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Ott 24 2016

 Ai  Gruppi “Amici di Madre Miradio”






“A tutti i cristiani, religiosi, chierici e laici, maschi e femmine,
a tutti coloro che abitano nel mondo intero,
frate Francesco,  loro umile servo, ossequio rispettoso,
pace vera dal cielo e sincera carità nel Signore”.
(dalla Seconda Lettera ai fedeli” di  S. Francesco d’Assisi)

Carissimi Amici e Amiche,

a tutti voi un abbraccio affettuoso e fraterno.

In occasione della celebrazione della Festa di S. Francesco, con la quale iniziate il cammino per il nuovo Anno, sono felice di rendermi presente con questo mio scritto.

Questo è stato un anno molto ricco di eventi importanti: abbiamo celebrato nello scorso mese di agosto, ad Ariccia, l’Assemblea Intercapitolare durante la quale ci siamo interrogate, come Famiglia Religiosa Francescana nella Chiesa e per il mondo, come meglio servire la gente vivendo e proclamando, con la nostra vita e con le nostre opere, il Vangelo della Misericordia e della Carità.

Il 19 marzo scorso la Santa Sede ha approvato le nostre nuove Costituzioni e con esse ha riconosciuto l’istituzione  della Famiglia Laicale Miradiana, di cui voi, carissimi, avete espresso il desiderio di far parte.

La Chiesa con questa approvazione ci conferma che siamo chiamati ad essere insieme testimonianza profetica della carità. La comunione e l’incontro fra differenti vocazioni (quella laicale e quella della Vita Consacrata) è un cammino di speranza. Nessuno costruisce il futuro con le sole proprie forze, ma riconoscendosi nella verità di una comunione che sempre si apre all’incontro, al dialogo, all’ascolto, all’aiuto reciproco.

Dobbiamo unire le forze per rispondere, con fede e  con creatività, ai richiami di bene  di coloro che vivono forme di disumanizzazione e di sofferenza.

Sento che camminare insieme  aiuta tutti noi  a testimoniare la  freschezza del Vangelo e l’attualità del Carisma di Madre Miradio e da a noi, Religiose di S. Antonio, un impulso  nuovo e creativo all’Evangelizzazione.

La spiritualità di Francesco d’Assisi e di Madre Miradio è dono alla Chiesa. Di questo dono la nostra Congregazione è responsabile ma non proprietaria. Questo Carisma è anche vostro e noi desideriamo che voi ne possiate condividere la bellezza e il senso per vivere con più radicalità il vostro Battesimo e per contribuire alla crescita del bene comune.

Francesco ci insegna che non si può essere tutto per gli altri se non si è tutto per il Signore, e non si può essere tutto per il Signore se la nostra vita non diventa un costante dono per gli altri.

Francesco stigmatizzato raggiunge il massimo della sua conformazione a Cristo: raccogliendo in sé fino all’ultimo granello del Suo dolore, raccoglie in sé il cuore dell’uomo che ha nostalgia di Dio, che vive lo smarrimento in una società sempre meno sensibile alle povertà materiali e interiori. Una società dove, per dirla con le parole di Papa Francesco, la “cultura dello scarto” tende a diventare “mentalità comune” e a minimizzare il valore straordinario della vita e della persona. Urge il recupero della dignità  umana per rimarginare “le stimmate” di tanti bambini, di tanti  giovani, di tante mamme e di tanti papà del nostro tempo.



La bella e accorata preghiera, pronunciata da san Giovanni Paolo II alla Verna durante la visita del 17 settembre 1993, offre uno stimolo e una riflessione concreta su questa necessità.

O san Francesco, stigmatizzato de La Verna,
il mondo ha nostalgia di te
quale icona di Gesù Crocifisso.
Ha bisogno del tuo cuore
aperto verso Dio e verso l’uomo,
dei tuoi piedi scalzi e feriti,
delle tue mani trafitte e imploranti.
Ha nostalgia della tua debole voce,
ma forte della potenza del Vangelo.
Aiuta, Francesco, gli uomini d’oggi
a riconoscere il male del peccato
a cercarne la purificazione nella penitenza.
Aiutali a liberarsi dalle stesse strutture di peccato,
che opprimono l’odierna società.
Ravviva nella coscienza dei governanti
l’urgenza della pace nelle Nazioni e tra i Popoli.
Trasfondi nei giovani la tua freschezza di vita,
capace di contrastare le insidie
delle molteplici culture di morte.
Agli offesi da ogni genere di cattiveria comunica,
Francesco, la gioia di saper perdonare.
A tutti i crocifissi dalla sofferenza,
dalla fame e dalla guerra
riapri le porte della speranza. Amen!

Carissimi Amici ed Amiche desidero esprimervi la mia gratitudine e il mio apprezzamento per il desiderio e l’impegno che manifestate di voler rendere  più intenso il vostro cammino di identificazione con il  Carisma di Madre Miradio.

Il Signore benedica le vostre famiglie, ogni vostra intenzione, i vostri sogni di bene.  Vicina con amicizia!

Suor Tanina Nicolaio
Superiora Generale


Feb 02 2013
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Lug 09 2014
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Lug 04 2014


Madre Miradio della Provvidenza: un cammino di santità attuale

 

1. Storia della Causa di beatificazione


Con lettera del 25 ottobre 2001 monsignor Agostino Vallini, Vescovo di Albano, chiedeva un autorevole parere al Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, circa la possibilità di aprire la Causa della Serva di Dio, trasferendo il foro dall’Arcivescovo di Napoli, all’interno della cui diocesi la Serva di Dio era morta, ad Albano. La risposta del Prefetto, in data 19 novembre 2001, illustrava la prassi vigente, sottolineando in particolare la necessità di un consenso scritto da parte dell’Ordinario competente.

Con lettera del 10 dicembre 2001 monsignor Agostino Vallini chiedeva al Cardinale Michele Giordano, Arcivescovo metropolita di Napoli, di «valutare benignamente la domanda della Superiora Generale e del Consiglio Generalizio di concedere a me di condurre, a norma delle disposizioni della Sede Apostolica, la suddetta inchiesta diocesana», adducendo a sostegno di tale richiesta sia il fatto che la Serva di Dio era sepolta nella casa generalizia di Ariccia, sia il fatto che, trattandosi di una Causa storica, l’archivio dell’Istituto si trovava presso la medesima casa. Il 20 dicembre successivo, il Cardinale Michele Giordano accoglieva la richiesta del Vescovo di Albano, esprimendo parere favorevole al trasferimento di competenza.

Il 29 dicembre 2001 il medesimo Vescovo di Albano si premurava di inviare al Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi il suddetto parere. Il 21 gennaio 2002 il Cardinale José Saraiva Martins comunicava a monsignor Agostino Vallini l’accoglimento dell’istanza del trasferimento della competenza di foro dall’arcidiocesi di Napoli alla diocesi di Albano.

Stabilito ciò, il 13 febbraio 2002 suor Eufrasia Moriello, Superiora generale della Congregazione delle Religiose Francescane di Sant’Antonio, parte attrice della Causa, a norma delle vigenti leggi in materia, nominava il compianto padre Luca Michele De Rosa OFM, Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori, Postulatore della Causa della Serva di Dio, chiedendo il relativo placet al Vescovo di Albano.

Legittimamente costituito, padre Luca Michele De Rosa inviava a monsignor Agostino Vallini il supplice libello per l’apertura della Causa in data 31 maggio 2002. Questi, accogliendo l’istanza del Postulatore, dopo aver ottenuto dalla Congregazione delle Cause dei Santi il prescritto nihil obstat, emanava apposito editto in data 1° novembre 2002, dopo aver nominato precedentemente due censori teologi nelle persone dei sacerdoti Marcello Bordoni e Gianfranco Poli, che presentavano i loro giudizi rispettivamente il 17 e il 31 gennaio 2003.

Nel frattempo, il Vescovo di Albano aveva chiesto, in data 23 settembre 2002, al Cardinale Camillo Ruini, nella sua qualità di presidente, di voler interpellare la Conferenza Episcopale del Lazio al fine di averne il dovuto parere in merito all’apertura della Causa. La suddetta Conferenza esprimeva parere favorevole in data 8 ottobre 2002.

In data 12 gennaio 2003, il Vescovo di Albano emanava il decreto di apertura della Causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio, nominando monsignor Felicetto Gabrielli Giudice delegato, padre Giuseppe Zane FN Promotore di Giustizia e il sacerdote don Andrea De Matteis Notaio attuario. Nella medesima data Monsignor Vallini nominava la Commissione Storica nelle persone di suor Gaetanina Nicolario, presidente, di padre Giuseppe Buffon OFM e di Ulderico Parente quali membri. Il Vescovo convocava il Tribunale e la Commissione Storica per l’apertura ufficiale dell’inchiesta, da effettuarsi nel duomo di Albano in data 1° febbraio 2003.

L’Inchiesta diocesana sulla vita, virtù e fama di santità della Serva di Dio, aperta nella cattedrale di Albano nella data suddetta, si svolse in 47 sessioni, concludendosi il 2 ottobre 2004. Nel corso di essa furono escussi 35 testi, uno solo de visu, tutti gli altri de auditu a videntibus, o semplicemente de auditu o a conoscenza di fatti relativi alla vita, virtù e fama di santità della Serva di Dio anche in seguito a studio o lettura di opere storico-biografiche o spirituali a lei pertinenti. Nel corso della XXII sessione, in data 19 giugno 2003, furono accolte dal Tribunale tre dichiarazioni extraprocessuali di Florinda Flora, di suor Imelda D’Urso e di suor Felicia Pastore (al secolo Diodata).

Nel corso della sessione XXXIX, il 2 luglio 2004, la Commissione Storica, oltre a rispondere ai quesiti predisposti dal Tribunale, provvedeva a consegnare una relazione circa le ricerche storiche ed archivistiche svolte, allegando i 757 documenti raccolti, provenienti da oltre quaranta archivi ecclesiastici e civili.

Nel corso delle sessioni XL e XLI, rispettivamente in data 7 e 10 luglio 2004, il Tribunale provvedeva ad effettuare una visita alla tomba della Serva di Dio in Ariccia e all’abitazione di Secondigliano presso la quale ella morì, riscontrando l’assenza di indebito culto nei suoi confronti.

Consegnati gli atti processuali alla Congregazione delle Cause dei Santi, il Congresso Ordinario del 13 dicembre del 2006 emetteva il relativo decreto di validità.

In data 24 febbraio 2007 veniva nominato Relatore della Causa monsignor José Luis Gutiérrez, dopo il cui ritiro la Causa veniva affidata in data 12 giugno 2009 al compianto padre Cristoforo Bove OFMConv. Dopo la sua morte, fu nominato Relatore della Causa, in data 21 gennaio 2011, monsignor Carmelo Pellegrino. Nominato quest’ultimo Promotore della Fede, in data 27 febbraio 2013 veniva nominato Relatore monsignor Claudio Iovine e, dopo pochi mesi, il in data 25 ottobre 2013 veniva nominato nuovo Relatore della Causa padre Zdzisław J. Kijas OFMConv.

