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Mag 28 2014

 

Ricordiamo l’Anno Miradiano 2013:
dalla gratitudine della Memoria delle origini
all’impegno della Profezia!


Abbiamo voluto custodire e rinvigorire la memoria delle radici, esprimere gratitudine al grembo da cui siamo state generate con la celebrazione dell’Anno Miradiano (2 febbraio 2013-15 dicembre 2013), in occasione del 150° Anniversario della Nascita di Madre Miradio.

Abbiamo voluto ringraziare la Provvidenza Divina, invocare lo Spirito, Datore di ogni dono perfetto, perché ci aiuti a ravvivare la profezia delle origini, condividendo fedelmente e creativamente la sollecitudine della Chiesa chiamata oggi a “educare alla vita buona del Vangelo” questa umanità amata e redenta dall’Eterno Amante, bisognosa di segni credibili soprattutto da parte di coloro che il Maestro ha chiamato perché “stiano a Lui vicini”.

Abbiamo voluto celebrare l’Anno Miradiano lontano da logiche retoriche e trionfalistiche, che non  si addicono alla semplicità della vita della nostra Madre.

Abbiamo voluto viverlo come Festa di Famiglia, come occasione favorevole e preziosa per ritrovare i sentieri delle origini,  per riprendere il cammino con il ritmo dei passi con cui la Fondatrice li ha tracciati e per prima li ha percorsi, e con lei continuare a dare vita ad una Congregazione comunionale, serva, evangelizzatrice. È stato bello ritrovarci tutte insieme provenienti dai cinque continenti dove siamo presenti.

Ci siamo rivolte a tutti: alle famiglie, e all’interno di esse ai nostri fratelli anziani ed adulti, con un’attenzione particolare ai bambini e ai giovani, che sono stati oggetto della  cura materna di Madre Miradio e la consolazione della sua anima.

Voglio ricordare con voi  alcuni passaggi della Lettera del Segretario dello Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone:

“Il Papa richiama con forza tutte le Religiose Francescane di S. Antonio a poggiare saldamente su Cristo e sulla perenne novità del Vangelo la quotidiana risposta di vita, continuamente sostenute dall’esempio della venerata Fondatrice. Sorgente inesauribile del cammino spirituale di ciascuna sia  il Cuore di Cristo. Attingendo alla fonte viva di Colui che è mite e umile di cuore, anche il giogo della sequela diventa dolce e leggero. L’assidua contemplazione del mistero di amore del Verbo incarnato, crocifisso e risorto rende capaci di cooperare con zelo e sacrificio per la salvezza dei fratelli.

Le celebrazioni della vostra Famiglia religiosa coincidono provvidenzialmente con l’Anno della Fede, voluto dal Santo Padre “perché susciti in ogni credente l’aspirazione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza e sia anche occasione propizia per intensificare la celebrazione della fede nella Liturgia, e in particolare nell’Eucaristia” (cfr Lett. Ap. Porta fidei, 9). La fede viva e la carità operosa sono stati i due pilastri su cui Madre Miradio ha fondato la sua vita e che l’hanno spronata ad impegnarsi nelle sue tante iniziative apostoliche” (Lettera del Segretario dello Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio  Bertone, 2 febbraio 2013).


Perché  possa essere un Anno di Grazia per noi e per tutti, abbiamo chiesto e ottenuto da   Benedetto XVI  il dono di poter lucrare l’Indulgenza Plenaria in tutti gli oratori della nostra Congregazione.

Le celebrazioni a livello generale e locale hanno visto una buona  e coinvolta partecipazione dei nostri fratelli  laici. Questo ha confermato la Fama di Santità di cui gode la nostra Fondatrice.

A livello generale desidero ricordare il Convegno Miradiano del 25/28 luglio 2013: ha rappresentato per tutte noi un piccolo “Capitolo delle Stuoie” con il quale abbiamo celebrato la spiritualità di comunione tra noi e con la Chiesa.

Per rendere più forte la memoria delle radici, abbiamo voluto che i “segni”, che ci raccontano la vita e il cammino di fede di Madre Miradio, possano essere visibili a tutti. Per questo sono stati allestiti il Percorso Miradiano e la Sala della Memoria di Madre Miradio presso la Casa di Ariccia.

Dalla gratitudine della memoria delle origini all’impegno della profezia

In questo Anno Giubilare abbiamo percorso spiritualmente  “le Vie della nostra Storia miradiana” e abbiamo visto come è  necessario estrarre del Carisma i valori che più chiaramente possono parlare agli uomini e alle donne  di oggi.

È stato un dono della Provvidenza di Dio celebrare il XV Capitolo Generale 2013  nei  solchi dell’Anno  della Fede e  dell’Anno Miradiano. Abbiano questi eventi il potere di riportare ciascuna di noi alla sorgente primaria e feconda del  Vangelo:

  • per rinvigorire le radici e le motivazioni profonde per le quali decidemmo  un giorno, e decidiamo ora, di donare la vita;
  • per restituire freschezza a ideali che forse il tempo può avere avvizziti;
  • per riassaporare il gusto sempre nuovo di un impegno oblativo, che soltanto se vissuto fino in fondo ha il potere di renderci “donne libere”: libere da delusioni e smarrimenti, libere da senso di frustrazione e di vuoto, libere da rimpianti e nostalgie, che talvolta proiettano ombre su una testimonianza di vita rendendola poco luminosa e seducente.
Discendiamo da radici sante: nessuno più di noi ha il diritto di essere orgoglioso di queste origini. Ma nessuno più di noi ha il dovere di ricalcarne le orme.
Il cammino di fede e di  donazione di Madre Miradio continua con i nostri passi. La sua sollecitudine abiti il nostro cuore e lo renda migliore.

La sua passione evangelizzatrice ci spinga sempre  nella ricerca di Dio, nella carità comunionale e nel servizio di quanti soffrono disagio, fragilità, indigenza.
Possa questo Anno Miradiano  essere l’humus, il terreno fecondo da cui attingere motivazioni e significati, rigenerandoci all’impegno di testimoniare ancora  con forza “l’alta idealità che fu serena e fervente guida” del cammino di Madre Miradio (cfr. Madre Miradio, Cardito 1905).


Mar 27 2014


SPIRITUALITà DI MADRE MIRADIO, DONNA DEL SUO TEMPO CON UNA SUA ORIGINALITà

SPIRITUALITA’ FRANCESCANO-MIRADIANA

 

La spiritualità di Madre Miradio, che possiamo definire francescano-miradiana, è la spiritualità dell’incarnazione e della kenosis, propria della “serva dei poveri”, umile, semplice, caritatevole, abbandonata alla Provvidenza".

