso abbandono nelle sue mani, sono gli atteggiamenti spirituali che il suo nome significa e sintetizza. Il riferimento a S. Gaetano rafforza l’esplicitazione di tale abbandono nelle mani provvidenti del Padre.

Inconfondibile caratteristica francescana, l’abbandono alla Provvidenza costituisce la dimensione portante di tutto il cammino di fede di Madre Miradio,  il tratto essenziale della sua spiritualità: tutta protesa a percepire e a cogliere il passaggio di Dio nella propria storia e nella storia degli uomini, si fa donna dell’ascolto e della dedizione amorosa a Dio, vivendo lo stupore dei piccoli e dei semplici del Vangelo di fronte alla immensa grandezza e tenerezza del Padre e modulando i ritmi dei propri passi sui passi di Dio.

Madre Miradio rappresenterà costantemente un modello di abbandono fiducioso e sereno alla Provvidenza di Dio, alla quale consegna se stessa, le sue figlie e l’Opera.

Abbandono che nel suo vocabolario non è sinonimo di passività, rassegnazione, ma coraggio di tessere la propria volontà con i voleri di Dio.

Pertanto, non riteneva fuori luogo la prudenza, anch’essa virtù, l’accortezza e una certa dose di "calcolo": disporsi alla volontà di Dio non è mai cedere in modo inoperoso agli eventi. Anzi, è a partire da essi che la volontà di Dio va ricercata, interrogando, dubitando, indagando, verificando e, infine, dandosi da fare.

Consegnata alla Provvidenza di Dio, vuole esserne a sua volta efficace strumento per gli altri, testimone credibile che il Padre ha cura di tutti.

In un mondo dove la tecnica e la secolarizzazione occupano il posto di Dio, dove la grande maggioranza dei popoli sono esclusi dalla storia, siamo chiamate:

§  a  verificare il nostro “essere profeti di Provvidenza”;
§  ad essere, nella Storia e nella Chiesa locale, donne che sanno cogliere i segni dei tempi;
§  ad assumere un’attitudine interiore di profondo distacco dalle cose e di “diffidenza di se stesse”,  vivendo la fede e l’abbandono senza paure, trasmettendo fiducia in Dio, speranza,  serenità, gioia;
§  a vivere la semplicità e la sobrietà di vita a livello personale, comunitario e congregazionale;
§  ad accogliere con gioiosa gratitudine ogni segno concreto di Provvidenza, ringraziando Dio per quello che ci dà e per quello che ci toglie;
§  a vivere nella fede la gratuità, la solidarietà e la condivisione senza calcoli.

  E  "speriamo che il Signore provveda anche per questo”. 



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