Nel frattempo, al posto del compianto padre Luca Michele De Rosa, scomparso il 25 aprile 2009, veniva nominato Postulatore della Causa padre Giovangiuseppe Califano OFM, Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori.

La Causa, come si può constatare facilmente, è iniziata molti anni dopo il limite previsto dalle norme vigenti. Il ritardo dell’avvio della Causa è dovuto a varie ragioni e non va attribuito a dolo ovvero a una mancata fama di santità e di segni della Serva di Dio.

In primo luogo, bisogna ricordare che la morte della Serva di Dio intervenne nel dicembre del 1926, in un’epoca di importanti trasformazioni socio-economico e politiche in Italia. In particolare, il consolidamento del regime fascista, la successiva stipula dei Patti Lateranensi e, soprattutto, il rapido corso degli eventi che portarono allo scoppio della seconda guerra mondiale, non stimolarono le suore a prendere iniziative a favore di un riconoscimento canonico della santità della propria fondatrice.

Occorre sottolineare, poi, che le suore, all’indomani della morte della Serva di Dio, ebbero il grave problema della sua successione, essendo appena state approvate le nuove Costituzioni e dovendo consolidare, nel contesto dei nuovi rapporti tra Stato e Chiesa, molte iniziative, che poggiavano anche sull’autorevolezza della fondatrice e che ora, invece, dovevano trovare altri sostegni, anche di carattere amministrativo ed economico.

A fronte dei pochi scritti devoti di alcune suore, che avevano conosciuto direttamente la Serva di Dio e che ne ricordavano la santità di vita, che si diffusero tra gli anni Trenta e Sessanta, l’Istituto delle Povere Figlie di Sant’Antonio non aveva maturato la sensibilità culturale ed ecclesiale per dar vita a un processo canonico. Inoltre, dopo la fine della guerra e dopo la ricostruzione, quando ormai sembrava maturato il tempo per affrontare una Causa, l’Istituto dovette affrontare un’inattesa e dolorosa uscita di un gruppo di suore, che seguirono la Serva di Dio suor Leonia Milito, nel corso del 1958, nella fondazione delle Suore Missionarie di Sant’Antonio Maria Claret. Tale avvenimento non favorì l’avvio della Causa, anche se servì per richiamare l’attenzione, insieme agli inviti che provenivano dal Concilio Vaticano II, alla centralità del carisma fondativo.

Dopo la stagione del rinnovamento conciliare, che orientò la Congregazione delle Povere Figlie di Sant’Antonio a una profonda riconsiderazione della propria identità (ne è significativo esempio il cambiamento di nome), passata la stagione della crisi postconciliare, le autorità dell’Istituto incoraggiarono le ricerche storiche sulla figura della fondatrice. In particolare, alcune suore furono incaricate di svolgere ricerche storico-documentarie, che potessero far luce su tutta la vita della Serva di Dio: una più avvertita sensibilità storica consigliò di approfondire la conoscenza della fondatrice, al fine di valutare anche i momenti più complessi della sua esistenza. Questo cammino di ricerca storica durò oltre dieci anni e permise di raccogliere un’ampia documentazione, che si provvide anche a divulgare attraverso pubblicazioni, convegni, seminari di studio.

Le ricerche storico-documentarie non furono semplici e non furono neanche facili, ma confermarono, una volta giunte al termine, che la vita della Serva di Dio era stata esemplare e poteva essere proposta come modello per le religiose della famiglia francescana, ma anche per tutti gli uomini e le donne del nostro tempo.

Solo a questo punto, sulla base di una ininterrotta tradizione orale, rassodata dalla documentazione storica, le Religiose Francescane di Sant’Antonio decisero di avviare il processo canonico, i cui passaggi essenziali vengono ricostruiti dettagliatamente nella parte introduttiva del Summarium testium.

Nel 2015 la Positio è stata presentata al Relatore, che ne ha approvato la stesura.

Il 4 aprile 2017 presso la Congregazione delle Cause dei Santi ha avuto luogo la Seduta del Consultori Storici per la discussione/valutazione della Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis della Causa di Canonizzazione di Madre Miradio della Provvidenza, nostra Fondatrice. I Consultori hanno dato parere positivo sulla Positio.

Ora deve passare alla valutazione dei Consultori Teologi che dovranno esprimere il loro parere sull’esercizio eroico delle virtù di Madre Miradio e sulla sua fama di Santità.

Il parere positivo dei Consultori Storici sulla Positio di Madre Miradio è per noi e per la Famiglia Laicale Miradiana un dono e una sfida perché “i santi ci riportano sempre al cuore del Vangelo, per esserne affascinati e trasformati in ogni tempo nell’unica fedeltà a Dio e all’Uomo. La memoria di Madre Miradio della Provvidenza sia parola profetica per il nostro oggi, con le sue domande e le sue attese” (Padre Massimo Fusarelli, ofm, Anno Miradiano, Ariccia, 27 luglio 2013).

2. L’importanza di Madre Miradio nel suo tempo

La vita della Serva di Dio si svolse in un tempo particolarmente complesso e difficile della storia contemporanea, dal 1863 al 1926, in un territorio, quello dell’Italia meridionale, che vide il passaggio epocale dal Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia fino alla crisi socio-politica e istituzionale, che seguì lo scoppio della Prima guerra mondiale, con l’avvento del fascismo. Il Mezzogiorno d’Italia visse momenti complessi anche sul piano economico e non fu risparmiato da una generale crisi, con gravi ripercussioni anche sugli assetti sociali, con effetti particolarmente rilevanti sui ceti più deboli.

Nella Chiesa e nella società del suo tempo, la Serva di Dio ebbe importanza per la testimonianza di concreta carità cristiana rivolta particolarmente nei confronti delle persone più deboli e indifese, quali erano i bambini orfani, gli ammalati, i profughi di guerra. Nel pieno dell’affermazione e poi della crisi dei regimi liberali e di fronte all’avvento di quelli totalitari, che ponevano al primo posto i valori della libertà di iniziativa economica fondata sull’individualismo e sulla legge della domanda e dell’offerta o, dall’altra parte, il culto dello Stato e la divinizzazione del leader, la testimonianza della Serva di Dio fu una dimostrazione autentica della forza e della vitalità dell’amore di Dio, gratuito e personale, con una grande e materna vicinanza ai poveri e ai sofferenti. La carità evangelica della Serva di Dio fu un’eccezionale testimonianza quotidiana di adesione radicale al Vangelo e, nell’obbedienza incondizionata alla Chiesa nei suoi legittimi pastori, ella evidenziò la forza della comunità ecclesiale italiana e della vita religiosa, in particolare, all’indomani delle dure leggi di separazione dallo Stato, attraverso le quali ai consacrati, privati della personalità giuridica, non solo vennero espropriati i beni materiali ma fu impedito pure di continuare a vivere in comunità e di accogliere novizi, prospettando per essi una progressiva e ineludibile fine. L’appartenenza alle Suore Alcantarine e poi la fondazione delle Povere Figlie di Sant’Antonio evidenziano la grande attenzione che ella ebbe ai segni dei tempi, di cui seppe cogliere le potenzialità per la vita religiosa di incidere concretamente nella società per l’evangelizzazione e la promozione della persona umana.

Peraltro, l’eccezionalità della figura e dell’opera della Serva di Dio si evidenziò anche nella prudenza con cui seppe intessere relazioni di collaborazione con le autorità civili, che si condensarono intorno ai valori della giustizia e della solidarietà, ottenendo anche da esse stima, apprezzamento, valorizzazione. In questa direzione, la sua vita contribuì, soprattutto nelle aree abbandonate in cui operò, a ridimensionare la tensione tra lo Stato e la Chiesa, fermi restando i principi, situandosi nel solco del dialogo inaugurato dal pontificato di Leone XIII. Ella, in questo senso, fu interprete efficace e credibile dell’impegno sociale cristiano, facendo proprie e sperimentando la chiamata all’azione sollecitata dal magistero pontificio con la Rerum novarum.

Nella Chiesa del suo tempo, l’azione della Serva di Dio rifulse per la testimonianza di impegno fattivo, pronto e disponibile alle indicazioni dei Pastori. L’impegno per il riconoscimento canonico fu l’esempio evidente di un attaccamento filiale e devoto alla Santa Sede e ai Vescovi nelle cui diocesi si dispiegò l’azione delle Povere Figlie di Sant’Antonio.

L’attaccamento viscerale alla Vergine, di cui fu figlia devota fin dal tempo in cui viveva ancora in famiglia, si sintonizzò sulla costante sollecitazione del magistero ecclesiastico, in particolare quello di Leone XIII, a riscoprire l’importanza primaria della venerazione alla Madonna, quale via privilegiata per incontrare e seguire più da vicino il Signore Gesù. La preghiera del Rosario, da questo punto di vista, fu l’elemento visibile di un rapporto interiore profondissimo, tanto più significativo laddove si consideri la vicinanza del suo raggio d’azione a Pompei.

La Serva di Dio fu un’autorevole interprete della fecondità del francescanesimo, in un tempo di critica rivolta alla vita religiosa: ella amò la povertà e mostrò la straordinarietà di questo amore in un tempo di corsa al profitto, di fronte al capitalismo sfrenato del XIX secolo e alle prospettive opposte del socialismo e del comunismo. La povertà, scelta per amore di Cristo, si fece vicinanza ai poveri, ma fu anche una scelta controcorrente, che richiamava la piccolezza e la fragilità della natura umana, la profonda umiltà delle persone di fronte all’onnipotenza divina e la necessità di condividere, attraverso la propria testimonianza di vita, la sorte dei più deboli.

In una società, dunque, che metteva in discussione i valori della tradizione e, in primo luogo, la centralità della fede, con un indirizzo fortemente orizzontale e razionalistico, con la critica indistinta contro la Chiesa e contro il Vangelo, con la seducente proposta del primato dell’individualismo e dell’economicismo, man mano che andava emergendo nella sua fortezza e prudenza, la figura della Serva di Dio apparve rilevante per aver riproposto, con un pieno e fiducioso coinvolgimento della sua intera esistenza, il primato delle realtà spirituali e la forza vigorosa della fede cattolica. La sua testimonianza di autentico attaccamento al Vangelo e alla Chiesa nelle persone dei suoi Pastori costituisce l’aspetto più significativo della sua esistenza, avendo rifiutato tutti gli stimoli e le persuasioni di una cultura e di un pensiero materialistico, ridotto alla mera contemplazione della realtà terrena. Lo sguardo tenacemente attaccato alle cose celesti, l’appassionata fiducia nella Chiesa e nei suoi pastori, l’amore per il Pontefice e per i sacerdoti, la tenera e materna carità verso il prossimo, l’adorazione dell’Eucarestia, costituirono un vigoroso esempio di una vita spesa interamente al servizio del Signore.

Di questa completa e totale offerta di sé, nelle forme della sua epoca, furono consapevoli molti Vescovi e sacerdoti che furono in contatto con lei e che ne lodarono le virtù, potendo constatare una perfetta congruità tra quanto professato e quanto vissuto. Molti di essi ne ammirarono la tenacia, ma furono attratti soprattutto dalla centralità della sua vita contemplativa: le fonti rivelano un’esistenza che, sulla base di una quotidiana e profonda preghiera, fu costantemente accompagnata da un apostolato caratterizzato da grande concretezza e totale disponibilità delle proprie energie spirituali e fisiche, senza risparmio e senza calcoli, specialmente ai poveri.