(cfr. Madre Miradio, Cost. 1926, 4)

 

L'istituto delle Religiose Francescane di S. Antonio, originariamente denominato delle Povere Figlie di S. Antonio, suscitato dallo Spirito Santo nella Chiesa per onorare e servire Gesù Cristo e i fratelli, è di diritto pontificio ed è aggregato, fin dalle origini, all’Ordine dei Frati Minori.
In forza di questa aggregazione, le Suore per concessione apostolica godono di tutti i favori spirituali concessi dai Sommi Pontefici ai tre Ordini Francescani, nonché a tutti i rami ed istituti che si ispirano a san Francesco, così come desiderava Madre Miradio: “… Un maggiore conforto spirituale, una fonte, a cui possa attingere la sua forza morale, e di corroborarsi più validamente in quei divini aiuti, di cui solamente il Cielo è capace largire”.
Inoltre hanno parte, così in vita come dopo morte, ai frutti spirituali derivanti dalle buone opere di tutti i componenti dei detti ordini ed istituti francescani, il cui tesoro spirituale esse vogliono arricchire con la loro consacrazione e preghiera, le loro opere di bene e di penitenza. 
Figlie dello stesso Padre, le Religiose Francescane di S. Antonio procureranno di vivere in fraterna comunione di spirito con l'Ordine dei Frati Minori e con tutti gli istituti francescani, promuovendo volentieri, con reciproca cooperazione, iniziative comuni di vita e attività francescane.
La spiritualità delle Religiose Francescane di S. Antonio, per volontà e ispirazione di Madre Miradio, è, dunque, francescana: “Lo spirito, al quale si vuole informare la Congregazione, è quello di San Francesco di Assisi, specialmente per ciò che riguarda la pratica dell’umiltà, della semplicità, della carità, del sacrificio e della  preghiera”.
La vita delle suore sarà tutta permeata dello spirito di san Francesco, che volle una radicale povertà e spoliazione di tutto se stesso come una risposta di amore incondizionato a Dio, rivelatosi in Cristo.  In fedeltà dinamica alle radici del proprio carisma, esse osservano la Regola e Vita dei Fratelli e delle Sorelle del Terzo Ordine Regolare di San Francesco approvata dal Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II e definita ed interpretata dalle Costituzioni.
Esse meditano e s’impegnano a vivere i misteri di Cristo che maggiormente rivelano il suo atteggiamento di abbandono alla volontà del Padre e  di servizio ai bisogni dei fratelli: l’Incarnazione, la Passione, Morte e Resurrezione, l’Eucaristia. Dalla contemplazione di questi misteri, sull’esempio di Madre Miradio, attingono forza e coraggio per vivere, in umiltà e povertà, al servizio di Cristo e della Parola, bramando ardentemente di configurarsi a Cristo sia con un cammino di santificazione personale e comunitaria sia con un apostolato attivo nei confronti dei fratelli, in unità inscindibile con la Santa Madre Chiesa.
“Sempre e in tutto agire unicamente per fare la volontà  dello Sposo Celeste e per piacere a Lui”: è questa  la regola suprema di vita delle RFSA: seguire più da vicino Gesù Cristo secondo la forma del Santo Vangelo, così come è proposto negli esempi e nell’insegnamento di san Francesco d'Assisi.
A imitazione di Madre Miradio, la cui vita è stata animata da un unico desiderio “vedere il Signore lodato ed amato”, esse vogliono donarsi totalmente a Dio amandolo sopra ogni cosa e vogliono dedicarsi con impegno totale e con cuore indiviso alla lode della sua gloria e all'edificazione della sua Chiesa. Per questo ripetono  sempre con Madre Miradio: “Tutto è nulla per la gloria di Dio, la nostra santificazione e il bene delle anime”.


Vita spirituale


Le Religiose Francescane di S. Antonio, già consacrate nel Battesimo, per essere dimora dello Spirito, con la professione religiosa vengono costituite nella Chiesa come fraternità di culto e di lode in Cristo, per glorificare il Padre con un cuore solo ed una voce sola.
Esse esprimono la loro risposta d’amore a Dio, che per primo le ha amate, con orazioni, suppliche e rendimento di grazie, nella ricerca e nel compimento della sua volontà. 
Facendo memoria delle proprie origini, ricordano che “la vita religiosa senza l’abito celeste della preghiera è una vita morta, e le religiose prive di questa, mortalmente verrebbero ad estinguersi, perciò il  Serafico Padre S. Francesco  raccomandava ai suoi frati di non estinguere per mezzo del lavoro lo spirito della preghiera”.
La dimensione contemplativa è fondamentale, quindi, alla nostra vita e missione. La sequela di Gesù, che è la vita della Religiosa Francescana di S. Antonio,  si radica nell’esperienza di fede. Questa esperienza di fede si alimenta e si manifesta, particolarmente, “in un vero spirito di orazione e umiltà per riposare unicamente in Dio”.
Lo “spirito di orazione” è la dimensione indispensabile per esprimere la nostra relazione filiale con Dio Padre, dalla quale dipendono tutti gli altri valori: la vita di fraternità e minorità, la vita di povertà e di servizio ai poveri, l’amore alla Chiesa, la solidarietà materna, la letizia francescana. Allora “lo spirito di preghiera” non è soltanto un atteggiamento verso Dio, verso gli altri o verso la natura, neppure una pratica ben organizzata o una recita meccanica di preghiere: è un modo di essere e di vivere di ogni RFSA in tutte le sue dimensioni e  nelle diverse circostanze della vita: nella preghiera, nel lavoro, nei rapporti fraterni, nel servizio apostolico, nell’infermità . E’ un centralizzare la propria vita in Dio, scoperto e amato quale Sommo bene, per passare dall’attivismo, dall’efficienza, dal dire preghiere ad un’intima e personale relazione con Dio.
Come  Francesco, Antonio, Chiara e Madre Miradio, esse vivono quindi la preghiera, “asilo sicuro di tutte”, come risposta, umile e fervente, alla vocazione donata dalla bontà del Padre  e accolta con meraviglia e gratitudine. È nella preghiera che esse vivono un rapporto profondo di intimità con Cristo, “Sposo celeste”  al quale “in tutte le contingenze della vita religiosa volgiamo la mente e il cuore”.  È questa intimità che accresce l’amore  e rafforza la fede, dà ali alla speranza e feconda la carità: “Dopo molte preghiere, serie e lunghe riflessioni, prevale in me il dovere di coscienza…”.  È solo da questa unione che scaturisce ed è alimentato il ruolo “profetico” della missione che consiste nell’annuncio e nella costruzione del Regno di Dio e della sua giustizia. Ecco perché Madre Miradio sollecita costantemente: “Lavorate per la Gloria di Dio altrimenti il vostro lavoro sarebbe  perduto. Ella ci invita a coltivare la dimensione “mistica” della vita consacrata,  a tendere “ad una vita interiore sempre più intensa:  fu questo desiderio di una profonda vita contemplativa a spingerla  a lasciare l’Istituto delle Alcantarine, consapevole che  “il profeta prima ascolta e contempla, poi parla lasciandosi permeare da quell’Amore di Dio che nulla teme ed è più forte persino della morte”.

“L’autentico profeta non si preoccupa tanto di fare delle opere, cosa senza dubbio importante, ma mai essenziale. Egli si sforza di essere testimone  dell’amore di Dio, cercando di viverlo tra le realtà del mondo, anche se la sua presenza può talora risultare scomoda perché offre ed incarna valori alternativi”.
È quanto ci ricorda la Tradizione del nostro Istituto: “Le nostre carissime Figlie non diano nella loro vita alle loro attività materiali la prevalenza su quelle spirituali, in modo da meritare da Gesù il rimprovero che Egli faceva alla buona Marta del Vangelo, spingendola all’esempio di Maria che aveva scelto la via migliore della sua dedizione completa al Divin Maestro”.