La Serva di Dio testimoniò con la sua esistenza un altro importante elemento della vita cristiana, cioè lo spirito di penitenza, con il quale volle richiamare l’attenzione sull’importanza della lotta al peccato, in una dimensione fondamentalmente cristocentrica. Le sue penitenze, ancorché mai esibite all’esterno, costituirono un importante richiamo a quella dimensione di comprensione del proprio peccato, che ammoniva a una valutazione più equilibrata dell’agire dell’uomo nella storia, che non marginalizzasse i comandamenti di Dio e i precetti della Chiesa.

3. Attualità di Madre Miradio

Sono trascorsi circa novant’anni dalla morte della Serva di Dio: l’eco della sua vita e della sua opera è rimasta viva nella memoria delle sue figlie spirituali, che hanno percepito nella testimonianza della sua esistenza un modello autentico di virtù cristiane e ne hanno intrapreso l’iter per la beatificazione e canonizzazione.

Nonostante il tempo trascorso, la testimonianza di vita della Serva di Dio appare di grande attualità per molteplici ragioni. La sua testimonianza di vita risulta attuale per gli uomini di ogni condizione, con particolare riferimento ai poveri, suggerendo che bisogna accorrere là dove c’è urgenza per la promozione della persona umana. Alle sue suore suggerisce uno stile di vita improntato alla preghiera, alla fiducia nella Provvidenza, all’amore per la Chiesa e per il prossimo. Ai religiosi, con cui seppe costruire un rapporto autentico di collaborazione nell’apostolato e di condivisione di linee spirituali (legame con l’Ordine dei Frati Minori, con la Pia Famiglia della Famiglia dei Discepoli di don Giovanni Minozzi, con i Missionari dei Sacri Cuori fondati da San Gaetano Errico), ricorda la tensione alla perfezione caratteristica del proprio stato di vita. Ai Vescovi e ai sacerdoti, il cui rispetto si concretizzò in una disponibile ed efficace collaborazione, prospetta la ricchezza e la peculiarità della presenza femminile nella Chiesa. Ai laici, con cui seppe tessere un dialogo senza precomprensioni, propone l’impegno per la giustizia.

L’esempio della Serva di Dio stimola al rispetto della dignità della persona umana: il suo aiuto alle orfane, ai profughi, ai colerosi, ai poveri indica la capacità di raccogliere il grido degli ultimi. Dalla sua testimonianza di vita emerge l’attenzione alle urgenze del proprio contesto storico. Da Castellammare di Stabia a Roma, da Tocco Casauria a Carpino, da Tufara Valle a Cardito, da Rionero in Vulture a Caivano, da Barile a Sapri, da Palma Campania a Buonalbergo, da Atella a Torraca e a Secondigliano, la geografia della Serva di Dio è una geografia della povertà, con l’opzione per il Mezzogiorno d’Italia, simbolo dei tanti sud del mondo. La sua non fu una scelta di tipo sociologico, ma rispondeva ad un metodo di discernimento che ella applicava, soprattutto negli anni della maturità, e che risulta essere molto importante per i nostri tempi: preghiera per saper osservare, osservazione, preghiera per saper scegliere, scelta, preghiera per la valutazione della scelta compiuta. L’azione era sostenuta, sempre, dalla forza della preghiera: la preghiera avvolgeva l’azione, in un’intima connessione, di scaturigine di forza e di sostegno che superava ogni paura paralizzante. Nei nostri giorni, caratterizzati da un attivismo a volte sfrenato, la dimensione di una carità che scaturisce dalla contemplazione costituisce un insegnamento formidabile, che evita i rischi contrapposti dell’attivismo e della paralisi di fronte alle inevitabili difficoltà.

La vita della Serva di Dio comunica anche l’importanza della concretezza e della capacità organizzativa e direttiva; la necessità di servirsi, con prudenza e discernimento, dei mezzi del proprio tempo, finalizzandoli al servizio dei poveri; la centralità di uno stile materno di vicinanza e tenerezza; il coraggio, che non è mai temerarietà, nell’affrontare sfide difficili soprattutto per una donna, che dà pieno compimento al talento della dignità femminile, richiamata in tanti documenti pontifici degli ultimi tempi e recentemente a più riprese da Papa Francesco.

La vita della Serva di Dio esorta a percorrere fino in fondo il cammino delle virtù cristiane. Essa può inculcare la necessità della ricerca e del discernimento della volontà di Dio nel proprio contesto attraverso la preghiera e l’affidarsi alla direzione spirituale. L’ascolto disponibile degli uomini e delle donne con cui ella entrò in contatto (don Vincenzo Gargiulo, suor Maria Agnese dell’Immacolata, padre Simpliciano della Natività OFM, don Francesco Maria Carisdeo, padre Luca De Longis OFM, S.E. monsignor Alberto Costa, padre Bonaventura Pugliese OFM, don Giovanni Minozzi, padre Giovanni Semeria B, padre Natalino Russo MSCC) indica chiaramente che il progresso nella vita spirituale si compie anche con l’ascolto profondo di coloro che sono chiamati ad esercitare il difficile compito della direzione spirituale.

Il cammino di fede della Serva di Dio fu anche un percorso di fedeltà alla Chiesa: guardando a lei, i cristiani del nostro tempo, sul suo esempio, potranno amare maggiormente la Chiesa, anche nelle difficoltà, senza lasciarsi mai sopraffare dallo sconforto. La sua vita, sempre all’insegna della ricerca della volontà di Dio, suggerisce agli uomini del nostro tempo che la fede non è una conquista ma è un cammino senza soste, che consiste nel conformarsi alla volontà divina, anche quand’essa significhi accettazione della sofferenza fisica e morale. La sua vita, spesa nel completo abbandono all’amore sponsale per Cristo povero e crocifisso, costituisce una spinta all’amore di Gesù, abbandonando la propria volontà e donandosi interamente a Dio: essa insegna a non scegliere le mezze misure, a guardare in alto (duc in altum) con meraviglia, anche se questo può comportare incomprensione e sacrificio. Il mezzo proposto per comprendere la volontà del Signore è una preghiera incessante.

La fede della Serva di Dio si accompagnò sempre alla più viva speranza nella Provvidenza di Dio: la difficoltà di conformare la debole natura umana alla grandezza dei disegni divini non divenne mai in lei disperazione. Analogamente, ella non poté tollerare la disperazione negli altri e accorse senza esitazione dove c’era bisogno di ridare speranza. Nei nostri giorni, caratterizzati da tanta povertà, da masse di poveri migranti che bussano alle porte dei Paesi ricchi per fuggire dalla miseria e dalla schiavitù, l’esempio della Serva di Dio costituisce un monito a non chiudere gli occhi e, in virtù della propria professione di fede, a donare carità e speranza agli ultimi, nel nome della comune figliolanza divina. Guardando a Madre Miradio si può imparare a cercare quel magis (qualcosa di più) che concretizza e rende autentica la propria vocazione.

La vita della Serva di Dio insegna, inoltre, la capacità di perdonare e la gratitudine, il senso della giustizia e della pace, la promozione della persona umana, la prudenza come valutazione della realtà, la gestione oculata delle risorse della terra, la capacità di saper indirizzare gli sforzi e valutare le energie, il senso della felicità nella certezza radicale di un Dio misericordioso.

La dimensione francescana della spiritualità della Serva di Dio, infine, rimette al centro il carisma serafico, collocandosi in piena sintonia con la Chiesa dei nostri giorni e con la scelta di Papa Francesco di ispirarsi al carisma del Poverello d’Assisi, per una Chiesa povera e dei poveri, innestata sulla contemplazione del Cristo crocifisso, testimone autorevole della speranza e desiderosa di contribuire alla promozione della pace e della giustizia, in armonia con il creato.

Presentare a tutta la Chiesa la Serva di Dio quale modello di vita cristiana potrà costituire il riconoscimento della straordinaria dimensione di questa donna, che, in tempi difficili, ha molto sofferto ma che ha anche molto amato, seguendo la voce della propria vocazione senza mezze misure. Ella rappresenta un modello non nel senso che bisogna imitarla pedissequamente, ma nella proposta di una vita cristiana autentica, che metta sempre al primo posto Dio e, di conseguenza, il prossimo, con una maternità radicale ed essenziale, che rappresenta la dimensione più autentica del suo essere stata una donna cristiana in cammino nella storia.
Lug 04 2014
PAGINA IN ALLESTIMENTO
Mag 28 2014

 

Ricordiamo l’Anno Miradiano 2013:
dalla gratitudine della Memoria delle origini
all’impegno della Profezia!


Abbiamo voluto custodire e rinvigorire la memoria delle radici, esprimere gratitudine al grembo da cui siamo state generate con la celebrazione dell’Anno Miradiano (2 febbraio 2013-15 dicembre 2013), in occasione del 150° Anniversario della Nascita di Madre Miradio.

Abbiamo voluto ringraziare la Provvidenza Divina, invocare lo Spirito, Datore di ogni dono perfetto, perché ci aiuti a ravvivare la profezia delle origini, condividendo fedelmente e creativamente la sollecitudine della Chiesa chiamata oggi a “educare alla vita buona del Vangelo” questa umanità amata e redenta dall’Eterno Amante, bisognosa di segni credibili soprattutto da parte di coloro che il Maestro ha chiamato perché “stiano a Lui vicini”.

Abbiamo voluto celebrare l’Anno Miradiano lontano da logiche retoriche e trionfalistiche, che non  si addicono alla semplicità della vita della nostra Madre.

Abbiamo voluto viverlo come Festa di Famiglia, come occasione favorevole e preziosa per ritrovare i sentieri delle origini,  per riprendere il cammino con il ritmo dei passi con cui la Fondatrice li ha tracciati e per prima li ha percorsi, e con lei continuare a dare vita ad una Congregazione comunionale, serva, evangelizzatrice. È stato bello ritrovarci tutte insieme provenienti dai cinque continenti dove siamo presenti.

Ci siamo rivolte a tutti: alle famiglie, e all’interno di esse ai nostri fratelli anziani ed adulti, con un’attenzione particolare ai bambini e ai giovani, che sono stati oggetto della  cura materna di Madre Miradio e la consolazione della sua anima.

Voglio ricordare con voi  alcuni passaggi della Lettera del Segretario dello Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone:

“Il Papa richiama con forza tutte le Religiose Francescane di S. Antonio a poggiare saldamente su Cristo e sulla perenne novità del Vangelo la quotidiana risposta di vita, continuamente sostenute dall’esempio della venerata Fondatrice. Sorgente inesauribile del cammino spirituale di ciascuna sia  il Cuore di Cristo. Attingendo alla fonte viva di Colui che è mite e umile di cuore, anche il giogo della sequela diventa dolce e leggero. L’assidua contemplazione del mistero di amore del Verbo incarnato, crocifisso e risorto rende capaci di cooperare con zelo e sacrificio per la salvezza dei fratelli.