Ascolto e meditazione della Parola di Dio


Negli Scritti di Madre Miradio non troviamo riferimenti espliciti alla Parola di Dio o citazioni scritturistiche, cosa alquanto normale nel contesto storico in cui ella visse, che limitava l’uso diretto della Scrittura.
Ma lo “spirito di orazione”, che Francesco e Madre Miradio raccomandano, si nutre della lettura orante della Parola di Dio.  La Parola di Dio è il fondamento della preghiera delle Religiose Francescane di S. Antonio: sull’esempio del loro Patrono S. Antonio si dedicano con amore all’ascolto, alla lettura e alla meditazione di essa.
Dalla Sacra Scrittura traggono incitamento e attingono un indispensabile nutrimento per la vita di unione con Dio; da essa, in un umile e continuo cammino di discernimento, apprendono a cercare la soluzione dei problemi umani alla luce della Rivelazione. Essa, parlando al loro cuore in ascolto, rivela la volontà del Padre ed alimenta la vita di comunità.
Gradualmente e secondo le rispettive capacità di comprensione, esse devono imparare ad accostarsi con opportune ed esatte cognizioni, mediante un ordinato e diligente studio, alla Parola di Dio, nella convinzione che l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Dio e del suo progetto.
Con identico rigore devono attendere allo studio dei documenti del Magistero ecclesiastico, ordinario e straordinario, che illustrano il carattere della Rivelazione; devono approfondire altresì i testi di spiritualità che illuminano il significato spirituale e il valore teologico della vita religiosa.


Vita liturgica


Le Religiose Francescane di S. Antonio curano con particolare attenzione la preghiera liturgica, manifestando in essa la Chiesa orante che, associata a Cristo e per mezzo di Lui, rende  culto al Padre nello Spirito.
Partecipano con intensa e crescente fede alla celebrazione dei misteri divini; vivono intensamente i cicli e le solennità dell’anno liturgico, considerando la Sacra Liturgia una via sicura e completa per il raggiungimento della perfezione propria di persone consacrate al culto e al servizio di Dio.
Il Sacramento dell’Eucarestia è da loro profondamente amato e riverito. Come nella vita di Francesco e di Madre Miradio. La partecipazione all’Eucarestia non è per Madre Miradio un precetto da assolvere, ma una “persona” da incontrare, la cui assenza genera un grande vuoto:”Ora ci è restato solo il vuoto della Comunione giornaliera”.
Madre Miradio sa bene che solo dall’Eucarestia nasce la civiltà dell’amore e la forza Missionaria della Chiesa e della sua Famiglia Religiosa: “Ed Ella Ecc.za Rev.ma, non mi  perda di vista, m’abbia sempre presente nel S.to Sacrificio con tutto intero il mio Istituto, acciò Gesù ci dia di rispondere a modo alla divina chiamata compiendo quei doveri che lo stato da noi abbracciato richiede. Che  cresca in noi lo zelo e l’amore a Lui”.
“Cresca in noi lo zelo e l’amore”: è questa la forza dell’Eucarestia: il dono autentico e radicale di sé.
“S.to Sacrifico”: il Sacrificio di Cristo sull’altare è invito per lei a vivere lo stesso spirito di sacrifico, nel dono di sé, in una vita consumata per gli altri.
“Il mio Corpo dato in sacrificio per voi…”: anche la vita di Madre Miradio è un’offerta quotidiana di gesti sacrificali: “Se sono richiesti sforzi e sacrifici non dobbiamo essere restie nel compierli: tutto è nulla per la gloria di Dio”.
Alla luce di tutto questo, le RFSA  celebrano la santa Eucarestia consapevolmente, piamente, attivamente; fanno tutto il possibile per partecipare ogni giorno al Sacrificio Eucaristico e ricevere il Corpo del Signore.
Con Lui stabiliscono un dialogo quotidiano, visitandolo spesso nel tabernacolo, chiedendo, sull’esempio di Madre Miradio, che cresca in loro “lo zelo e l’amore a Lui e ci faccia essere degne ed affettuose sue Spose”.

Francesco condensa in poche parole  il suo amore all’Eucarestia, le consegna ai suoi frati e noi le abbiamo fatte nostre:

“E il Signore mi dette tanta fede nelle Chiese, che così semplicemente pregavo e dicevo: “Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, poiché con la tua santa Croce hai redento il mondo” .  

Con la liturgia delle Ore partecipano alla preghiera di Cristo e, associate alla Chiesa, lodano il Padre a nome di tutti gli uomini, intercedendo per la salvezza del mondo intero.


Preghiera comunitaria


Per favorire il contatto intimo e prolungato con il Signore, per gustare, comprendere e vivere alla luce della Parola, compiendo la volontà del Padre, le Religiose Francescane di S. Antonio dedicano un congruo tempo ogni giorno all’orazione mentale.
Il rapporto con il Signore richiede momenti di pausa dalle normali attività, per tempi intensi di raccoglimento e di preghiera.
Oltre ai ritiri periodici, ogni anno dedicano un periodo di tempo agli Esercizi Spirituali, perché, libere da tutto, in docile ascolto dello Spirito, possano realizzare una conversione profonda, per un dono sempre più generoso di se stesse. È  prudente e necessario, per la guida spirituale dei momenti forti di preghiera, rivolgersi a ministri preparati e di profonda interiorità , preferibilmente francescani.
Le Religiose Francescane di S. Antonio, anche per sostenere ed alimentare maggiormente la propria crescita spirituale, accolgono volentieri e con gioia le iniziative a livello locale, congregazionale ed ecclesiale, tese ad approfondire la dimensione liturgica e comunitaria della preghiera.
Pregano intensamente, sia a livello personale che comunitario, per il Santo Padre e  per i bisogni della Chiesa. Pregano altresì per e con la Chiesa locale, nei luoghi dove le conduce l’apostolato della carità.


Preghiera personale


Le Religiose Francescane di S. Antonio, seguendo l’esempio di san Francesco e della sua umile imitatrice Madre Miradio, coltivano con assidua cura la preghiera personale. Ogni religiosa nella preghiera personale va alla ricerca dell’esperienza di Dio, per sentirsi amata da Lui e dirgli il proprio amore, certa che nel rapporto costante con il Signore trova la sorgente della gioia della propria consacrazione e il significato profondo dell’appartenenza all’Istituto.

Medita i misteri dell’Incarnazione, della Passione, Morte e Resurrezione del Signore.


Vita di penitenza


Ø  “Non devono sconvenire a quello spirito di mortificazione e di povertà che è speciale per la nostra Congregazione e che fu tanto a cuore allo Sposo Gesù”.
Ø  “Essere idonee allo spirito di umiltà e di sacrificio che si deve vivere nella Congregazione da quelle che vogliono divenire degne figlie del grande Patrono S. Antonio di Padova”.
Ø  Se sono richiesti sforzi e sacrifici non dobbiamo essere restie dal compierli. Tutto è nulla per la gloria di Dio e la nostra santificazione. Un piccolo sacrificio ci procura gioie eterne”.

Per essere rivestite di Cristo, sull’esempio di san Francesco e di Madre Miradio, le Religiose Francescane di S. Antonio operano una continua conversione del cuore mediante lo spirito di sacrificio e di penitenza. Accettano pazientemente, come fece la venerata Fondatrice, le contrarietà, la disciplina e gli impegni della vita di comunità.
Per rinnovarsi e crescere nella carità e nell’amicizia di Dio, si accostano frequentemente al sacramento della riconciliazione.
Nella frequenza di questo sacramento e nella direzione spirituale godono della dovuta libertà e si attengono alle norme della Chiesa.
Per rinnovarsi interiormente e progredire nell’itinerario di conversione, praticano l’esame di coscienza come atto penitenziale personale, e, frequentemente, la revisione di vita.
La penitenza assume anche un carattere comunitario esteriore, che si esprime in modo particolare nel digiuno, nell’astinenza e nelle opere di carità.
Ogni comunità, soprattutto nei tempi forti di Avvento e di Quaresima, stabilisce opportuni momenti di preghiera, di silenzio e raccoglimento, e concreti aiuti ai bisognosi.
Convinte che Cristo le ha amate e ha dato se stesso per loro e che la misura della perfetta penitenza rimane soltanto l’amore, le Religiose Francescane di S. Antonio praticano la carità e la correzione fraterna, il perdono e la preghiera reciproca.


Maria di Nazareth


La dimensione mariana appartiene chiarissimamente alla spiritualità francescana.
Francesco, che amava follemente Maria e che ha lasciato come consegna ai suoi figli di onorare sempre la Vergine, ha trovato nei suoi figli una rispondenza che non si è affievolita nei secoli.
Il privilegio poi della Concezione Immacolata di Maria, ha costituito la più grande gloria dei Francescani, per la cui opera, soprattutto, si arrivò alla proclamazione del dogma nel 1854: “Ora se in ogni cuore devoto alla Vergine Immacolata si sente una sì grande, sì inesprimibile gioia per tanta festa, in quale oceano poi di contento, di amore e di santa esultanza ci dobbiamo trovar noi, noi che siamo francescane, noi che possiamo gridare ad alta voce: questa festa è tutta nostra?”.

La vita di Madre Miradio è stata un cammino con Maria:
  • Nasce il 2 febbraio: festa della presentazione di Gesù al tempio e purificazione di Maria.
  • Fa parte della Pia Unione di Maria.
  • Tra le Alcantarine assume il nome di Sr Maria Provvidenza.
  • 1° maggio 1884: prima professione religiosa.
  • Quando sta per lasciare le Alcantarine Maria le appare in sogno  e la conforta.
  • 22 maggio 1901: fondazione a Carpino delle Povere Figlie di S. Antonio.
  • Quando deve lasciare Carpino Maria le appare in sogno per la seconda volta.
  • È profonda in lei la dimensione dell’amore materno, che è l’amore di Maria Immacolata “il cui cuore la Povera Figlia di S. Antonio ha scelto per modello”.
Muore il 15 dicembre, ottava della festa dell’Immacolata Concezione di Maria.

Madre Miradio parla e vive il linguaggio di Maria:

Ø  “Sia fatta la volontà di Dio.
Ø  “Rassegnamoci  alla S.S. Volontà di Dio e ciò che disporrà sarà per nostro vantaggio”.   
Ø  “Faccia Dio! Che tutto riesca per la sua gloria ed il nostro meglio”.

Queste sue espressioni sono un programma di vita, il programma di vita dei Poveri di Jawhè, coloro che si aspettano tutto da Dio.
“Rassegnamoci  alla S.S. Volontà di Dio e ciò che disporrà sarà per nostro vantaggio” significa infatti:
  • certezza indubitabile della sapienza di Dio, che vede molto più al di là dei nostri occhi,
  • serena sicurezza che il Signore sta realizzando, giorno dopo giorno, anche nei fatti più insignificanti, il suo progetto d’amore,
  • abbandono fiducioso e gioioso a Colui che desidera che la nostra vita  e la nostra gioia si realizzi in pienezza,
  • fiducia nel suo amore provvidente di Padre, che ci sostiene anche nella sofferenza,

fede per credere  sempre che Dio non vuole né permette il male e il dolore, ma fa tutto per trasformarlo in bene per la nostra vita.

Le parole di Madre Miradio fanno eco alle parole di Maria di Nazareth: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Il  SI di Maria richiama  quella “disponibilità incondizionata” che Madre Miradio ha voluto come dimensione fondamentale della spiritualità della sua Congregazione.
Maria ha potuto cantare  che Dio ha fatto in lei cose grandi perché ha saputo dire di si.
E Madre Miradio è consapevole che Dio fa cose grandi  in chi, come Maria, si fa piccola, povera, semplice.
Ecco perché ha voluto essere “Piccola e Povera Figlia di S. Antonio”.
Madre Miradio sa che Dio opera meraviglie  in chi sa, ed è convinto, che noi  dipendiamo da Dio, che siamo sospesi tra il nulla che è la nostra vita (“io povera creatura”) e il Tutto che è Dio,  nostro fine, Signore della Storia, per la cui Gloria desidera spendere la sua esistenza. La creatura si consegna al Creatore.
Nella vicenda umana e di fede di Madre Miradio, Maria, la Vergine Immacolata, ha dunque un posto eminente e da lei impara ad essere madre e ad amare con “cuore materno”.
Nella sequela di Cristo ogni Religiosa Francescana di S. Antonio, sull’esempio di Madre Miradio, si associa alla scuola di Maria, che venera con particolare devozione.  Si impegna a vivere l’amore di Maria, come figlia, sposa e madre, totalmente consacrata al Signore, e con lei, Madre della Chiesa, si dedica apostolicamente all’avvento del Regno. 
La RFSA manifesta il suo  culto speciale verso la Vergine Immacolata Madre di Dio, esprimendolo, “in un oceano di contento, di amore e di santa esultanza”, con l’amore filiale e la pratica di esercizi di pietà individuali e comunitari, tra i quali il santo Rosario.

Sant’Antonio di Padova


“Desiderosa di vedere il Signore lodato ed amato mi domandai sempre che cosa potevo fare io povera creatura per ottenere quanto bramavo, finchè nel 1901, aiutata ed incoraggiata dal mio Direttore di spirito il P. Luca da Boscoreale mi decisi a fondare un nuovo Istituto, che posi sotto la tutela del grande Taumaturgo S. Antonio di Padova, per cui lo denominai: “Istituto delle Povere Figlie di S. Antonio”.
Madre Miradio non solo accoglie e fa sua una spiritualità specifica, quella francescana, ma guarda anche ad un modello particolare: Antonio di Padova, “quel Santo che se ebbe amore per l’umanità,  ebbe uno speciale trasporto per le Vergini”.
L’Istituto ha, quindi,  come titolare e patrono Sant’Antonio di Padova, scelto come modello della vita consacrata ed apostolica,  perché discepolo e perfetto imitatore di san Francesco. 
Educata alla scuola francescana, Madre Miradio affida ad Antonio di Padova il suo Istituto, non solo perché è il “grande taumaturgo” amato dal popolo,  ma perché nella vita di questo Santo trova  quegli elementi distintivi che stanno segnando la sua stessa vita.

Antonio, come lei:

  • è l’uomo di fede che segue il disegno della Provvidenza:  più volte la sua vita subisce modifiche di programmi, ma lui  accoglie e fa fronte alla novità di vita che, come per Madre Miradio, Dio gli dischiude “sulle vie misteriose della Sua Provvidenza”.

È l’uomo dell’equilibrio: dà importanza allo studio, ma non si allontana dal contatto con il popolo; dialoga con i potenti, ma non ha paura di denunciare i loro soprusi.

È il difensore, la voce dei poveri: ha chiari i doveri del suo stato religioso, ma non dimentica i poveri e gli oppressi: combatte l’usura, lotta per modificare leggi ingiuste e perché tutti abbiano l’essenziale (il pane!) per vivere.

Di Antonio Madre Miradio  vuole imitare:

  • l’impegno religioso: la missionarietà, l’evangelizzazione, annunciando, in ogni dove e in ogni tempo, il Vangelo della Carità. Alla scuola di Antonio, l’Istituto assume una fondamentale dimensione missionaria, che ne deve innervare la struttura organizzativa e sostenere e guidare le scelte apostoliche,

la vita contemplativa,

il servizio umile,

l’impegno sociale a favore dei poveri e degli oppressi,

l’impegno educativo,

l’amore alla Scrittura e allo studio.

Quanto  questi elementi della vita e del pensiero di Antonio, che Madre Miradio ha fatto suoi,  influiscono con incisività  oggi nel nostro essere e fare?

Oggi più di ieri, sul suo esempio, siamo chiamate a vivere e a testimoniare lo stile di povertà evangelica, la ricerca delle vie di contemplazione e di servizio ai fratelli, la valorizzazione della cultura, il saper camminare con la Storia e nella Storia ed essere dentro di essa donne di fede.