Le celebrazioni della vostra Famiglia religiosa coincidono provvidenzialmente con l’Anno della Fede, voluto dal Santo Padre “perché susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza e sia anche occasione propizia per intensificare la celebrazione della fede nella Liturgia, e in particolare nell’Eucaristia” (cfr Lett. Ap. Porta fidei, 9). La fede viva e la carità operosa sono stati i due pilastri su cui Madre Miradio ha fondato la sua vita e che l’hanno spronata ad impegnarsi nelle sue tante iniziative apostoliche” (Lettera del Segretario dello Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio  Bertone, 2 febbraio 2013).


Perché  possa essere un Anno di Grazia per noi e per tutti, abbiamo chiesto e ottenuto da   Benedetto XVI  il dono di poter lucrare l’Indulgenza Plenaria in tutti gli oratori della nostra Congregazione.

Le celebrazioni a livello generale e locale hanno visto una buona  e coinvolta partecipazione dei nostri fratelli  laici. Questo ha confermato la Fama di Santità di cui gode la nostra Fondatrice.

A livello generale desidero ricordare il Convegno Miradiano del 25/28 luglio 2013: ha rappresentato per tutte noi un piccolo “Capitolo delle Stuoie” con il quale abbiamo celebrato la spiritualità di comunione tra noi e con la Chiesa.

Per rendere più forte la memoria delle radici, abbiamo voluto che i “segni”, che ci raccontano la vita e il cammino di fede di Madre Miradio, possano essere visibili a tutti. Per questo sono stati allestiti il Percorso Miradiano e la Sala della Memoria di Madre Miradio presso la Casa di Ariccia.

Dalla gratitudine della memoria delle origini all’impegno della profezia

In questo Anno Giubilare abbiamo percorso spiritualmente  “le Vie della nostra Storia miradiana” e abbiamo visto come è  necessario estrarre del Carisma i valori che più chiaramente possono parlare agli uomini e alle donne  di oggi.

È stato un dono della Provvidenza di Dio celebrare il XV Capitolo Generale 2013  nei  solchi dell’Anno  della Fede e  dell’Anno Miradiano. Abbiano questi eventi il potere di riportare ciascuna di noi alla sorgente primaria e feconda del  Vangelo:

  • per rinvigorire le radici e le motivazioni profonde per le quali decidemmo  un giorno, e decidiamo ora, di donare la vita;
  • per restituire freschezza a ideali che forse il tempo può avere avvizziti;
  • per riassaporare il gusto sempre nuovo di un impegno oblativo, che soltanto se vissuto fino in fondo ha il potere di renderci “donne libere”: libere da delusioni e smarrimenti, libere da senso di frustrazione e di vuoto, libere da rimpianti e nostalgie, che talvolta proiettano ombre su una testimonianza di vita rendendola poco luminosa e seducente.
Discendiamo da radici sante: nessuno più di noi ha il diritto di essere orgoglioso di queste origini. Ma nessuno più di noi ha il dovere di ricalcarne le orme.
Il cammino di fede e di  donazione di Madre Miradio continua con i nostri passi. La sua sollecitudine abiti il nostro cuore e lo renda migliore.

La sua passione evangelizzatrice ci spinga sempre  nella ricerca di Dio, nella carità comunionale e nel servizio di quanti soffrono disagio, fragilità, indigenza.
Possa questo Anno Miradiano  essere l’humus, il terreno fecondo da cui attingere motivazioni e significati, rigenerandoci all’impegno di testimoniare ancora  con forza “l’alta idealità che fu serena e fervente guida” del cammino di Madre Miradio (cfr. Madre Miradio, Cardito 1905).


Mag 27 2014

icon Sulle vie misteriose della sua Provvidenza (304.73 kB)      < SCARICA IL FILE


Gli Scritti di Madre Miradio della Provvidenza di S. Gaetano, Fondatrice delle “Povere Figlie di S. Antonio”, contenuti in questa prima raccolta riguardano l’arco di tempo che va dal 1904 al 1926.

Sono stati convenzionalmente classificati come:

-  Lettere
-  Scritti vari

e vengono presentati in ordine cronologico. Gli originali, fotocopiati e trascritti, sono conservati negli Archivi di:

-  Casa Generalizia delle Religiose Francescane  di S. Antonio,  Ariccia (Roma)
-  Curia Vescovile, Melfi-Rapolla-Venosa (PZ)
-  Curia Arcivescovile, Napoli
-  Curia Diocesana, Nola (NA)
-  Curia Generalizia Ordine Frati Minori, Roma
-  Comune di Atella (PZ)

Sono  state avviate ulteriori ricerche anche negli Archivi delle Diocesi di Manfredonia (FG), di Aversa (CE), di Benevento, nell’Archivio Segreto del Vaticano (Roma) e della Curia Generalizia dei Discepoli di Don Giovanni Minozzi (Roma). Il ritrovamento di altri documenti permetterà una seconda raccolta degli Scritti della Madre.


Le Lettere

Per quantità e contenuto, le Lettere  rappresentano la sezione più corposa  degli Scritti.
Il numero maggiore di esse è conservato nell’Archivio della Curia Vescovile  di Melfi-Rapolla-Venosa (PZ).

Le Lettere sono  tutte autografe. Dalla calligrafia si deduce che alcune, pur siglate da Madre Miradio, sono state redatte da altre suore, verosimilmente sotto dettatura, soprattutto nei vari momenti di infermità.

“A me povera creatura manca la parola…" scriveva la Madre a Mons. Francesco Vento, Vescovo di Caserta, nel 1906.

È vero, le Lettere si presentano in un stile sobrio: la scrittura è lineare, il lessico non molto variegato o ricercato (comunque adoperato con una certa maestria e proprietà), indice di una personalità non incline ai formalismi:  qua e là si evidenzia qualche errore ortografico e una punteggiatura non sempre adeguata. Generalmente  il tono è familiare, discorsivo, molto spontaneo e delicatamente colorito. Madre Miradio riesce così in maniera rapida a comunicare notizie, a esprimere opinioni, ad avanzare suggerimenti, a chiedere pareri e consigli, a evidenziare difficoltà, a contrattare condizioni… E con la stessa rapidità irradia profondi  e genuini sentimenti di rispetto, di riconoscenza, di stima e di premura.

Soprattutto nelle Lettere alle Suore trapela un intenso atteggiamento materno, che lascia intuire attenzione e vicinanza sia alle persone che alle situazioni che esse vivono.

Quello che spesso emerge è il ricorrente e insistente interesse per l’Istituto e le Suore, delle quali la Madre non perde occasione di rilevare lo spirito di sacrificio e di servizio con cui operano nelle varie e diverse realtà in cui sono presenti.

Per esse chiede e ad esse assicura continuamente preghiere, benedizioni, incoraggiamento, protezione.

Nonostante tutto, per quanto vi ha profuso della propria esperienza e della propria interiorità, Madre Miradio ha saputo rendere questi Scritti uno strumento utile per l’edificazione del Regno, un segno tangibile della  propria vicinanza  e comprensione, della propria partecipazione di “Madre”.  Non solo per le  sue figlie, ma per  quanti “le vie misteriose della Sua Provvidenza” mettevano sul suo cammino.

Numerosi passaggi nelle Lettere testimoniano di un’esistenza fondata sulla fede, la capacità di saper leggere nelle prove fisiche, morali, spirituali la volontà di Dio ricercata con tenacia ed intraprendenza non comune, il coraggio di difendere, con tutte le forze e con i pochi mezzi a disposizione, il Carisma che il Signore le ha consegnato.

Le parole che leggiamo disegnano, insomma, il profilo di una donna ora forte ora remissiva, ora rigida ora umanamente comprensiva, ora tenera ora esigente, sempre con chiarezza di intenti e di vedute.

Un cospicuo numero delle Lettere di cui finora disponiamo è indirizzato a Mons. Alberto Costa, Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa dal 1912 al 1928.  Da esse traspare la sintonia di animo e il profondo rapporto filiale stabilito con questo Pastore, che è stato particolarmente vicino alla Fondatrice e alla vita e missione dell’Istituto e le ha sempre mostrato interesse e sollecitudine.

Possiamo constatare con quanta semplicità e limpidezza Madre Miradio sottoponeva a Mons. Costa (ma anche agli altri Ordinari delle Diocesi dove erano presenti le altre Case) il suo operare per averne l’approvazione e la benedizione. Nei vari momenti di bisogno dell’Istituto è a lui che ricorre con sentimenti di arrendevolezza, venerazione, stima, ma anche con decisa libertà interiore; a lui si raccomanda per la revisione e approvazione delle Costituzioni, e chiede consiglio per l’esame canonico delle giovani che devono vestire o professare.

Queste Lettere sono molto importanti per conoscere Madre Miradio come persona, come Fondatrice, come figlia ubbidiente della Chiesa.

Nelle Lettere non troviamo … astratte elevazioni, né trattati di vita spirituale, di mistica o altro di simile. Sono scritti “occasionali”, che le circostanze quotidiane dettano: espressioni di gratitudine, quindi, problemi di amministrazione, trasferimenti, difficoltà di salute, chiarificazioni, richieste,  relazioni  fraterne, nuove vocazioni… Pur nella loro apparente varietà, tali aspetti non sono slegati tra loro. Anzi, raccontano il dinamismo ordinario di una vita che si svolge dal di dentro della trama di ogni giorno. Le problematiche sono distillate  in ordine di importanza  e c’è sempre un’apertura fiduciosa alla Provvidenza di Dio.

In alcune Lettere, soprattutto quelle indirizzate a Suor Antonietta Salvatore, Vicaria Generale, troviamo dettagli riferiti ad oggetti, cibi, conti, che ad un occhi superficiale possono apparire futili e banali, ma che in realtà contribuiscono ad arricchire il quotidiano a cui fanno riferimento rendendolo autenticamente reale e donando a chi legge la sensazione di averlo condiviso e di esserne stato partecipe.

Molte Lettere registrano i progressi, le stasi, i problemi relativi a lunghe pratiche per l’apertura e la gestione delle varie case. Ma nonostante questo sono preziosi insegnamenti, raccolti qua e là, come fiori rari su una parete di roccia.

Disseminate tra le varie righe, ci è possibile recuperare alcune espressioni  che, ripetendosi con una certa frequenza, appaiono come il leit-motiv, il punto-forza dell’esistenza e della  spiritualità di Madre Miradio: richiami alla Gloria di Dio e al bene comune, alla volontà di Dio e alla sua Provvidenza, al bene dell’istituto… Soprattutto queste “tracce” vanno interpretate attentamente perché nascondono un tesoro prezioso: semplici frasi o, a volte, anche un solo termine rivelano una grande umanità e una profonda fede.

 

Gli Scritti vari

Gli Scritti vari sono costituiti da documenti quali: dichiarazioni, discorsi, domande, testamento, verbali, brevi note… anch’essi carichi di significato e di vita vissuta nella fede e nel servizio.

In definitiva abbiamo tra le mani non soltanto dei testi, ma una vera e propria occasione per un confronto e una verifica alla sorgente del Carisma originario: come rendere la memoria  di ieri profezia nell’oggi? Alla ricerca di quali criteri per le nostre scelte e di quale stile per le nostre presenze, Madre Miradio nella semplicità delle parole ci risponde ancora con la generosità e il coraggio della sua carità, con la passione per Dio e per l’umanità da redimere ed evangelizzare. Il primo Centenario della Congregazione non potrebbe trovare migliore celebrazione che nell’incessante invocazione alla Santa Trinità di concedere alle “Povere Figlie di S. Antonio” gli stessi tratti della bellezza che hanno caratterizzato la nostra venerata Madre Miradio.

A Madre Maria Goretti Manzo il nostro grazie più riconoscente per aver voluto questo “ritorno alle sorgenti” del nostro Carisma.  Ora siamo meno “povere”: abbiamo ritrovato buona parte del patrimonio,  dell’eredità spirituale della nostra Fondatrice e con esso il suo cuore di Madre.

Suor Tanina Nicolaio
Ariccia, 13 giugno 2001

Mar 27 2014


SPIRITUALITà DI MADRE MIRADIO, DONNA DEL SUO TEMPO CON UNA SUA ORIGINALITà

SPIRITUALITA’ FRANCESCANO-MIRADIANA

 

La spiritualità di Madre Miradio, che possiamo definire francescano-miradiana, è la spiritualità dell’incarnazione e della kenosis, propria della “serva dei poveri”, umile, semplice, caritatevole, abbandonata alla Provvidenza".

(cfr. Madre Miradio, Cost. 1926, 4)

 

L'istituto delle Religiose Francescane di S. Antonio, originariamente denominato delle Povere Figlie di S. Antonio, suscitato dallo Spirito Santo nella Chiesa per onorare e servire Gesù Cristo e i fratelli, è di diritto pontificio ed è aggregato, fin dalle origini, all’Ordine dei Frati Minori.
In forza di questa aggregazione, le Suore per concessione apostolica godono di tutti i favori spirituali concessi dai Sommi Pontefici ai tre Ordini Francescani, nonché a tutti i rami ed istituti che si ispirano a san Francesco, così come desiderava Madre Miradio: “… Un maggiore conforto spirituale, una fonte, a cui possa attingere la sua forza morale, e di corroborarsi più validamente in quei divini aiuti, di cui solamente il Cielo è capace largire”.
Inoltre hanno parte, così in vita come dopo morte, ai frutti spirituali derivanti dalle buone opere di tutti i componenti dei detti ordini ed istituti francescani, il cui tesoro spirituale esse vogliono arricchire con la loro consacrazione e preghiera, le loro opere di bene e di penitenza. 
Figlie dello stesso Padre, le Religiose Francescane di S. Antonio procureranno di vivere in fraterna comunione di spirito con l'Ordine dei Frati Minori e con tutti gli istituti francescani, promuovendo volentieri, con reciproca cooperazione, iniziative comuni di vita e attività francescane.
La spiritualità delle Religiose Francescane di S. Antonio, per volontà e ispirazione di Madre Miradio, è, dunque, francescana: “Lo spirito, al quale si vuole informare la Congregazione, è quello di San Francesco di Assisi, specialmente per ciò che riguarda la pratica dell’umiltà, della semplicità, della carità, del sacrificio e della  preghiera”.
La vita delle suore sarà tutta permeata dello spirito di san Francesco, che volle una radicale povertà e spoliazione di tutto se stesso come una risposta di amore incondizionato a Dio, rivelatosi in Cristo.  In fedeltà dinamica alle radici del proprio carisma, esse osservano la Regola e Vita dei Fratelli e delle Sorelle del Terzo Ordine Regolare di San Francesco approvata dal Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II e definita ed interpretata dalle Costituzioni.
Esse meditano e s’impegnano a vivere i misteri di Cristo che maggiormente rivelano il suo atteggiamento di abbandono alla volontà del Padre e  di servizio ai bisogni dei fratelli: l’Incarnazione, la Passione, Morte e Resurrezione, l’Eucaristia. Dalla contemplazione di questi misteri, sull’esempio di Madre Miradio, attingono forza e coraggio per vivere, in umiltà e povertà, al servizio di Cristo e della Parola, bramando ardentemente di configurarsi a Cristo sia con un cammino di santificazione personale e comunitaria sia con un apostolato attivo nei confronti dei fratelli, in unità inscindibile con la Santa Madre Chiesa.
“Sempre e in tutto agire unicamente per fare la volontà  dello Sposo Celeste e per piacere a Lui”: è questa  la regola suprema di vita delle RFSA: seguire più da vicino Gesù Cristo secondo la forma del Santo Vangelo, così come è proposto negli esempi e nell’insegnamento di san Francesco d'Assisi.
A imitazione di Madre Miradio, la cui vita è stata animata da un unico desiderio “vedere il Signore lodato ed amato”, esse vogliono donarsi totalmente a Dio amandolo sopra ogni cosa e vogliono dedicarsi con impegno totale e con cuore indiviso alla lode della sua gloria e all'edificazione della sua Chiesa. Per questo ripetono  sempre con Madre Miradio: “Tutto è nulla per la gloria di Dio, la nostra santificazione e il bene delle anime”.


Vita spirituale


Le Religiose Francescane di S. Antonio, già consacrate nel Battesimo, per essere dimora dello Spirito, con la professione religiosa vengono costituite nella Chiesa come fraternità di culto e di lode in Cristo, per glorificare il Padre con un cuore solo ed una voce sola.
Esse esprimono la loro risposta d’amore a Dio, che per primo le ha amate, con orazioni, suppliche e rendimento di grazie, nella ricerca e nel compimento della sua volontà. 
Facendo memoria delle proprie origini, ricordano che “la vita religiosa senza l’abito celeste della preghiera è una vita morta, e le religiose prive di questa, mortalmente verrebbero ad estinguersi, perciò il  Serafico Padre S. Francesco  raccomandava ai suoi frati di non estinguere per mezzo del lavoro lo spirito della preghiera”.
La dimensione contemplativa è fondamentale, quindi, alla nostra vita e missione. La sequela di Gesù, che è la vita della Religiosa Francescana di S. Antonio,  si radica nell’esperienza di fede. Questa esperienza di fede si alimenta e si manifesta, particolarmente, “in un vero spirito di orazione e umiltà per riposare unicamente in Dio”.
Lo “spirito di orazione” è la dimensione indispensabile per esprimere la nostra relazione filiale con Dio Padre, dalla quale dipendono tutti gli altri valori: la vita di fraternità e minorità, la vita di povertà e di servizio ai poveri, l’amore alla Chiesa, la solidarietà materna, la letizia francescana. Allora “lo spirito di preghiera” non è soltanto un atteggiamento verso Dio, verso gli altri o verso la natura, neppure una pratica ben organizzata o una recita meccanica di preghiere: è un modo di essere e di vivere di ogni RFSA in tutte le sue dimensioni e  nelle diverse circostanze della vita: nella preghiera, nel lavoro, nei rapporti fraterni, nel servizio apostolico, nell’infermità . E’ un centralizzare la propria vita in Dio, scoperto e amato quale Sommo bene, per passare dall’attivismo, dall’efficienza, dal dire preghiere ad un’intima e personale relazione con Dio.
Come  Francesco, Antonio, Chiara e Madre Miradio, esse vivono quindi la preghiera, “asilo sicuro di tutte”, come risposta, umile e fervente, alla vocazione donata dalla bontà del Padre  e accolta con meraviglia e gratitudine. È nella preghiera che esse vivono un rapporto profondo di intimità con Cristo, “Sposo celeste”  al quale “in tutte le contingenze della vita religiosa volgiamo la mente e il cuore”.  È questa intimità che accresce l’amore  e rafforza la fede, dà ali alla speranza e feconda la carità: “Dopo molte preghiere, serie e lunghe riflessioni, prevale in me il dovere di coscienza…”.  È solo da questa unione che scaturisce ed è alimentato il ruolo “profetico” della missione che consiste nell’annuncio e nella costruzione del Regno di Dio e della sua giustizia. Ecco perché Madre Miradio sollecita costantemente: “Lavorate per la Gloria di Dio altrimenti il vostro lavoro sarebbe  perduto. Ella ci invita a coltivare la dimensione “mistica” della vita consacrata,  a tendere “ad una vita interiore sempre più intensa:  fu questo desiderio di una profonda vita contemplativa a spingerla  a lasciare l’Istituto delle Alcantarine, consapevole che  “il profeta prima ascolta e contempla, poi parla lasciandosi permeare da quell’Amore di Dio che nulla teme ed è più forte persino della morte”.

“L’autentico profeta non si preoccupa tanto di fare delle opere, cosa senza dubbio importante, ma mai essenziale. Egli si sforza di essere testimone  dell’amore di Dio, cercando di viverlo tra le realtà del mondo, anche se la sua presenza può talora risultare scomoda perché offre ed incarna valori alternativi”.
È quanto ci ricorda la Tradizione del nostro Istituto: “Le nostre carissime Figlie non diano nella loro vita alle loro attività materiali la prevalenza su quelle spirituali, in modo da meritare da Gesù il rimprovero che Egli faceva alla buona Marta del Vangelo, spingendola all’esempio di Maria che aveva scelto la via migliore della sua dedizione completa al Divin Maestro”.


Ascolto e meditazione della Parola di Dio


Negli Scritti di Madre Miradio non troviamo riferimenti espliciti alla Parola di Dio o citazioni scritturistiche, cosa alquanto normale nel contesto storico in cui ella visse, che limitava l’uso diretto della Scrittura.
Ma lo “spirito di orazione”, che Francesco e Madre Miradio raccomandano, si nutre della lettura orante della Parola di Dio.  La Parola di Dio è il fondamento della preghiera delle Religiose Francescane di S. Antonio: sull’esempio del loro Patrono S. Antonio si dedicano con amore all’ascolto, alla lettura e alla meditazione di essa.
Dalla Sacra Scrittura traggono incitamento e attingono un indispensabile nutrimento per la vita di unione con Dio; da essa, in un umile e continuo cammino di discernimento, apprendono a cercare la soluzione dei problemi umani alla luce della Rivelazione. Essa, parlando al loro cuore in ascolto, rivela la volontà del Padre ed alimenta la vita di comunità.
Gradualmente e secondo le rispettive capacità di comprensione, esse devono imparare ad accostarsi con opportune ed esatte cognizioni, mediante un ordinato e diligente studio, alla Parola di Dio, nella convinzione che l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Dio e del suo progetto.
Con identico rigore devono attendere allo studio dei documenti del Magistero ecclesiastico, ordinario e straordinario, che illustrano il carattere della Rivelazione; devono approfondire altresì i testi di spiritualità che illuminano il significato spirituale e il valore teologico della vita religiosa.