Abbandono alla Provvidenza (S. Gaetano da Thiene)


“Cercare la Gloria di Dio”: è lo scopo ultimo della missione che Madre Miradio ha  prospettato alla nostra Congregazione. Cercare la Gloria di Dio vuol dire riconoscere Dio quale Signore della Storia dell’umanità e della propria storia personale. Se Dio è Signore, l’atteggiamento teologale che ne consegue è quello di prendere coscienza della condizione creaturale o filiale. L’atteggiamento  conseguente a questa scoperta, di sapersi cioè in una condizione creaturale, è un fiducioso abbandono in Dio, alla Sua Provvidenza amorevole.
L’abbandono alla Provvidenza è quindi un atteggiamento di fede, che porta a fidarsi e affidarsi ciecamente “di e a Lui”, con una fiducia profonda che investe totalmente la nostra esistenza. Abbandonarsi alla Provvidenza vuol dire abbandonarsi all’azione creatrice  e santificatrice dello Spirito Santo, che ci illumina, ci guida e ci dà forza, per vivere da persone nuove: libere e liberanti. Come Abramo. Come Madre Miradio.

Madre Miradio della Provvidenza di S. Gaetano: gli occhi della mente e del cuore fissi in Dio per discernere la sua adorabile volontà in ogni situazione e il fiducioso abbandono nelle sue mani, sono gli atteggiamenti spirituali che il suo nome significa e sintetizza. Il riferimento a S. Gaetano rafforza l’esplicitazione di tale abbandono nelle mani provvidenti del Padre.
Inconfondibile caratteristica francescana, l’abbandono alla Provvidenza costituisce la dimensione portante di tutto il cammino di fede di Madre Miradio,  il tratto essenziale della sua spiritualità: tutta protesa a percepire e a cogliere il passaggio di Dio nella propria storia e nella storia degli uomini, si fa donna dell’ascolto e della dedizione amorosa a Dio, vivendo lo stupore dei piccoli e dei semplici del Vangelo di fronte alla immensa grandezza e tenerezza del Padre e modulando i ritmi dei propri passi sui passi di Dio.
Madre Miradio rappresenterà costantemente un modello di abbandono fiducioso e sereno alla Provvidenza di Dio, alla quale consegna se stessa, le sue figlie e l'Opera.
Abbandono che nel suo vocabolario non è sinonimo di passività, rassegnazione, ma coraggio di tessere la propria volontà con i voleri di Dio.
Pertanto, non riteneva fuori luogo la prudenza, anch’essa virtù, l’accortezza e una certa dose di "calcolo": disporsi alla volontà di Dio non è mai cedere in modo inoperoso agli eventi. Anzi, è a partire da essi che la volontà di Dio va ricercata, interrogando, dubitando, indagando, verificando e, infine, dandosi da fare.
Consegnata alla Provvidenza di Dio, vuole esserne a sua volta efficace strumento per gli altri, testimone credibile che il Padre ha cura di tutti.
In un mondo dove la tecnica e la secolarizzazione occupano il posto di Dio, dove la grande maggioranza dei popoli sono esclusi dalla storia, siamo chiamate: 

  • a  verificare il nostro “essere profeti di Provvidenza”;
  • ad essere, nella Storia e nella Chiesa locale, donne che sanno cogliere i segni dei tempi;
  • ad assumere un’attitudine interiore di profondo distacco dalle cose e di “diffidenza di se stesse”,  vivendo la fede e l’abbandono senza paure, trasmettendo fiducia in Dio, speranza,  serenità, gioia;
  • a vivere la semplicità e la sobrietà di vita a livello personale, comunitario e congregazionale;
  • ad accogliere con gioiosa gratitudine ogni segno concreto di Provvidenza, ringraziando Dio per quello che ci dà e per quello che ci toglie;
  • a vivere nella fede la gratuità, la solidarietà e la condivisione senza calcoli.

      E  “speriamo che il Signore provveda anche per questo”.



ATTUALIZZAZIONE della SPIRITUALITA’

di Madre Miradio

(ciò che lei ha consegnato a noi e che oggi ha una continuità)

Qual è dunque lo specifico della spiritualità francescano-miradiana?

Elementi di spiritualità miradiana (confermati dagli Scritti):

  • Primato di Dio, vissuto e sentito con forza
  • Forte e centrale  riferimento a Cristo
  • Docilità alla guida dello Spirito e delle mediazioni umane
  • Intercessione materna di Maria
  • Senso ecclesiale
  • Grande risalto alla liturgia e ai sacramenti, in particolare alla celebrazione eucaristica e al sacramento della riconciliazione
  • Sensodella trascendenza, unito alla valorizzazione dello sforzo dell’uomo - abbandono attivo
  • Carità teologale che si traduce in sensibilità umana e sociale
  • Amore alla povertà
  • Senso della gratuità
  • Risalto delle virtù pedagogiche quali l’amore, la pazienza, la delicatezza nei rapporti, l’umanità  propria di chi sa di essere al servizio della crescita degli altri
  • Il nobile e umile ufficio di sapersi cooperatori  della Provvidenza

Ancora:
1. Spirito di fraternità
2. Spirito di fede
3. Spirito di zelo
 

Alla luce di quanto detto e in riferimento ai Documenti del Cammino di Rinnovamento (Atteggiamenti Globali, Scelte Globali e Utopie) possiamo dire che la spiritualità di Madre Miradio si caratterizza come:

1.      CRISTOCENTRICA (abbandono al Padre, Kenosis)

Il centro dell’energia spirituale della RFSA è la persona di Cristo, un Cristo povero, in un  atteggiamento di abbandono e di Kenosis.
Un Cristo che sente una infinita compassione della gente sperduta e disorientata,  che fa nascere la consapevolezza di essere “apostole e missionarie”,missionarie della carità”, per la sua messe.

2.      EUCARISTICA (fraternità)

“La Povera Figlia di S. Antonio non volendo vivere  solo per se stessa ben volentieri esercita la fraterna carità”.
Queste parole esprimono la logica dell’Eucarestia: farsi dono totale, essere Pane Spezzato.
Tutto ciò che è chiamata ad essere e ad operare, la Povere Figlie di S. Antonio non lo vuole vivere da sola, ma con altre sorelle che condividono con lei la stessa identità francescano-miradiana, in un clima di famiglia, con una vera comunione di vita.

3.      ECCLESIALE (amore alla Chiesa)

La RFSA è la donna della Chiesa, la ama in modo molto concreto e si dimostra tale nel suo operato apostolico.
Dimostra quest’ amore nell’obbedienza alla sua autorità e nella fedeltà al suo Magistero.

4.      EVANGELIZZATRICE (fedeltà dinamica)

La RFSA sente, come Madre Miradio, la chiamata  al lavoro attivo per il Regno, ad “estendere l’opera di zelo che Iddio le ispirava alla maggior Sua gloria ed al bene delle anime”.
Madre Miradio parla di “spirito di carità attiva”, una carità pronta a dare risposte alle necessità della Chiesa e del mondo, necessità che sente propriamente come sue.
La RFSA è una donna che vive nella fedeltà dinamica, cioè con un profondo atteggiamento di attenzione ai segni dei tempi, e “all’occorrenza secondo il bisogno”, come  afferma Madre Miradio, dopo un accurato discernimento apostolico, annuncia con la sua azione apostolica il Vangelo agli uomini e alle donne del suo tempo.