Vita liturgica


Le Religiose Francescane di S. Antonio curano con particolare attenzione la preghiera liturgica, manifestando in essa la Chiesa orante che, associata a Cristo e per mezzo di Lui, rende  culto al Padre nello Spirito.
Partecipano con intensa e crescente fede alla celebrazione dei misteri divini; vivono intensamente i cicli e le solennità dell’anno liturgico, considerando la Sacra Liturgia una via sicura e completa per il raggiungimento della perfezione propria di persone consacrate al culto e al servizio di Dio.
Il Sacramento dell’Eucarestia è da loro profondamente amato e riverito. Come nella vita di Francesco e di Madre Miradio. La partecipazione all’Eucarestia non è per Madre Miradio un precetto da assolvere, ma una “persona” da incontrare, la cui assenza genera un grande vuoto:”Ora ci è restato solo il vuoto della Comunione giornaliera”.
Madre Miradio sa bene che solo dall’Eucarestia nasce la civiltà dell’amore e la forza Missionaria della Chiesa e della sua Famiglia Religiosa: “Ed Ella Ecc.za Rev.ma, non mi  perda di vista, m’abbia sempre presente nel S.to Sacrificio con tutto intero il mio Istituto, acciò Gesù ci dia di rispondere a modo alla divina chiamata compiendo quei doveri che lo stato da noi abbracciato richiede. Che  cresca in noi lo zelo e l’amore a Lui”.
“Cresca in noi lo zelo e l’amore”: è questa la forza dell’Eucarestia: il dono autentico e radicale di sé.
“S.to Sacrifico”: il Sacrificio di Cristo sull’altare è invito per lei a vivere lo stesso spirito di sacrifico, nel dono di sé, in una vita consumata per gli altri.
“Il mio Corpo dato in sacrificio per voi…”: anche la vita di Madre Miradio è un’offerta quotidiana di gesti sacrificali: “Se sono richiesti sforzi e sacrifici non dobbiamo essere restie nel compierli: tutto è nulla per la gloria di Dio”.
Alla luce di tutto questo, le RFSA  celebrano la santa Eucarestia consapevolmente, piamente, attivamente; fanno tutto il possibile per partecipare ogni giorno al Sacrificio Eucaristico e ricevere il Corpo del Signore.
Con Lui stabiliscono un dialogo quotidiano, visitandolo spesso nel tabernacolo, chiedendo, sull’esempio di Madre Miradio, che cresca in loro “lo zelo e l’amore a Lui e ci faccia essere degne ed affettuose sue Spose”.

Francesco condensa in poche parole  il suo amore all’Eucarestia, le consegna ai suoi frati e noi le abbiamo fatte nostre:

“E il Signore mi dette tanta fede nelle Chiese, che così semplicemente pregavo e dicevo: “Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, poiché con la tua santa Croce hai redento il mondo” .  

Con la liturgia delle Ore partecipano alla preghiera di Cristo e, associate alla Chiesa, lodano il Padre a nome di tutti gli uomini, intercedendo per la salvezza del mondo intero.


Preghiera comunitaria


Per favorire il contatto intimo e prolungato con il Signore, per gustare, comprendere e vivere alla luce della Parola, compiendo la volontà del Padre, le Religiose Francescane di S. Antonio dedicano un congruo tempo ogni giorno all’orazione mentale.
Il rapporto con il Signore richiede momenti di pausa dalle normali attività, per tempi intensi di raccoglimento e di preghiera.
Oltre ai ritiri periodici, ogni anno dedicano un periodo di tempo agli Esercizi Spirituali, perché, libere da tutto, in docile ascolto dello Spirito, possano realizzare una conversione profonda, per un dono sempre più generoso di se stesse. È  prudente e necessario, per la guida spirituale dei momenti forti di preghiera, rivolgersi a ministri preparati e di profonda interiorità , preferibilmente francescani.
Le Religiose Francescane di S. Antonio, anche per sostenere ed alimentare maggiormente la propria crescita spirituale, accolgono volentieri e con gioia le iniziative a livello locale, congregazionale ed ecclesiale, tese ad approfondire la dimensione liturgica e comunitaria della preghiera.
Pregano intensamente, sia a livello personale che comunitario, per il Santo Padre e  per i bisogni della Chiesa. Pregano altresì per e con la Chiesa locale, nei luoghi dove le conduce l’apostolato della carità.


Preghiera personale


Le Religiose Francescane di S. Antonio, seguendo l’esempio di san Francesco e della sua umile imitatrice Madre Miradio, coltivano con assidua cura la preghiera personale. Ogni religiosa nella preghiera personale va alla ricerca dell’esperienza di Dio, per sentirsi amata da Lui e dirgli il proprio amore, certa che nel rapporto costante con il Signore trova la sorgente della gioia della propria consacrazione e il significato profondo dell’appartenenza all’Istituto.

Medita i misteri dell’Incarnazione, della Passione, Morte e Resurrezione del Signore.


Vita di penitenza


Ø  “Non devono sconvenire a quello spirito di mortificazione e di povertà che è speciale per la nostra Congregazione e che fu tanto a cuore allo Sposo Gesù”.
Ø  “Essere idonee allo spirito di umiltà e di sacrificio che si deve vivere nella Congregazione da quelle che vogliono divenire degne figlie del grande Patrono S. Antonio di Padova”.
Ø  Se sono richiesti sforzi e sacrifici non dobbiamo essere restie dal compierli. Tutto è nulla per la gloria di Dio e la nostra santificazione. Un piccolo sacrificio ci procura gioie eterne”.

Per essere rivestite di Cristo, sull’esempio di san Francesco e di Madre Miradio, le Religiose Francescane di S. Antonio operano una continua conversione del cuore mediante lo spirito di sacrificio e di penitenza. Accettano pazientemente, come fece la venerata Fondatrice, le contrarietà, la disciplina e gli impegni della vita di comunità.
Per rinnovarsi e crescere nella carità e nell’amicizia di Dio, si accostano frequentemente al sacramento della riconciliazione.
Nella frequenza di questo sacramento e nella direzione spirituale godono della dovuta libertà e si attengono alle norme della Chiesa.
Per rinnovarsi interiormente e progredire nell’itinerario di conversione, praticano l’esame di coscienza come atto penitenziale personale, e, frequentemente, la revisione di vita.
La penitenza assume anche un carattere comunitario esteriore, che si esprime in modo particolare nel digiuno, nell’astinenza e nelle opere di carità.
Ogni comunità, soprattutto nei tempi forti di Avvento e di Quaresima, stabilisce opportuni momenti di preghiera, di silenzio e raccoglimento, e concreti aiuti ai bisognosi.
Convinte che Cristo le ha amate e ha dato se stesso per loro e che la misura della perfetta penitenza rimane soltanto l’amore, le Religiose Francescane di S. Antonio praticano la carità e la correzione fraterna, il perdono e la preghiera reciproca.


Maria di Nazareth


La dimensione mariana appartiene chiarissimamente alla spiritualità francescana.
Francesco, che amava follemente Maria e che ha lasciato come consegna ai suoi figli di onorare sempre la Vergine, ha trovato nei suoi figli una rispondenza che non si è affievolita nei secoli.
Il privilegio poi della Concezione Immacolata di Maria, ha costituito la più grande gloria dei Francescani, per la cui opera, soprattutto, si arrivò alla proclamazione del dogma nel 1854: “Ora se in ogni cuore devoto alla Vergine Immacolata si sente una sì grande, sì inesprimibile gioia per tanta festa, in quale oceano poi di contento, di amore e di santa esultanza ci dobbiamo trovar noi, noi che siamo francescane, noi che possiamo gridare ad alta voce: questa festa è tutta nostra?”.

La vita di Madre Miradio è stata un cammino con Maria:
  • Nasce il 2 febbraio: festa della presentazione di Gesù al tempio e purificazione di Maria.
  • Fa parte della Pia Unione di Maria.
  • Tra le Alcantarine assume il nome di Sr Maria Provvidenza.
  • 1° maggio 1884: prima professione religiosa.
  • Quando sta per lasciare le Alcantarine Maria le appare in sogno  e la conforta.
  • 22 maggio 1901: fondazione a Carpino delle Povere Figlie di S. Antonio.
  • Quando deve lasciare Carpino Maria le appare in sogno per la seconda volta.
  • È profonda in lei la dimensione dell’amore materno, che è l’amore di Maria Immacolata “il cui cuore la Povera Figlia di S. Antonio ha scelto per modello”.
Muore il 15 dicembre, ottava della festa dell’Immacolata Concezione di Maria.

Madre Miradio parla e vive il linguaggio di Maria:

Ø  “Sia fatta la volontà di Dio.
Ø  “Rassegnamoci  alla S.S. Volontà di Dio e ciò che disporrà sarà per nostro vantaggio”.   
Ø  “Faccia Dio! Che tutto riesca per la sua gloria ed il nostro meglio”.

Queste sue espressioni sono un programma di vita, il programma di vita dei Poveri di Jawhè, coloro che si aspettano tutto da Dio.
“Rassegnamoci  alla S.S. Volontà di Dio e ciò che disporrà sarà per nostro vantaggio” significa infatti:
  • certezza indubitabile della sapienza di Dio, che vede molto più al di là dei nostri occhi,
  • serena sicurezza che il Signore sta realizzando, giorno dopo giorno, anche nei fatti più insignificanti, il suo progetto d’amore,
  • abbandono fiducioso e gioioso a Colui che desidera che la nostra vita  e la nostra gioia si realizzi in pienezza,
  • fiducia nel suo amore provvidente di Padre, che ci sostiene anche nella sofferenza,

fede per credere  sempre che Dio non vuole né permette il male e il dolore, ma fa tutto per trasformarlo in bene per la nostra vita.

Le parole di Madre Miradio fanno eco alle parole di Maria di Nazareth: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Il  SI di Maria richiama  quella “disponibilità incondizionata” che Madre Miradio ha voluto come dimensione fondamentale della spiritualità della sua Congregazione.
Maria ha potuto cantare  che Dio ha fatto in lei cose grandi perché ha saputo dire di si.
E Madre Miradio è consapevole che Dio fa cose grandi  in chi, come Maria, si fa piccola, povera, semplice.
Ecco perché ha voluto essere “Piccola e Povera Figlia di S. Antonio”.
Madre Miradio sa che Dio opera meraviglie  in chi sa, ed è convinto, che noi  dipendiamo da Dio, che siamo sospesi tra il nulla che è la nostra vita (“io povera creatura”) e il Tutto che è Dio,  nostro fine, Signore della Storia, per la cui Gloria desidera spendere la sua esistenza. La creatura si consegna al Creatore.
Nella vicenda umana e di fede di Madre Miradio, Maria, la Vergine Immacolata, ha dunque un posto eminente e da lei impara ad essere madre e ad amare con “cuore materno”.
Nella sequela di Cristo ogni Religiosa Francescana di S. Antonio, sull’esempio di Madre Miradio, si associa alla scuola di Maria, che venera con particolare devozione.  Si impegna a vivere l’amore di Maria, come figlia, sposa e madre, totalmente consacrata al Signore, e con lei, Madre della Chiesa, si dedica apostolicamente all’avvento del Regno. 
La RFSA manifesta il suo  culto speciale verso la Vergine Immacolata Madre di Dio, esprimendolo, “in un oceano di contento, di amore e di santa esultanza”, con l’amore filiale e la pratica di esercizi di pietà individuali e comunitari, tra i quali il santo Rosario.

Sant’Antonio di Padova


“Desiderosa di vedere il Signore lodato ed amato mi domandai sempre che cosa potevo fare io povera creatura per ottenere quanto bramavo, finchè nel 1901, aiutata ed incoraggiata dal mio Direttore di spirito il P. Luca da Boscoreale mi decisi a fondare un nuovo Istituto, che posi sotto la tutela del grande Taumaturgo S. Antonio di Padova, per cui lo denominai: “Istituto delle Povere Figlie di S. Antonio”.
Madre Miradio non solo accoglie e fa sua una spiritualità specifica, quella francescana, ma guarda anche ad un modello particolare: Antonio di Padova, “quel Santo che se ebbe amore per l’umanità,  ebbe uno speciale trasporto per le Vergini”.
L’Istituto ha, quindi,  come titolare e patrono Sant’Antonio di Padova, scelto come modello della vita consacrata ed apostolica,  perché discepolo e perfetto imitatore di san Francesco. 
Educata alla scuola francescana, Madre Miradio affida ad Antonio di Padova il suo Istituto, non solo perché è il “grande taumaturgo” amato dal popolo,  ma perché nella vita di questo Santo trova  quegli elementi distintivi che stanno segnando la sua stessa vita.

Antonio, come lei:

  • è l’uomo di fede che segue il disegno della Provvidenza:  più volte la sua vita subisce modifiche di programmi, ma lui  accoglie e fa fronte alla novità di vita che, come per Madre Miradio, Dio gli dischiude “sulle vie misteriose della Sua Provvidenza”.

È l’uomo dell’equilibrio: dà importanza allo studio, ma non si allontana dal contatto con il popolo; dialoga con i potenti, ma non ha paura di denunciare i loro soprusi.

È il difensore, la voce dei poveri: ha chiari i doveri del suo stato religioso, ma non dimentica i poveri e gli oppressi: combatte l’usura, lotta per modificare leggi ingiuste e perché tutti abbiano l’essenziale (il pane!) per vivere.

Di Antonio Madre Miradio  vuole imitare:

  • l’impegno religioso: la missionarietà, l’evangelizzazione, annunciando, in ogni dove e in ogni tempo, il Vangelo della Carità. Alla scuola di Antonio, l’Istituto assume una fondamentale dimensione missionaria, che ne deve innervare la struttura organizzativa e sostenere e guidare le scelte apostoliche,

la vita contemplativa,

il servizio umile,

l’impegno sociale a favore dei poveri e degli oppressi,

l’impegno educativo,

l’amore alla Scrittura e allo studio.

Quanto  questi elementi della vita e del pensiero di Antonio, che Madre Miradio ha fatto suoi,  influiscono con incisività  oggi nel nostro essere e fare?

Oggi più di ieri, sul suo esempio, siamo chiamate a vivere e a testimoniare lo stile di povertà evangelica, la ricerca delle vie di contemplazione e di servizio ai fratelli, la valorizzazione della cultura, il saper camminare con la Storia e nella Storia ed essere dentro di essa donne di fede.


Abbandono alla Provvidenza (S. Gaetano da Thiene)


“Cercare la Gloria di Dio”: è lo scopo ultimo della missione che Madre Miradio ha  prospettato alla nostra Congregazione. Cercare la Gloria di Dio vuol dire riconoscere Dio quale Signore della Storia dell’umanità e della propria storia personale. Se Dio è Signore, l’atteggiamento teologale che ne consegue è quello di prendere coscienza della condizione creaturale o filiale. L’atteggiamento  conseguente a questa scoperta, di sapersi cioè in una condizione creaturale, è un fiducioso abbandono in Dio, alla Sua Provvidenza amorevole.
L’abbandono alla Provvidenza è quindi un atteggiamento di fede, che porta a fidarsi e affidarsi ciecamente “di e a Lui”, con una fiducia profonda che investe totalmente la nostra esistenza. Abbandonarsi alla Provvidenza vuol dire abbandonarsi all’azione creatrice  e santificatrice dello Spirito Santo, che ci illumina, ci guida e ci dà forza, per vivere da persone nuove: libere e liberanti. Come Abramo. Come Madre Miradio.

Madre Miradio della Provvidenza di S. Gaetano: gli occhi della mente e del cuore fissi in Dio per discernere la sua adorabile volontà in ogni situazione e il fiducioso abbandono nelle sue mani, sono gli atteggiamenti spirituali che il suo nome significa e sintetizza. Il riferimento a S. Gaetano rafforza l’esplicitazione di tale abbandono nelle mani provvidenti del Padre.
Inconfondibile caratteristica francescana, l’abbandono alla Provvidenza costituisce la dimensione portante di tutto il cammino di fede di Madre Miradio,  il tratto essenziale della sua spiritualità: tutta protesa a percepire e a cogliere il passaggio di Dio nella propria storia e nella storia degli uomini, si fa donna dell’ascolto e della dedizione amorosa a Dio, vivendo lo stupore dei piccoli e dei semplici del Vangelo di fronte alla immensa grandezza e tenerezza del Padre e modulando i ritmi dei propri passi sui passi di Dio.
Madre Miradio rappresenterà costantemente un modello di abbandono fiducioso e sereno alla Provvidenza di Dio, alla quale consegna se stessa, le sue figlie e l'Opera.
Abbandono che nel suo vocabolario non è sinonimo di passività, rassegnazione, ma coraggio di tessere la propria volontà con i voleri di Dio.
Pertanto, non riteneva fuori luogo la prudenza, anch’essa virtù, l’accortezza e una certa dose di "calcolo": disporsi alla volontà di Dio non è mai cedere in modo inoperoso agli eventi. Anzi, è a partire da essi che la volontà di Dio va ricercata, interrogando, dubitando, indagando, verificando e, infine, dandosi da fare.
Consegnata alla Provvidenza di Dio, vuole esserne a sua volta efficace strumento per gli altri, testimone credibile che il Padre ha cura di tutti.
In un mondo dove la tecnica e la secolarizzazione occupano il posto di Dio, dove la grande maggioranza dei popoli sono esclusi dalla storia, siamo chiamate: 

  • a  verificare il nostro “essere profeti di Provvidenza”;
  • ad essere, nella Storia e nella Chiesa locale, donne che sanno cogliere i segni dei tempi;
  • ad assumere un’attitudine interiore di profondo distacco dalle cose e di “diffidenza di se stesse”,  vivendo la fede e l’abbandono senza paure, trasmettendo fiducia in Dio, speranza,  serenità, gioia;
  • a vivere la semplicità e la sobrietà di vita a livello personale, comunitario e congregazionale;
  • ad accogliere con gioiosa gratitudine ogni segno concreto di Provvidenza, ringraziando Dio per quello che ci dà e per quello che ci toglie;
  • a vivere nella fede la gratuità, la solidarietà e la condivisione senza calcoli.

      E  “speriamo che il Signore provveda anche per questo”.



ATTUALIZZAZIONE della SPIRITUALITA’

di Madre Miradio

(ciò che lei ha consegnato a noi e che oggi ha una continuità)

Qual è dunque lo specifico della spiritualità francescano-miradiana?

Elementi di spiritualità miradiana (confermati dagli Scritti):

  • Primato di Dio, vissuto e sentito con forza
  • Forte e centrale  riferimento a Cristo
  • Docilità alla guida dello Spirito e delle mediazioni umane
  • Intercessione materna di Maria
  • Senso ecclesiale
  • Grande risalto alla liturgia e ai sacramenti, in particolare alla celebrazione eucaristica e al sacramento della riconciliazione
  • Sensodella trascendenza, unito alla valorizzazione dello sforzo dell’uomo - abbandono attivo
  • Carità teologale che si traduce in sensibilità umana e sociale
  • Amore alla povertà
  • Senso della gratuità
  • Risalto delle virtù pedagogiche quali l’amore, la pazienza, la delicatezza nei rapporti, l’umanità  propria di chi sa di essere al servizio della crescita degli altri
  • Il nobile e umile ufficio di sapersi cooperatori  della Provvidenza

Ancora:
1. Spirito di fraternità
2. Spirito di fede
3. Spirito di zelo
 

Alla luce di quanto detto e in riferimento ai Documenti del Cammino di Rinnovamento (Atteggiamenti Globali, Scelte Globali e Utopie) possiamo dire che la spiritualità di Madre Miradio si caratterizza come:

1.      CRISTOCENTRICA (abbandono al Padre, Kenosis)

Il centro dell’energia spirituale della RFSA è la persona di Cristo, un Cristo povero, in un  atteggiamento di abbandono e di Kenosis.
Un Cristo che sente una infinita compassione della gente sperduta e disorientata,  che fa nascere la consapevolezza di essere “apostole e missionarie”,missionarie della carità”, per la sua messe.

2.      EUCARISTICA (fraternità)

“La Povera Figlia di S. Antonio non volendo vivere  solo per se stessa ben volentieri esercita la fraterna carità”.
Queste parole esprimono la logica dell’Eucarestia: farsi dono totale, essere Pane Spezzato.
Tutto ciò che è chiamata ad essere e ad operare, la Povere Figlie di S. Antonio non lo vuole vivere da sola, ma con altre sorelle che condividono con lei la stessa identità francescano-miradiana, in un clima di famiglia, con una vera comunione di vita.

3.      ECCLESIALE (amore alla Chiesa)

La RFSA è la donna della Chiesa, la ama in modo molto concreto e si dimostra tale nel suo operato apostolico.
Dimostra quest’ amore nell’obbedienza alla sua autorità e nella fedeltà al suo Magistero.

4.      EVANGELIZZATRICE (fedeltà dinamica)

La RFSA sente, come Madre Miradio, la chiamata  al lavoro attivo per il Regno, ad “estendere l’opera di zelo che Iddio le ispirava alla maggior Sua gloria ed al bene delle anime”.
Madre Miradio parla di “spirito di carità attiva”, una carità pronta a dare risposte alle necessità della Chiesa e del mondo, necessità che sente propriamente come sue.
La RFSA è una donna che vive nella fedeltà dinamica, cioè con un profondo atteggiamento di attenzione ai segni dei tempi, e “all’occorrenza secondo il bisogno”, come  afferma Madre Miradio, dopo un accurato discernimento apostolico, annuncia con la sua azione apostolica il Vangelo agli uomini e alle donne del suo tempo.

5.      MARIANA (maternità)

Per la RFSA l’attenzione a Cristo apre alla figura di Maria, sempre associata al Figlio.
Ella è una consacrata mariana, nel senso che cerca costantemente di vivere come Maria:
“La Povera Figlia di S. Antonio ha scelto il Cuore di Maria Immacolata per Modello”.
Ella  vive in un costante atteggiamento materno, soprattutto verso i piccoli e i poveri e ama con “cuore di madre”.

Mar 27 2014


La vocazione evangelica della Religiosa Francescana di S. Antonio

 

In un atteggiamento di abbandono filiale, di assoluta fiducia in Dio, Padre provvidente e misericordioso, e di disponibilità alla Chiesa e al Mondo...