5.      MARIANA (maternità)

Per la RFSA l’attenzione a Cristo apre alla figura di Maria, sempre associata al Figlio.
Ella è una consacrata mariana, nel senso che cerca costantemente di vivere come Maria:
“La Povera Figlia di S. Antonio ha scelto il Cuore di Maria Immacolata per Modello”.
Ella  vive in un costante atteggiamento materno, soprattutto verso i piccoli e i poveri e ama con “cuore di madre”.

Mar 27 2014


La vocazione evangelica della Religiosa Francescana di S. Antonio

 

In un atteggiamento di abbandono filiale, di assoluta fiducia in Dio, Padre provvidente e misericordioso, e di disponibilità alla Chiesa e al Mondo...

 

Sulle orme di Madre Miradio della Provvidenza


La forte esperienza di Dio, scoperto come Padre provvidente e misericordioso e Signore della storia, ha caratterizzato la vita di Madre Miradio della Provvidenza e l’ha portata ad un profondo atteggiamento di gratitudine e di lode, dal quale è scaturito quel suo costante desiderio “di vedere il Signore Dio lodato ed amato”.

Tutto questo l’ha spinta a lavorare unicamente per la sua Gloria e l’ha resa sorella e madre di tutti coloro che il Signore ha messo sul suo cammino, testimoniando una dedizione senza riserve e la stessa tenerezza che Dio aveva avuto per lei. 

Lei, “povera creatura”, si sente chiamata a rivivere l’esperienza spirituale di Francesco d’Assisi “al cui spirito ha voluto formare la Congregazione, specialmente per ciò che riguarda la pratica dell’umiltà, della semplicità, della carità, del sacrificio e della preghiera”.

La forma di vita evangelica delle Religiose Francescane di S. Antonio è contenuta nella Regola TOR e nei Documenti delle origini, interpretati e applicati dalle Costituzioni generali e dai Documenti scaturiti dal Cammino di Rinnovamento con i quali è stato riespresso e approfondito  il Carisma fondazionale.


La vocazione evangelica della Religiosa Francescana di S. Antonio


Fedele alla propria vocazione francescano-miradiana e alla forma di vita proposta da Francesco d’Assisi e da Madre Miradio, la Religiosa Francescana di S. Antonio si fa discepola di Cristo Gesù.

E, in un atteggiamento di abbandono filiale, di assoluta fiducia in Dio, Padre provvidente e misericordioso, e di disponibilità alla Chiesa e al Mondo,  si impegna a vivere, nella radicalità evangelica, semplicità, povertà e letizia francescana, la missione di evangelizzazione e promozione umana dei più disagiati e bisognosi, specialmente dell’infanzia e della gioventù, per cercare la gloria di Dio e il bene comune.

La spiritualità che la anima è quella francescana dell’Incarnazione e della Kenosis, propria della “serva dei poveri”, abbandonata alla Provvidenza, umile, semplice, caritatevole.


 

... la RFSA si impegna a vivere, nella radicalità evangelica, semplicità, povertà e letizia francescana, la missione di evangelizzazione e promozione umana dei più disagiati e bisognosi, specialmente dell’infanzia e della gioventù, ...

 In sintesi possiamo dire:

Carisma

 

  • In un atteggiamento di abbandono filiale, di assoluta fiducia in Dio, Padre provvidente e misericordioso, e di disponibilità alla Chiesa e al Mondo,  
  • la RFSA si impegna a vivere, nella radicalità evangelica, semplicità, povertà e letizia francescana, la missione di evangelizzazione e promozione umana dei più disagiati e bisognosi, specialmente dell’infanzia e della gioventù,
  • per cercare la gloria di Dio e il bene comune.


La spiritualità che  anima la RFSA è quella francescana dell’Incarnazione e della Kenosis, propria della “serva dei poveri”, abbandonata alla Provvidenza,  umile, semplice, caritatevole.

 


La dimensione apostolica


La dimensione apostolicaè essenziale al nostro carisma: siamo una Congregazione apostolica chiamata a dare gloria al Signore nelle nostre opere: “Egli ci ha inviate per il mondo intero a testimoniare la sua presenza con la parola e con le opere e perché facciamo conoscere a tutti che non c’è altro  Onnipotente fuori di Lui”.

Lo spirito che anima e sorregge l’azione apostolica della Religiosa Francescana di S. Antonio la condurrà quindi a rendere visibile in ogni sua opera e servizio:

... per cercare la Gloria di Dio e il bene comune. 

  • la scelta del Regno di Dio,
  • la scelta della comunione in fraternità e in minorità,
  • la scelta dei poveri,
  • la scelta del servizio alla Chiesa universale nella chiesa locale,
  • la scelta della progettualità.

Ogni attività esercitata permette alla Religiosa Francescana di S. Antonio di vivere il lavoro come un dono del Signore attraverso il quale servire i fratelli e le sorelle e guadagnare il pane quotidiano. Fedele alla sua scelta di povertà, sceglie e assume il lavoro “in spirito di orazione e devozione”, di fraternità e solidarietà con le sorelle e con la gente che serve, di minorità, semplicità e condivisione, soprattutto con i piccoli e i poveri di questo mondo, di libertà e distacco, respingendo lo spirito mondano del consumismo e dell’attivismo.


Atteggiamenti interiori


La Religiosa Francescana di S. Antonio sarà costantemente aiutata a comprendere che l’azione apostolica francescano-miradiana  si realizza prima di tutto nella conformità a Cristo Signore, nel far propri i suoi sentimenti. Gli atteggiamenti interiori con cui essa opererà (atteggiamenti che la identificano e danno una specifica connotazione a quanto fa e vive)  hanno dunque in Cristo, Servo di Dio, Figlio obbediente del Padre, la loro piena espressione. Ogni giovane e ogni suora è chiamata a viverli non solo per essere coerente con le scelte fatte, ma anche come espressione piena del Carisma fondazionale.

Gli Atteggiamenti cristiani, cioè i sentimenti di Cristo, che la nostra Congregazione ha individuato come espressioni specifiche del Carisma ereditato da Madre Miradio sono i seguenti:

  • abbandono al Padre
  • kenosis
  • fraternità
  • maternità
  • amore alla Chiesa
  • fedeltà dinamica.


Alla luce di quanto detto, Madre Miradio chiede ancora oggi ad ogni Religiosa Francescana di S. Antonio:

  • di vivere in un costante rapporto filiale con Dio, Padre Provvidente,
  • di essere parte di una Chiesa dinamica ed itinerante,
  • di avere un cuore di Madre per i più piccoli, poveri, ultimi.
  • di vivere e promuovere la fraternità universale,
  • di irradiare la letizia francescana.
 

Dimensione contemplativa e dimensione apostolica

Tutto è nulla per la gloria di Dio e la nostra santificazione.

E’ fondamentale formare all’unità tra azione e contemplazione. L’attività apostolica  ha bisogno di essere alimentata, ogni giorno, dalla Parola, dalla Presenza del Cristo, dalla luce dello Spirito, dalla contemplazione del volto di Dio. Senza una profonda vita interiore non è possibile vivere la missione, la quale non è altro che la testimonianza  e la manifestazione dell’amore di Dio per  ogni uomo e per ogni donna. Madre Miradio ci esorta, quindi,  a coltivare “un vero spirito di orazione e umiltà, per riposare unicamente in Dio”.  “Lo spirito di orazione”   è la dimensione indispensabile  per esprimere la nostra relazione filiale con Dio, Padre Provvidente e vivere in un costante atteggiamento di abbandono a Lui.

“L’unione stretta  tra contemplazione e azione permetterà, oggi come ieri, di far fronte alle missioni più difficili”. È necessario pertanto formare ad una nuova spiritualità francescano-miradiana apostolica caratterizzata dai seguenti aspetti:

  • una spiritualità d’inserzione nelle condizioni di vita del popolo, fondata sulla condivisione di Gesù nell’Incarnazione e nella Kenosis,
  • una spiritualità di presenza: noi dobbiamo essere e vogliamo essere con la gente, come Dio era con il suo popolo nella tenda dell’alleanza, “per alleviarne le innumerevoli pene”,
  • una spiritualità della solidarietà,  della compassione, della tenerezza materna,  poiché “La Povera Figlia di S. Antonio non volendo vivere per se stessa ben volentieri esercita la fraterna carità”,
  • una spiritualità della fraternità, come segno forte di evangelizzazione in una società del potere, del dominio e dell’avidità,
  • una spiritualità della speranza e della gioia,
  • una spiritualità più dinamica e creativa, che ci rende più docili e collaboratrici dello Spirito “all’occorrenza, secondo il bisogno”.

Il Carisma e il patrimonio spirituale,  che Madre Miradio ci ha consegnato, conservano intatta la loro carica profetica, la loro attualità, la loro forza coinvolgente, che reclamano la provocazione della testimonianza, la credibilità dell’annuncio, la fecondità del servizio, il coraggio della denuncia.

È a questa radicalità evangelica che siamo state chiamate, lavorando esclusivamente per il Regno di Dio e la sua giustizia.  Per Francesco e per Madre Miradio questo è stato chiaro sin dall’inizio: “Da quando abbiamo abbandonato il mondo non abbiamo altro da fare …che piacere unicamente al Signore”,  affinchè attraverso la nostra testimonianza di vita Lui, il  Dio della Vita e per la Vita, “sia lodato ed amato”.


FONDAMENTO  FRANCESCANO

Il Carisma di Madre Miradio nasce ed è innestato nel grande carisma di Francesco D’Assisi.

Lo confermano le parole di Madre Miradio:

“Lo spirito, al quale si vuole informare la Congregazione,

è quello di S. Francesco d’Assisi, specialmente

per ciò che riguarda la pratica dell’umiltà,

della semplicità, della carità e della preghiera”

                                                                                (Costituzioni 1926, 4)

  • “Noi che siamo francescane…”
  • “In tutto ci uniformassimo al nostro G. P. S Francesco”
  • “Renderci degne dell’eccelso Ordine dell’inclito S. Francesco”


Il Carisma di Francesco non si basa  su un progetto pastorale, educativo, ma sulla radicalità della sequela Christi.
La sua forma di vita si basa su elementi molto semplici:

- vivere secondo il Vangelo (evangelicità),

  • fraternità concreta ed intima,
  • preghiera liturgica,
  • rinuncia radicale ad ogni possesso (povertà),
  • minorità (farsi piccoli e servi),
  • servizio e lavoro per guadagnarsi da vivere,
  • Annuncio del Vangelo attraverso una presenza amichevole, benevole, pacifica tra la gente (evangelizzazione),

Madre Miradio fa suo il Carisma di Francesco, prima tra le Alcantarine, poi lo radicalizza per un ulteriore chiamata dello Spirito.

 
Feb 02 1863

 

Madre Miradio della Provvidenza di San Gaetano

 

madre miradio Madre Miradio della Provvidenza di S. Gaetano, al secolo Giulia Bonifacio, nasce a Castellammare di Stabia (NA) il 2 febbraio 1863, in una famiglia cristiana di modeste condizioni sociali. A soli quattro anni sperimenta il dolore dell’orfanezza in seguito alla morte della madre Maria Vincenza Raffone. Il padre Francesco Paolo, “falegname di mare” (costruttore navale), dopo pochi mesi dalla morte della moglie,  passa a seconde nozze con Anna Spera.

Giulia, concluso il ciclo di istruzione primaria, lascia la scuola, dando il suo contributo nella gestione della casa. Nonostante questi avvenimenti, trascorre una fanciullezza serena e impara dalle stesse situazioni che vive che l’amore non è un sentimento, ma impegno, risposta di gratitudine a Dio e agli altri.

Durante l’adolescenza diventa, all’interno della famiglia, tra le coetanee, nella parrocchia della Cattedrale di Castellammare, esempio di ammirevole laboriosità, semplicità e bontà. È in quegli anni che Giulia avverte e matura la chiamata alla vita religiosa.

vincenzo-gargiulo-alcantarineDopo un periodo di intensa preghiera e di discernimento, il 2 luglio del 1882, entra nella Congregazione delle Povere Figlie di S. Pietro D’Alcantara, accolta con gioia da entrambi i Fondatori, Don Vincenzo Gargiulo e Suor Maria Agnese dell’Immacolata, nella Casa Madre, sita nell’ex convento domenicano di S. Croce a Castellammare.

Il suo cammino è spedito: Giulia si rivela docile, umile, piena di buona volontà, amante del sacrificio, della preghiera, radicale nel dono a Dio e ai fratelli, nell’osservanza della Regola.

Viene ammessa alla vestizione il 3 ottobre del 1882 con il nome di Suor Maria Provvidenza di S. Gaetano e il 1° maggio del 1884 alla professione dei voti semplici.

Grazie alle sue qualità umane e spirituali, alla sua carità ardente, alla sua fede profonda, alla sua speranza che rendeva visibile nell’abbandono fiducioso alla Provvidenza divina, Suor Maria Provvidenza conquistò la stima dei superiori che le assegnarono, ancora giovanissima, ruoli di guida e di formatrice.

madre-agnese-russoNel 1884, appena emessa la professione religiosa, Don Vincenzo Gargiulo e Madre Maria Agnese dell’Immacolata la chiamano ad assumere l’incarico di maestra delle probande e delle novizie, che portò avanti per otto anni, fino al 1892, con sapienza pedagogica, discrezione, fermezza unita a profondo affetto.

Il 26 dicembre 1891 muore la Fondatrice e Superiora Generale delle Alcantarine, Madre Maria Agnese dell’Immacolata, e con il Capitolo del 1892 Suor Maria Provvidenza viene nominata Consultrice generale. La  nuova Superiora  generale, Suor Maria Francesca D’Uva, il 23 settembre dello stesso anno, d’accordo con il Consiglio, la nomina Vicaria. 

Il 1894 Suor Maria Provvidenza viene trasferita a Roma, all’Ospizio di S. Margherita da Cortona, fondato nel 1879 da Padre Simpliciano della Natività, francescano Alcantarino, che per dirigere l’opera aveva chiesto la collaborazione delle suore Alcantarine.

Con gli anni la convivenza tra le Alcantarine e le “Margheritine”, le suore fondate da Padre Simpliciano, si era resa difficile, generando incomprensioni e disaccordi che richiesero l’intervento della Madre generale, la quale, data la delicata situazione, ritenne opportuno inviare al S. Margherita Suor Maria Provvidenza che aveva sempre dimostrato grande rettitudine morale, ottime e ferme capacità direttive, equilibrio nel valutare e flessibilità al momento opportuno.