 

Sulle orme di Madre Miradio della Provvidenza


La forte esperienza di Dio, scoperto come Padre provvidente e misericordioso e Signore della storia, ha caratterizzato la vita di Madre Miradio della Provvidenza e l’ha portata ad un profondo atteggiamento di gratitudine e di lode, dal quale è scaturito quel suo costante desiderio “di vedere il Signore Dio lodato ed amato”.

Tutto questo l’ha spinta a lavorare unicamente per la sua Gloria e l’ha resa sorella e madre di tutti coloro che il Signore ha messo sul suo cammino, testimoniando una dedizione senza riserve e la stessa tenerezza che Dio aveva avuto per lei. 

Lei, “povera creatura”, si sente chiamata a rivivere l’esperienza spirituale di Francesco d’Assisi “al cui spirito ha voluto formare la Congregazione, specialmente per ciò che riguarda la pratica dell’umiltà, della semplicità, della carità, del sacrificio e della preghiera”.

La forma di vita evangelica delle Religiose Francescane di S. Antonio è contenuta nella Regola TOR e nei Documenti delle origini, interpretati e applicati dalle Costituzioni generali e dai Documenti scaturiti dal Cammino di Rinnovamento con i quali è stato riespresso e approfondito  il Carisma fondazionale.


La vocazione evangelica della Religiosa Francescana di S. Antonio


Fedele alla propria vocazione francescano-miradiana e alla forma di vita proposta da Francesco d’Assisi e da Madre Miradio, la Religiosa Francescana di S. Antonio si fa discepola di Cristo Gesù.

E, in un atteggiamento di abbandono filiale, di assoluta fiducia in Dio, Padre provvidente e misericordioso, e di disponibilità alla Chiesa e al Mondo,  si impegna a vivere, nella radicalità evangelica, semplicità, povertà e letizia francescana, la missione di evangelizzazione e promozione umana dei più disagiati e bisognosi, specialmente dell’infanzia e della gioventù, per cercare la gloria di Dio e il bene comune.

La spiritualità che la anima è quella francescana dell’Incarnazione e della Kenosis, propria della “serva dei poveri”, abbandonata alla Provvidenza, umile, semplice, caritatevole.


 

... la RFSA si impegna a vivere, nella radicalità evangelica, semplicità, povertà e letizia francescana, la missione di evangelizzazione e promozione umana dei più disagiati e bisognosi, specialmente dell’infanzia e della gioventù, ...

 In sintesi possiamo dire:

Carisma

 

  • In un atteggiamento di abbandono filiale, di assoluta fiducia in Dio, Padre provvidente e misericordioso, e di disponibilità alla Chiesa e al Mondo,  
  • la RFSA si impegna a vivere, nella radicalità evangelica, semplicità, povertà e letizia francescana, la missione di evangelizzazione e promozione umana dei più disagiati e bisognosi, specialmente dell’infanzia e della gioventù,
  • per cercare la gloria di Dio e il bene comune.


La spiritualità che  anima la RFSA è quella francescana dell’Incarnazione e della Kenosis, propria della “serva dei poveri”, abbandonata alla Provvidenza,  umile, semplice, caritatevole.

 


La dimensione apostolica


La dimensione apostolicaè essenziale al nostro carisma: siamo una Congregazione apostolica chiamata a dare gloria al Signore nelle nostre opere: “Egli ci ha inviate per il mondo intero a testimoniare la sua presenza con la parola e con le opere e perché facciamo conoscere a tutti che non c’è altro  Onnipotente fuori di Lui”.

Lo spirito che anima e sorregge l’azione apostolica della Religiosa Francescana di S. Antonio la condurrà quindi a rendere visibile in ogni sua opera e servizio:

... per cercare la Gloria di Dio e il bene comune. 

  • la scelta del Regno di Dio,
  • la scelta della comunione in fraternità e in minorità,
  • la scelta dei poveri,
  • la scelta del servizio alla Chiesa universale nella chiesa locale,
  • la scelta della progettualità.

Ogni attività esercitata permette alla Religiosa Francescana di S. Antonio di vivere il lavoro come un dono del Signore attraverso il quale servire i fratelli e le sorelle e guadagnare il pane quotidiano. Fedele alla sua scelta di povertà, sceglie e assume il lavoro “in spirito di orazione e devozione”, di fraternità e solidarietà con le sorelle e con la gente che serve, di minorità, semplicità e condivisione, soprattutto con i piccoli e i poveri di questo mondo, di libertà e distacco, respingendo lo spirito mondano del consumismo e dell’attivismo.


Atteggiamenti interiori


La Religiosa Francescana di S. Antonio sarà costantemente aiutata a comprendere che l’azione apostolica francescano-miradiana  si realizza prima di tutto nella conformità a Cristo Signore, nel far propri i suoi sentimenti. Gli atteggiamenti interiori con cui essa opererà (atteggiamenti che la identificano e danno una specifica connotazione a quanto fa e vive)  hanno dunque in Cristo, Servo di Dio, Figlio obbediente del Padre, la loro piena espressione. Ogni giovane e ogni suora è chiamata a viverli non solo per essere coerente con le scelte fatte, ma anche come espressione piena del Carisma fondazionale.

Gli Atteggiamenti cristiani, cioè i sentimenti di Cristo, che la nostra Congregazione ha individuato come espressioni specifiche del Carisma ereditato da Madre Miradio sono i seguenti:

  • abbandono al Padre
  • kenosis
  • fraternità
  • maternità
  • amore alla Chiesa
  • fedeltà dinamica.


Alla luce di quanto detto, Madre Miradio chiede ancora oggi ad ogni Religiosa Francescana di S. Antonio:

  • di vivere in un costante rapporto filiale con Dio, Padre Provvidente,
  • di essere parte di una Chiesa dinamica ed itinerante,
  • di avere un cuore di Madre per i più piccoli, poveri, ultimi.
  • di vivere e promuovere la fraternità universale,
  • di irradiare la letizia francescana.
 

Dimensione contemplativa e dimensione apostolica

Tutto è nulla per la gloria di Dio e la nostra santificazione.

E’ fondamentale formare all’unità tra azione e contemplazione. L’attività apostolica  ha bisogno di essere alimentata, ogni giorno, dalla Parola, dalla Presenza del Cristo, dalla luce dello Spirito, dalla contemplazione del volto di Dio. Senza una profonda vita interiore non è possibile vivere la missione, la quale non è altro che la testimonianza  e la manifestazione dell’amore di Dio per  ogni uomo e per ogni donna. Madre Miradio ci esorta, quindi,  a coltivare “un vero spirito di orazione e umiltà, per riposare unicamente in Dio”.  “Lo spirito di orazione”   è la dimensione indispensabile  per esprimere la nostra relazione filiale con Dio, Padre Provvidente e vivere in un costante atteggiamento di abbandono a Lui.

“L’unione stretta  tra contemplazione e azione permetterà, oggi come ieri, di far fronte alle missioni più difficili”. È necessario pertanto formare ad una nuova spiritualità francescano-miradiana apostolica caratterizzata dai seguenti aspetti:

  • una spiritualità d’inserzione nelle condizioni di vita del popolo, fondata sulla condivisione di Gesù nell’Incarnazione e nella Kenosis,
  • una spiritualità di presenza: noi dobbiamo essere e vogliamo essere con la gente, come Dio era con il suo popolo nella tenda dell’alleanza, “per alleviarne le innumerevoli pene”,
  • una spiritualità della solidarietà,  della compassione, della tenerezza materna,  poiché “La Povera Figlia di S. Antonio non volendo vivere per se stessa ben volentieri esercita la fraterna carità”,
  • una spiritualità della fraternità, come segno forte di evangelizzazione in una società del potere, del dominio e dell’avidità,
  • una spiritualità della speranza e della gioia,
  • una spiritualità più dinamica e creativa, che ci rende più docili e collaboratrici dello Spirito “all’occorrenza, secondo il bisogno”.

Il Carisma e il patrimonio spirituale,  che Madre Miradio ci ha consegnato, conservano intatta la loro carica profetica, la loro attualità, la loro forza coinvolgente, che reclamano la provocazione della testimonianza, la credibilità dell’annuncio, la fecondità del servizio, il coraggio della denuncia.

È a questa radicalità evangelica che siamo state chiamate, lavorando esclusivamente per il Regno di Dio e la sua giustizia.  Per Francesco e per Madre Miradio questo è stato chiaro sin dall’inizio: “Da quando abbiamo abbandonato il mondo non abbiamo altro da fare …che piacere unicamente al Signore”,  affinchè attraverso la nostra testimonianza di vita Lui, il  Dio della Vita e per la Vita, “sia lodato ed amato”.


FONDAMENTO  FRANCESCANO

Il Carisma di Madre Miradio nasce ed è innestato nel grande carisma di Francesco D’Assisi.

Lo confermano le parole di Madre Miradio:

“Lo spirito, al quale si vuole informare la Congregazione,

è quello di S. Francesco d’Assisi, specialmente

per ciò che riguarda la pratica dell’umiltà,

della semplicità, della carità e della preghiera”

                                                                                (Costituzioni 1926, 4)

  • “Noi che siamo francescane…”
  • “In tutto ci uniformassimo al nostro G. P. S Francesco”
  • “Renderci degne dell’eccelso Ordine dell’inclito S. Francesco”


Il Carisma di Francesco non si basa  su un progetto pastorale, educativo, ma sulla radicalità della sequela Christi.
La sua forma di vita si basa su elementi molto semplici:

- vivere secondo il Vangelo (evangelicità),

  • fraternità concreta ed intima,
  • preghiera liturgica,
  • rinuncia radicale ad ogni possesso (povertà),
  • minorità (farsi piccoli e servi),
  • servizio e lavoro per guadagnarsi da vivere,
  • Annuncio del Vangelo attraverso una presenza amichevole, benevole, pacifica tra la gente (evangelizzazione),

Madre Miradio fa suo il Carisma di Francesco, prima tra le Alcantarine, poi lo radicalizza per un ulteriore chiamata dello Spirito.

 
Feb 24 2013


Preghiera per la glorificazione
della Serva di Dio
Madre Miradio della Provvidenza


Padre di immensa bontà,
che nella tua umile e fedele Serva
Madre Miradio della Provvidenza
ci hai offerto
una testimonianza viva del tuo amore
verso i piccoli e gli abbandonati,
dona anche a noi la carità ardente
che ha animato i suoi passi.

Ti chiediamo di glorificarla,
concedendoci per sua intercessione
la grazia che con la fiducia
imploriamo...
Per Cristo nostro Signore. Amen!

Pater, Ave, Gloria




Preghiera per la glorificazione
di Madre Miradio


Ti ringraziamo Dio, Padre di bontà,
che hai suscitato nella Chiesa
a servizio dei più indifesi la tua serva
Madre Miradio della Provvidenza
e ci hai rivelato in lei
la tua tenerezza di Padre.
Concedici che imitandola
nella ricerca costante della tua gloria,
viva in noi la sapienza
dei “poveri di spirito”
che in Te esultano di gioia
per il Regno!
Amen!

(Con approvazione ecclesiastica)
Curia vescovile di Albano, 16 giugno 1999

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