 Il bene comune unico movente che mi sprona a sacrificarmi dopo la gloria di Dio"

(Madre Miradio)

Suor Maria Provvidenza restò all’Ospizio di S. Margherita fino al 1896. Spese ogni energia per eliminare le tensioni e rendere più serena la convivenza tra i due Istituti di Suore. Ma non mancarono maldicenze e calunnie, che furono causa per lei di profonda sofferenza. Durante i due anni trascorsi al S. Margherita, conobbe Don Francesco Maria Carisdeo, parroco di Carpino, Foggia, al quale schiude la sua anima. La discreta direzione spirituale di Don Carisdeo è per lei aiuto e conforto. Egli coglie nelle parole e negli atteggiamenti di Suor Maria Provvidenza  sane e salde convinzioni, un abbandono fiducioso alla volontà di Dio, una profonda fedeltà ai valori della sua consacrazione. Intuisce in lei la presenza di un progetto che Dio sta lentamente schiudendo, ma del quale lei non sembra avere ancora consapevolezza. Le propone così di lasciare l’Istituto delle Alcantarine per fondare a Carpino un convento di clausura “Le Adoratrici perpetue del SS. Sacramento”.
Pur non scartando l’ipotesi che quella proposta poteva essere la volontà di Dio su di lei, Suor Maria Provvidenza sceglie di consegnarsi all’obbedienza e si rimette completamente alle decisioni della Superiora Generale la quale la richiama da Roma a Castellammare per inviarla verso la fine del 1896 a Rende (Cosenza).

L’anno seguente fu trasferita come Superiora a Tocco Casauria (oggi in provincia di Pescara) dove trascorrerà quasi quattro anni. In questi anni il pensiero che Dio stava progettando per lei un nuovo cammino fu costante in lei. Allo stesso tempo non riusciva a pensarsi lontana dalla sua Famiglia religiosa, alla quale era legata da profondi sentimenti di affetto, di riconoscenza e dalla comune identità francescana.
Ma sente che non può arrestare l’impulso della grazia che la chiama a realizzare un nuovo progetto.
Così nell’estate del 1900, con Sr Federica Salvatore e Sr Giocondina Armellina, lascia Tocco Casauria e si porta a Carpino accolta da Don Carisdeo.

Suor Maria Provvidenza e le altre due suore vengono richiamate dai superiori a Castellammare per chiarire quanto era accaduto e alla presenza di Mons. Michele De Jorio espone con coraggio e serenità le intenzioni che il Signore le aveva fatto intuire. I superiori si oppongono e lei obbedisce.
Ma cade in un profondo stato di sconforto. Si ammala gravemente, tanto che si teme per la sua vita, e chiede al Vescovo De Jorio di potersi curare in famiglia. Ottenuto il permesso, Suor Maria Provvidenza il 17 gennaio 1901 lascia l’Istituto delle Alcantarine e va a Napoli dalla sorella Vincenza, nata dal secondo matrimonio del padre con Anna Spera. Riacquistate le energie fisiche e la forza interiore, sente che deve riprendere il cammino e che deve realizzare l’opera che il Signore voleva da lei.

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Nel mese di maggio torna a Castellammare dal Vescovo De Jorio e gli comunica la decisione di lasciare definitivamente le Alcantarine e il 22 dello stesso mese, con Suor Federica e Suor Giocondina, torna a Carpino per dare inizio alla Fondazione.
Sebbene attratta dall’ideale di vita contemplativa, l’idea iniziale di fondare un convento di clausura si convertirà in un Istituto di vita apostolica o di “carità attiva” (l’espressione la troviamo in una sua lettera al Cardinale G. Prisco, Arcivescovo di Napoli, Palma Campania, 22 aprile 1919).
Per difficoltà sopraggiunte, consigliata e guidata da Padre Luca De Longis, francescano della Provincia Napoletana S. Pietro ad Aram, primo Direttore dell’Istituto, lascia Carpino e il 2 aprile del 1902, e raggiunge Valle Tufara (BN) dove un parente di Padre Luca aveva fondato un orfanotrofio.

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Qui, nella Diocesi di Benevento, Mons. Paolo Schinosi dà alla nascente Congregazione, denominata Povere Figlie di S. Antonio, il riconoscimento diocesano e il 22 luglio 1uglio dello stesso anno c’è la prima vestizione. Madre Miradio, con le prime compagne, in un atteggiamento di fiducioso abbandono alla Provvidenza e di disponibilità alla Chiesa e ai bisogni della gente, nella semplicità, nella più assoluta povertà di mezzi, dà inizio alla missione di evangelizzazione e promozione umana dei più disagiati e bisognosi, specialmente dell’infanzia e della gioventù.

Il 2 aprile del 1906 chiede ed ottiene da Padre Dionisio Schuler, Ministro Generale dei Frati Minori, l’affiliazione all’Ordine Minoritico.




mons-costa
La sua carità attiva, il suo zelo di apostola e missionaria (a definirla tale è Mons. Alberto Costa, Vescovo di Melfi-Rapolla (PZ) in una lettera del 1926), la sua capacità di dare risposte alle esigenze del suo tempo, permettono alla giovane Congregazione di estendersi in vari paesi del Sud Italia: Cardito, NA, 1902;  Rionero in Vulture, PZ, 1903; Caivano, NA, 1906; Barile, PZ, 1907; Sapri, SA, 1912; Palma Campania, NA e Buonalbergo, BN, 1916; Atella, PZ, 1917; Torraca, SA, 1918; Secondigliano, NA, 1919.





 Tutto è nulla per la gloria di Dio, la nostra santificazione e il bene delle anime”

(Madre Miradio)




Infaticabile pellegrina, operosa nella carità e immersa nella preghiera, Madre Miradio  compone un motto che sarà il programma e il punto forza di tutta la sua vita: “Tutto è nulla per la gloria di Dio, la nostra santificazione e il bene delle anime”. Sulla scia di S. Francesco D’Assisi, ha un grande amore per Gesù Bambino e per il Cristo Crocifisso, coltiva un amore profondo per l’Eucarestia dalla quale prende forza e ispirazione per promuovere uno stile di vita improntato al dono di se stessa. Prende a modello per sé e per le sue figlie  il Cuore di Maria Immacolata, per la quale nutre profonda venerazione.


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Ancora adolescente, il Servo di Dio Mons. Vincenzo Maria Sarnelli le aveva detto: “Sarai madre di tanti figli non tuoi”. Sarà proprio questo amore materno, che tanto ha caratterizzato la sua esistenza, che la porterà a prediligere  i piccoli, gli indifesi, i malati, gli abbandonati, gli orfani per i quali, a costo di innumerevoli sacrifici, si lancia in una intensa attività apostolica, aprendo  scuole gratuite e non, orfanotrofi, laboratori, ricoveri per colerosi, per i profughi di guerra. Dovunque un bisogno la interpella, offre la sua disponibilità, attenta  non solo ai bisogni materiali, ma soprattutto alla “formazione del cuore”.

Nel mese di giugno del 1926 fa dono alla sua Congregazione delle nuove Costituzioni. Fu il suo testamento spirituale, prima di consegnare la sua vita a Colui che aveva tanto amato.

Il 15 dicembre 1926, a Secondigliano, Napoli,  anno in cui l’Istituto ricordava il 25° di fondazione, a sessantatre anni chiude serenamente la sua esistenza terrena.

Al suo Istituto lascia l’impegno di testimoniare lo spirito delle Beatitudini nella povertà, nella semplicità, nella carità, nell’abbandono fiducioso alla Provvidenza. E in fedeltà al carisma ricevuto, le Religiose Francescane di S. Antonio, nell’incondizionata disponibilità alla Chiesa e al mondo, continuano a lavorare per la gloria di Dio e a prediligere i più poveri ed abbandonati.




Cronologia essenziale della Serva di Dio
MADRE MIRADIO DELLA PROVVIDENZA di S. GAETANO
al secolo Giulia Bonifacio (1863-1926)
FONDATRICE della CONGREGAZIONE delle POVERE FIGLIE DI S. ANTONIO

icon Cronologia essenziale (38.51 kB)


 

BIBLIOGRAFIA dei testi usati da Madre Miradio

icon Bibliografia (29.49 kB)

 
 
 

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